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La storia

Intervista a Simone Origone campione di sci di velocità e detentore del record di KL

Intervista a Simone Origone campione di sci di velocità e detentore del record di KL

Veloce, coraggioso e impavido. La montagna è sempre stata la sua casa sin da quando alla tenera età di 3 anni il papà lo portava ai suoi allenamenti di sci.  E ormai quelle giornate sono solo un piacevole ricordo che rimangono impressi nella mente del campione. Simone Origone ha battuto ogni record  fissando il nuovo limite mai registrato a 252,632 km/h. Lo sci di velocità detto KL non è certo uno sport qualunque e forse anche per la sua unicità non viene spesso valorizzato.  Ma per Simone il chilometro lanciato non ha segreti e scendere dal pendio inclinato alla massima velocità è un’opportunità per dare ancora una volta il meglio e superare i limiti umani.  Il 36enne ha vinto a soli 24 anni la Coppa del Mondo, alla quale ne sono susseguite ben altre 8 senza contare le 6 medaglie ai Mondiali (5 ori). Il campione di Champoluc veloce come un fulmine vive la montagna in ogni suo aspetto lavorando con passione come guida e soccorritore alpina e anche come scalatore  di grandi vette come il K2.  Calma e pazienza contro velocità e adrenalina, due facce della stessa medaglia impegnative e affascinanti entrambe importanti e stressanti.

Dallo sci alpino a quello di velocità: un esordio con il botto. Ti saresti mai aspettato di battere ogni record? Quando nel 2003 ho provato il KL con un mio amico non avrei mai immaginato di stabilire il nuovo record. Certo essendo uno sportivo quando mi sono lanciato per la prima volta sulla pista di Les Arcs l’ho fatto con la mia solita mentalità vincente, convinto di poter fare il meglio e di trionfare nonostante non avessi alcuna esperienza alle spalle. Nel KL per vincere ad alti livelli ci vuole tantissimo allenamento ma se sono riuscito fin da subito a fare grandi cose sicuramente è anche perché sono portato per questo sport estremo.

Dopo dieci anni fa ancora paura lanciarsi dal cancelletto? La paura prima di ogni gara è normale. Per esempio a me assale qualche giorno prima per timore di non dare il massimo e di sbagliare la discesa. Tuttavia quando sono al cencelletto e vedo il traguardo dall'alto penso solo a fare bene. I timori e le ansie ci sono ma passano in secondo piano e mi focalizzo sulla vittoria.

E con gli infortuni? Scendere a quella velocità non ti spaventa? Farsi male fa parte del rischio che corriamo. Come noi anche chi corre in moto per esempio e ha a che fare con la velocità sa benissimo che potrebbe cadere da un momento all’altro calcolando male o sbagliando un movimento. E quando accade non c’è nulla da fare. Ci si rialza sempre più forti di prima e a volte paradossalmente ti avvantaggiano perché ti spingono a capire dove puoi migliorare. Ciò non toglie comunque che cadere a 140 km/h è molto doloroso.

L’obiettivo ogni volta che scendi in pista è sempre il record? Battere il record del Mondo era l’obiettivo che da sempre mi ero prefissato poi ci sono riuscito per ben tre volte (nel 2006 a Les Arcs a 251,400km/h, nel 2014 a Vars a 252,454 km/h e nel 2015 ancora a Vars a 252,632 km/h ndr) e spero di farlo ancora. I record sono fatti per essere battuti.

Anche se dovesse essere Ivan, tuo fratello minore a farlo? Se proprio non dovessi essere io a stabilirne uno nuovo sì. Così almeno rimane in famiglia. Io e Ivan siamo da sempre molto uniti e mi ha sempre seguito nelle gare fino a quando anche lui ha deciso di passare da tifoso spettatore ad atleta di KL sotto mio incitamento. E ha fatto bene perché a soli 19 anni è riuscito a stabilire il record juniores dopo aver gareggiato solo in 6/7 gare. Adesso che ha 28 è riuscito a battermi e a vincere l’ultima coppa del Mondo, la seconda dopo il trofeo del 2008.

A casa Origone il tifo ad ogni discesa sarà da stadio? In famiglia non si sbilanciano. Noi siamo in tanti, 3 fratelli e una sorella, e magari c’è chi tifa per me e chi per Ivan ma non lo dicono, preferiscono rimanere neutrali e va bene così.

Simone tu sei l’uomo più veloce del Mondo ma in pochi conoscono te e il tuo sport. Non ti fa rabbia essere così poco noto? Il nostro è uno sport poco valorizzato e non ci permette di vivere solo di questo purtroppo. Gli sponsor che ci girano intorno sono pochi ed è un vero peccato perché i costi sono ridotti e con un po’ più di attenzione si potrebbe valorizzare al meglio questo adrenalinico sport. Poi ovviamente io sono di parte ma basterebbe davvero poco per dare risalto a questa disciplina.

Secondo te adesso che si sono accesi i riflettori sulla montagna con il reality show di Rai due Montebianco magari si riuscirà a far aumentare l’amore per la montagna e l’alpinismo? Lo spero. L’idea è positiva e mostrare come vivere la montagna in sicurezza è un ottimo messaggio da trasmettere in televisione.  Le guide alpine mostreranno ai telespettatori tutto il bello che c’è da scoprire ogni volta che si sale in quota e l’emozione che suscita ogni scalata in vetta. Certo poi le dinamiche della tv e del reality, quelle ci devono essere per forza e le ho subito notate guardandolo.

È per questo che hai rinunciato al ruolo di guida alpina che la Rai ti aveva proposto in Montebianco? Si è vero, mi era arrivata la chiamata per partecipare al programma ma alla fine ho deciso di non parteciparvi. All’inizio ero stato molto vicino a dire di sì ma poi l’operazione al ginocchio, avvenuta lo scorso 29 aprile, mi ha costretto ad una lunga riabilitazione. Un atleta del mio calibro, con un record importantissimo e un certo rilievo mediatico, non può avere un ruolo così poco sportivo.

Adesso quindi concentrato e pronto per la prossima Coppa del Mondo in partenza il 4 marzo? Si esatto, sempre per dare il meglio e battere ogni record ovviamente.

di Federica Scano

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