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Core de Roma

Totti, il "Capitan passato" che ha tirato la corda fino a spezzarla

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Totti, il

«Aspetti me? Ma io ormai non conto più niente». Così Francesco Totti si è rivolto ad un giornalista spagnolo che ha cercato di intervistarlo in zona mista, dopo Roma-Real. È una frase detta sorridendo, buttata lì un po’ a casaccio, ma che nasconde la verità, e che lo tradisce, soprattutto nell’ultima parola. Quell’«ormai» che dipinge un tempo finito e un presente che si è trasformato in un limbo senza scopo, che poi è un’agonia per chi è sempre stato (giustamente) al centro del palcoscenico. Da star a giocatore anonimo, così si sente Totti. Cosa lontana da ciò che vedono e vedranno gli occhi dei romanisti e non solo: Francesco ha finito il suo tempo sul rettangolo verde, ma la scia che la sua presenza sullo stesso lascerà ai posteri sarà infinita. Solo che a lui non basta, o almeno così sembra. Per questo l’unico errore della carriera del Capitano è stato quello di andare oltre ai limiti che il corpo gli ha imposto, e non aver avuto la forza di dire basta nel momento in cui era doloroso farlo, ma anche giusto. Come hanno fatto gli Zanetti, i Maldini. Avrebbero potuto «fare ancora un anno», ma per quale ragione? Per dare un’immagine sbiadita di sè, per macchiare il ricordo di ciò che fu, ma non è più? E il contrappasso vuole che Totti ora si senta ai margini di questa Roma. E la colpa non è di terzi, né di Garcia prima, né di Spalletti ora (impeccabili nella sua gestione). Totti è «Capitan passato», e non si tratta di lesa maestà. È un epiteto che riguarda solo il presente sul campo. Nella storia della Roma, invece, sarà sempre il Capitano, perché i più o meno giovani che si sono seduti all’Olimpico in questi 20 anni, un giorno prenderanno in braccio figli e nipoti per raccontare loro la storia di Totti, il Capitano. A prescindere da quell’anno di troppo che ha teso la corda fino al punto di rottura.

di Claudio Savelli

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