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Botta e risposta

Aurelio De Laurentis imbratta il nome del San Paolo, un vandalo le pareti. Intanto De Magistris...

Aurelio De Laurentis imbratta il nome del San Paolo, un vandalo le pareti. Intanto De Magistris...

Rispetto da parte di tutti quando si parla della città anche perché nello stadio che de Laurentiis chiama cesso il Napoli di Maradona ha vinto due scudetti è stata questa la risposta del sindaco di Napoli, Luigi de Magistris, alle provocazioni del presidente Aurelio De Laurentis che nei giorni scorsi aveva paragonato lo Stadio comunale ad un cesso vergognoso strapagato. Risposta che è apparsa troppo difensivista, come a volersi ancora una volta rifugiare dietro ad un grande calciatore: Maradona, inattaccabile per le sue qualità che lo aiutarono a fare grande una squadra ed una città. Questo però accadeva oramai, troppi anni fa, oggi bisogna fare i conti col presente che effettivamente mostra al mondo uno stadio non più all'avanguardia, anzi fin troppo arretrato e probabilmente questo, lo sa anche il primo cittadino che esorta il noto imprenditore ad investire. Dall'altra parte invece, si vorrebbe avere la concessione dell'impianto di Fuorigrotta per dare inizio ai necessari lavori di ammodernamento e ristrutturazione. Concessione che se non arriverà entro fine mese provocherà il de profundis del San Paolo ed i 20 milioni promessi dal patron del Napoli verranno impegnati per la costruzione su altro terreno di un nuovo stadio.

Europa League - Tutto ciò accade alla vigilia di una partita di Europa League; uno scontro non proprio importante nè difficile, per giunta da giocare fuori casa che vedrà il Napoli affrontare il Legia squadra polacca dallo stadio statale accogliente e ristrutturato appena qualche anno fa. Paragoni non vale la pena farli, anche perché più che l'estetica degli impianti ora quel che preoccupa è la sicurezza; specie dopo che un vandalo ha imbrattato le mura del San Paolo con croci celtiche e scritte inneggiati la squadra di Varsavia; il tutto ripreso da un video che sta facendo il giro del web. Ecco che così i più fattori apparentemente divisi tra loro, tra cui anche il gemellaggio della squadra polacca con gli juventini sconfitti nell'ultima di campionato dai partenopei, vanno ad accorparsi creando una nube di tensione che crea delle condizioni di allerta anche per i 500 tifosi napoletani accorsi alla Pepsi Arena che registra il tutto esaurito. Ovviamente, nel nome dello sport sano ci si augura di assistere semplicemente ad uno show che metta in scena spettacolo e veda trionfare la migliore ma dato i precedenti storici la preoccupazione non è mai troppa.

Le due Napoli - Nel capoluogo campano una sola parola, un solo nome viene utilizzato per indicare due cose che dovrebbero viaggiare in parallelo ma che invece vanno in direzioni opposte. Troviamo così "la" Napoli città affetta da mille problemi troppo spesso considerata una città di serie B ed "il" Napoli team, squadra di pallone da qualche anno a tutti gli effetti di Serie A. Qui i "potenti" invece di accorpare il gioco alla politica beneficiando dei due aspetti, giocano a fare la politica e ciò che ne risulta è solo tanta confusione. I risultati della squadra senza alcun dubbio aiutano a spolverare il gran lustro della città; portando grazie alle competizioni europee e nazionali, anche più turisti, che scontrandosi con un'inadeguata organizzazione finiscono, però, solo per apprezzare 90 minuti di partita per poi correre via. Piuttosto che farsi la guerra sarebbe forse opportuno e per i due conveniente, unire le forze per aiutarsi a rendere tutto migliore, così che magari un giorno non sarà più la Napoli di Maradona e della pizza, ma possa essere ricordata come "la" Napoli di De Magistris ed "il" Napoli di De Laurentis; ma il tempo stringe.

di Mirko Mazzola

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