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Consigli di lettura

Gli Inaffondabili, un libro che ti allena alla vita

Gli Inaffondabili, un libro che ti allena alla vita

Leggere Gli Inaffondabili per accettare il fatto che nella vita in realtà si può affondare... L'importante è imparare a risalire. Perché questo Gli Inaffondabili, Storie di ragazzi allenati alla vita non è il solito libro che loda e imbroda i maestri di piscina o i campioni di stile libero. In queste pagine, con il passo della narrativa  tante storie si compongono a raccontarne una sola, e a riassumerla è una frase di Nelson Mandela, che introduce il volume scritto da Betta Carbone sulla base dei racconti di vita dell'allenatore Mario Franchi: «Lo sport ha il potere di cambiare il mondo. Ha il potere di ispirare. Ha il potere di unire le persone in un modo che poche altre cose fanno. Parla ai giovani in una lingua che comprendono».

Lo stesso allenatore Franchi tratteggia il suo percorso di successi a partire da un segno meno che intacca la sua infanzia. «Sono nato con la bronchite asmatica cronica. Mamma diceva sempre: “Non so se da grande riuscirai a lavorare, ti manderanno nei sanatori”. Papà Giuseppe, lodigiano, un giorno mi porta dal dottore, al Giambellino, il quartiere di Milano dove abitiamo. La sentenza è senza appello: “Serve il nuoto”. Vicino casa c’è la piscina Canottieri Olona. Io non vado oltre la corsia 1 e nuoto sotto il muro perché ho paura di fare altro». Qualche anno dopo, quel ragazzino vincerà due ori in staffetta ai Campionati italiani giovanili. Quando diventa allenatore, incontra bambini, ragazzi, adulti. Ogni volta è un’avventura. C’è Marco, arto sinistro del tutto inerte. «Sviluppa una tecnica tutta sua, con un braccio solo. E non è mai il più lento del gruppo. Una grinta da cacciatore. Me lo ricordo ancora il suo sguardo fiero. Uno sguardo da leone che insegue la preda. Occhi che raccontano la sua voglia di farcela, sempre e comunque».

E c’è suor Daniela, che prima di prendere i voti celebrava in vasca la voglia di vivere. Oggi ricorda e affida alla penna di Betta Carbone le sue riflessioni: «Lo sport deve insegnare a dire grazie. Se un ragazzino non sa dire grazie a se stesso non impara a dirlo agli altri. Ed è un suono che, mentre lo dici, stai bene. (…) Un altro insegnamento del nuoto è che bello e brutto stanno insieme, non si possono scindere. Per ottenere risultati fai fatica, ma nella fatica trovi gratificazione. Se i ragazzi separano il bello dal brutto, il facile dal difficile, cercano l’uno pensando di sfuggire dall’altro, non possono cogliere il senso delle cose. E restano con l’amaro in bocca, a fare i conti con frustrazione e depressione». Bello e brutto stanno insieme. In acqua e a terra.

Con la prefazione di Giovanni Malagò, presidente del Coni, e le conclusioni Alessandro Campagna, Commissario tecnico della Nazionale di Pallanuoto che oggi confida: «Vorrei che questo piccolo ma denso volume fosse letto nelle scuole come da ogni allenatore e istruttore sportivo», Gli Inaffondabili raccoglie anche le opinioni di due giganti del nuoto mondiale. C'è Guennadi Tourestky, l'allenatore russo già di Ian Thorpe e Popov che dice: «Lo sport non è vincere o perdere, ma il luogo dove ciascuno esprime l'eccellenza di se stesso». E poi David Marsh,allenatore della nazionale americana che ammonisce: «Allenando i ragazzi non dimenticate mai che per loro lo sport deve essere anche e sempre divertimento. Vietate le pressioni. L'errore più grande di un genitore? A fine allenamento chiedere al figlio “Come è andato l'allenamento?». C'è di che meditare.

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