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Il personaggio

Mondiali nuoto sincronizzato, chi è Giorgio Minisini: l'uomo che gareggia con le donne (e ama il taekwondo)

Mondiali nuoto sincronizzato, chi è Giorgio Minisini: l'uomo che gareggia con le donne (e ama il taekwondo)

Nemmeno il tempo di entrare in acqua ed è già guerra dei sessi. Perché i russi organizzano i Mondiali ma vorrebbero pure dettare le regole e il debutto degli uomini nel nuoto sincronizzato per loro è fumo negli occhi. Vitali Mutko, ministro dello Sport, l’ha definita una cosa «stupida e sbagliata». Però i maschi ci sono, tocca a loro con le qualificazioni del Tecnico dalle 10.45 (finale domani alle 18.15) mentre tra martedì e giovedì andrà in scena il Libero. E in entrambe le gare, accanto a due che le Olimpiadi le hanno già viste come Mariangela Perrupato e la capitana azzurra Manila Flamini, ci sarà anche Giorgio Minisini, fidanzato con Eleonora, una compagna di squadra, e pure appassionato di taekwondo.

Giorgio, primo azzurro del sincro, lei ha dovuto imparare anche a lottare contro gli stereotipi...  
«Da sempre, io che faccio sincronizzato perché mamma Susanna (De Angelis, ndr) è ex campionessa italiana e papà Roberto è giudice internazionale». 
Qualcuno la chiama sirenetto... 
«Non lo sono, e non direi neppure sincronetto. Più semplice dire “atleta”». 
Più difficile battere gli avversari o la diffidenza di chi non capisce? 
«La seconda, perché per me all’inizio non è stato facile anche se sono entrato in acqua prestissimo e ho voluto subito fare questo. Ma per i maschi sembravano non esserci sbocchi e poi nei primi anni le prese in giro erano all’ordine del giorno e ho dovuto combattere anche con battute pesanti, liti continue. Adesso sono più sereno». 
Che effetto le fa pensare di poter essere battuto pure da una donna? 
«È il bello della disciplina, se perdo so che è soltanto colpa mia e non me la prendo con le avversarie. Ci sono gesti che un uomo può fare meglio, come i movimenti con le gambe fuori dall’acqua, mentre per altre cose vanno meglio le ragazze. Ho cercato di mettermi al loro livello, credo che abbiamo raggiunto una buona intesa». 
Essere costretto a gareggiare solo negli Usa fino a poco tempo fa le pesava? 
«Più che altro mancava la possibilità di confronto. Oggi per fortuna non è più così, grazie anche a Bill May a cui mi ispiro. Non andremo ancora alle Olimpiadi, ma intanto qui ci siamo». E soprattutto nel Libero, sulle note di “Dream on” degli Aerosmith, le chances di medaglia saranno reali.

di Federico Danesi

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