Cerca

Italia Inghilterra

Conte torna a casa, la Signora se ne frega

Conte torna a casa, la Signora se ne frega

Lui, il protagonista più atteso, c’era e ha fatto la sua parte. «Tornare allo Juventus Stadium è per me un’emozione forte, dopo tre anni fantastici, fatti di ricordi indelebili», le parole di Antonio Conte prima del fischio di inizio di Italia-Inghilterra. Con la solita appendice polemica anti-sistema - «bisogna capire che c’è un ricambio generazionale, è un periodo particolare per gli italiani, perché hanno poche presenze in campionato» - ma anche questo fa parte del personaggio.
C’erano i padroni di casa, John Elkann e Andrea Agnelli con consorti. E c’era scappata pure una mini riunione con Tavecchio pre-partita: con tante questioni giudiziarie in sospeso e soprattutto un contratto di sponsorizzazione da rinnovare con Fiat (che però offre al ribasso e rischia il sorpasso di Toyota o Volkswagen intercettate dall’advisor Infront). E pazienza se la first lady bianconera, con tanto nazionalismo, s’era lasciata andare a uno dei suoi periodici tweet incendiari: «Non c’è nulla di amichevole tra me e mio marito stasera, forza Inghilterra!», il cinguettio di Emma Winter. Soprattutto perché Agnelli e Conte dopo la lite per il caso-Marchisio (pure lui in tribuna) si sono anche salutati negli spogliatoi.
Mancavano solo loro, i tifosi. O meglio ce n’erano un po’ pochi. Solo 31.138, mai così pochi a sostenere Conte su questo campo, tanto che per la prima volta si sono intravisti i colori dei seggiolini. Come mai ce n’erano stati così pochi in questo stadio abituato al «tutto esaurito» e alla torcida assordante. Il record negativo apparteneva alla finale di Europa League 2014 (33.120). Per quanto riguarda la Nazionale, invece, l’ultimo flop era stato Italia-Armenia 2-2, un’altra partita pensata male dai vertici federali (22 mila persone al San Paolo). Come Italia-Albania nella Genova terremotata, che pure aveva attirato 26 mila presenze a Marassi, appena 5mila in meno di ieri.
Al popolo juventino non interessa vedere altri giocare a casa loro? Nient’affatto, perché nel 2013 per Italia-Repubblica Ceca i numeri erano stati «normali», ben oltre quota 35mila. É inaccettabile per i tifosi della Signora vedere coperti i simboli dei 32 scudetti? Era già successo, senza polemiche. Si è trattato forse di un boicottaggio, o di semplice indifferenza per l’ex «pesante» di giornata. Chi c’era lo ha applaudito e anche salutato degnamente all’ingresso acclamandone il nome: come avviene di solito per le partite dell’Italia. Polemica evitata, ma di certo non c’è stata l’ovazione alla quale Conte era abituato da allenatore. Chi avrebbe voluto contestarlo ha preferito starsene a casa: una vera coltellata per un uomo abituato ai rapporti diretti, anche rudi, e che su questo campo ha conquistato tre scudetti da allenatore.
Così per larghi tratti a risuonare sono stati i canti degli inglesi mentre l’Italia pareggiava con i presuntuosi Leoni. Così Conte: «Abbiamo avuto diverse occasioni contro una squadra forte, ma sono contento: serve più continuità, dobbiamo continuare a lavorare e dare fiducia a questi ragazzi. L’esempio di Valdifiori è lampante. Non guardo il curriculum, vedo chi merita lo chiamo. Per me ha giocato un’ottima partita, all’esordio e contro l’Inghilterra. Polemiche dissolte? Tornare qui per me è stata un’emozione fortissima, un tuffo in un passato che non posso dimenticare».

di Domenico Secondi

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Libero Quotidiano

Caratteri rimanenti: 400

blog