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Il giorno più bello

Ruffini re della 25km: vince l'oro e sul podio chiede in sposa la fidanzata

Ruffini re della 25km: vince l'oro e sul podio chiede in sposa la fidanzata

Ci sono solo due cose più faticose e sfinenti di una nuotata lunga 25 km: 1) Una nuotata lunga 26 km. 2) Il matrimonio. Simone Ruffini, 26 anni, uomo pinnato di Tolentino (Macerata), ha pensato bene di rovinarsi la vita nel giorno più bello della sua carriera. Vince l' oro ai mondiali di Kazan (Russia), sale sul podio, probabilmente ha la pelle cotta che viene a noi umani quando stiamo troppo nella vasca da bagno a giocare con le paperelle, mostra il cartello improvvisato e scritto con il pennarello blu: «Aurora, vuoi sposarmi?». Risposta immediata della giovane Aurora Ponselé, 23 anni, di Fano, attuale detentrice del record italiano nei 1500 in vasca corta: «Certo che sì». Disegna il cuore nell' aria, sorride, le telecamere la puntano neanche fosse la Nargi col popò in bella mostra a Formentera. Diciamo pure che non aveva alternative.

Avesse detto «no, vatti a fare un bagno, preferisco quel manzo che l' altro giorno ha tirato il pugno allo squalo nel Nuovo Galles» l' avrebbero additata come nuova infamissima mantide. E invece Aurora accetta la proposta, poi precisa: «Sulla data ci sarà da discutere. Prima ci sono le Olimpiadi». Praticamente prende tempo, ma non diciamolo a Simone: se si fa venire la depressione è capace di tuffarsi nel Volga in direzione Mar Caspio per poi espatriare in Iran.

Succede così a Kazan: l' uomo-pesce si immerge nelle acque freschine del fiume Kazanka, vuol provare a vincere qualche cosa, anche solo un bronzetto nella categoria «distanze per sciroccati» (lo chiamano «fondo», nel senso che se non hai i polmoni foderati di titanio rischi di andare a picco), non è tra i favoriti ma pazienza. Pronti, via: tutti dentro senza salvagenti, braccioli, pinne, fucile e occhiali. Solo una specie di pantalone-plasticone, almeno quello. La gara inizia e Simone si sente parecchio bene: una bracciata, l' altra, un' altra ancora, probabilmente tanta concentrazione ma anche una noia mortale. Simone dà una bracciata pure a quella e sta davanti. Al km 5 si sente male, rigetta, colpa dell' acqua ingerita che certo non è Ferrarelle e stimola il reflusso, stessa cosa al km 7.

Un altro implorerebbe per farsi dare un Oki, lui no: prosegue, mantiene la calma, salta due rifornimenti di quelli dove butti giù l' equivalente calorico di uno spaghetto alla carbonara ma liquido e in bustina (pensa te che porcheria deve essere), screma il gruppo insieme all' americano Alex Meyer e all' altro azzurro Matteo Furlan (già bronzo nella 5 km). Poi si stacca pure Furlan e a un chilometro dall' arrivo l' infamissimo Simone fa marameo all' americano che aveva «tirato» la comitiva fino a lì: volata, traguardo, oro con 4 secondi di vantaggio sullo yankee, 4 ore e 53 minuti e 11 secondi totali per coprire una distanza che ti viene la pellagra solo a pensare di farla in macchina sul raccordo. O in bici. O a piedi. O di corsa. Figuriamoci a nuoto.

Simone esce dall' acqua, esulta, è stanchino, ha perso un chilo e mezzo circa, pensa al fatto che per stare con Aurora ha lasciato Tolentino ed è andato a vivere a Roma. Lì si allena con la sua bella al Circolo Canottieri Aniene, con loro l' allenatore Lele Sacchi. Nel tragitto verso il podio decide di mettere in piedi la faccenda della proposta di matrimonio, quindi parla della gara: «Ho cominciato a capire che Meyer non ne aveva più attorno ai mille metri, quando mi ha lasciato andare avanti e rimaneva lì». E ancora: «Dopo i primi due giri non stavo molto bene di stomaco, per fortuna c' è stato il dottore che mi ha dato qualcosa per non star male, è stata tosta ma ci ho creduto fino alla fine». Fino a: «Una dedica? Va a tante persone, ai miei amici di Pesaro, alla mia famiglia, all' Aniene, all' Esercito, alla mia ragazza».

Un' emozione bestiale per lui che fino a ieri contava un bronzo agli Europei di Budapest del 2010, ma era la 5 km, non la 25, ovvero 8 volte la larghezza dello Stretto di Messina o mezzo perimetro dell' isola di Manhattan. La stessa distanza percorsa da Furlan, tra l' altro, giunto al traguardo un minuto e spicci dopo Ruffini.
Si è preso il bronzo, è salito sul podio, non ha mostrato nessun cartello. Chiamalo scemo...

di Fabrizio Biasin

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