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La macchia

Cipollini indagato dalla procura del Coni

Caso Fuentes, si muove la giustizia sportiva. Il "Re Leone" si sarebbe sottoposto a continue trasfusioni di sangue

Mario Cipollini

Mario Cipollini

Mario Cipollini, il miglior velocista di tutti i tempi, è ufficialmente indagato dalla procura antidoping del Coni. Dopo lo scoop della Gazzetta dello Sport, che ha reso note le 7mila pagine di documenti relativi all'indagine "Fuentes", il Re Leone è nei guai. Non a livello penale, poiché i reati di cui è accusato sono estinti da 5 anni, quanto con la giustizia sportiva: le carte dovranno passare dal Tna prima e dal Tas poi, per passare quindi all'Uci, che potrebbe decidere di togliere a Supermario i titoli vinti nelle stagioni che vanno dal 2001 al 2006. 

L'inchiesta - La monumentale inchiesta, la più grossa e complessa della storia del ciclismo, si basa su un'ipotesi ben precisa: dagli inizi del 2000 e almeno fino al 2006, diversi ciclisti (ma si parla anche di atleti di altri sport) avrebbero aggirato i controlli antidoping, divenuti dopo Sydney 2000 molto più stringenti, attraverso sempre più ricorrenti trasfusioni di sangue, dando vita ad un vasto traffico di sacche di sangue. In altre parole, Cipollini, vista l'impossibilità di celare l'uso di Epo ormai facilmente individuabile, si sarebbe sottoposto a una serie di trasfusioni e rinfusioni, gabbando così i controlli.

Cosa rischia - Sarebbe la stessa tecnica adottata da Lance Armstrong che, dopo anni di ombre e sospetti disseminati qua e la, ha deciso di confessare tutto, accampando l'alibi classico del "così fan tutti". Da parte sua, il Re Leone non ha ancora rilasciato nessuna dichiarazione, ma non è difficile immaginare che anche lui, come il collega texano, tiri fuori la stessa scusante. Di sicuro, il ciclista toscano corre lo stesso rischio di Lance: l'annullamento di tutti i trofei, dal primo all'ultimo. E una macchia nella storia del ciclismo nera e indelebile.

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