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Forza, eterno campione

Dino Zoff, la malattia: "Paro anche questa"

Dino Zoff

Uno dei suoi motti è sempre stato «il silenzio fortifica». E così, in silenzio, Dino Zoff, uno dei miti del calcio italiano, ha deciso di affrontare la malattia. Ieri era stato Il Messaggero a dare per primo la notizia del ricovero del portiere del Mundial ’82 in una clinica romana a causa di un problema neurovegetativo che lo costringeva a letto. Dopo l’apprensione iniziale (si era parlato anche di un ictus) le notizie sono diventate via via più precise. A rincuorare tutti ci aveva pensato prima il presidente del Coni, Giovanni Malagò: «Vista la mia amicizia e l’affetto con Dino e la moglie Anna, conosco la situazione sin dal primo giorno e l’ho seguita costantemente. La prima cosa che mi sento di dire è che siamo assolutamente in via di miglioramento».

Poi, intervistato da Repubblica, è stato lo stesso portiere friulano a rassicurare sulle sue condizioni, direttamente dalla clinica capitolina che resta comunque top secret (dovrebbe essere la Paideia, la stessa scelta dalla Lazio per assistere i suoi calciatori, anche se dall’istituto di medicina non confermano): «ho avuto delle complicanze virali che mi hanno un po’ scombussolato, ma ora sto abbastanza bene, sono sulla buona strada». Poi ringrazia chi gli ha inviato gli auguri di prnta guarigione: «Ho parato anche questa».

Il mondo dello sport si è ovviamente stretto attorno a uno degli eroi di Spagna ’82, che nelle 111 presenze in azzurro (fra i portieri è il secondo di sempre dopo il recordman Buffon, 154) ha alzato al cielo anche l’Europeo del ’68 e partecipato al mitico Messico 70. Tra i pali della Juve, invece, tra anni Settanta e Ottanta, ha vinto sei scudetti, due Coppe Italia e una Coppa Uefa, disputando due finali di Coppa dei Campioni e una di Coppa Intercontinentale, che gli sono sempre sfuggite. Appesi i guanti al chiodo, poi, ha guidato i bianconeri da allenatore, anche se è sulla panchina della Lazio che ha raggiunto i migliori risultati, riportando la squadra romana nelle coppe europee dopo quasi quindici anni nel ’93, e ottenendo un terzo posto nel 2001 in serie A. Un percorso che gli è valso la panchina della Nazionale, con cui è stato vicecampione europeo nel 2000, al termine del quale si dimise, sempre in silenzio, dopo le aspre critiche ricevute da Berlusconi.

La Juve gli ha dedicato un messaggio sul suo sito ufficiale «Tifiamo tutti per lui. #ForzaDino», e a stringersi attorno a lui sono stati pure gli ex compagni della Nazionale di Bearzot. Giancarlo Antognoni, raggiunto a margine del match per i 60 anni di Altobelli, dice: «Ho saputo oggi (ieri, ndr). Dino è un uomo che reagisce sempre nel modo migliore. Anche in questa occasione saprà riprendersi». Gli fa eco Antonio Cabrini: «Sono sicuro che si riprenderà alla grande. Non è ancora il momento di avere acciacchi». Un augurio tra conterranei, invece, quello di Fulvio Collovati: «Non mi sorprende che non si sia saputo nulla. Dino è sempre stato molto riservato, da buon friulano taciturno non ha voluto mettere in giro la cosa. In quella nazionale eravamo in tre, Bearzot, lui ed io e la scorza dei friulani si dimostrava già allora molto dura. Vincerà anche questa battaglia».

di Daniele Dell'Orco

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