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Federico Pellegrino, la nuova star dello sci: "Mi sono fatto un fondo così ma ora voglio i Giochi"

Federico Pellegrino, la nuova star dello sci: "Mi sono fatto un fondo così ma ora voglio i Giochi"

Dopo il trionfo nella sprint, prosegue il Tour de Ski per Federico Pellegrino. Prossimo appuntamento martedì a Oberstdorf (Germania) prima del finale in Val di Fiemme.

Pellegrino, com’è essere il fondista azzurro più vincente di sempre con Piller Cottrer? 
«Speravo che fosse solo questione di tempo, ma non era un chiodo fisso. Essere paragonato a quei nomi mi fa strano: ho ancora tanto da vincere, soprattutto nelle gare che contano. Solo con le medaglie - ora ne ho una sola piccolina (bronzo iridato, ndr) - potrò essere all’altezza di quei paragoni».  
Brucia ancora la giornata nera di Sochi? 
«L’11° posto alla prima Olimpiade non è da buttare. Mi ero dovuto caricare sulle spalle tutta la squadra e non ero pronto per quel fardello. Tra due anni in Corea sarà diverso».  
Come siete ripartiti dopo il disastro olimpico?  
«C’è stata una riorganizzazione delle divisioni ed è rientrato il nostro allenatore Giuseppe Chenetti. Ci siamo dati da fare per entrare nei suoi metodi: fa un gran lavoro sulla tecnica, che è stato fondamentale». 
Tra fondo e biathlon, ormai l’Italia che vince è quella sugli sci corti? 
«Quando ho visto Dorothea Wierer vincere nel biathlon - ma anche la mia compaesana Federica Brignone conquistare subito il gigante a Soelden - mi son detto che non potevo essere da meno».  
Sei vittorie su sei in tecnica libera. A che punto siamo con la classica? 
«Ho molto da migliorare, già in Germania martedì ci sarà un banco di prova. Tre anni fa sono arrivato sul podio, l’anno scorso 5° ai Mondiali. Molto però dipenderà dal tracciato...». 
Potrebbe diventare il primo azzurro a vincere una coppa di specialità. 
«Ci sono ancora 600 punti in palio su 900. Il Nord per me è sempre ostico. Ora sulle Alpi devo prendere più vantaggio possibile».  
L’ex ct Marco Albarello la vorrebbe ultimo frazionista in staffetta. Lei ci crede? 
«So di poter servire solo in una volatona finale, non di certo per ricucire un gap. Ho provato da primo a Lillehammer a dicembre con buoni riscontri, è una carta in più».  
È finita la diffidenza per gli specialisti delle sprint? 
«Le sprint sono state inventate per dare spettacolo e l’obiettivo è stato raggiunto. Ma serviamo tutti al circuito. È fondamentale allenarsi anche sulla distanza, altrimenti non hai le energie per le volate». 
La Val d’Aosta è il nuovo serbatoio del fondo. Oltre a lei, c’è anche De Fabiani (ieri 11°). Qual è il segreto? 
«La passione e la tradizione. Ma soprattutto il lavoro del comitato regionale, oltre alla comodità geografica: da qualunque punto si raggiunge il capoluogo in un’ora per gli allenamenti. Io, Francesco e la mia fidanzata Greta (under 25) ci alleniamo tutti i giorni dell’anno insieme».  
Invece il suo segreto è «nel riposo», vero? 
«Il riposo è una parte fondamentale della vita d’atleta. Per essere sicuro di dormire bene, mi porto sempre dietro il mio cuscino: l’ho sempre fatto, così so dove appoggio la testa».

di Francesco Perugini

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