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Curry, l'extraterrestre che ha stravolto il basket

Curry, l'extraterrestre che ha stravolto il basket

Oracle Arena, Oakland, Usa. Sul parquet ci sono Golden State Warriors e Orlando Magic, regular season Nba. Mancano 2' alla fine del terzo quarto, i padroni di casa avanti 86-73. Steph Curry, all' anagrafe Wardell Stephen Curry II, 190cm per 85kg, fisico "normale" (perché se reggi alle botte in Nba tanto normale non è), prende palla poco dietro la linea dei 3 punti, sulla sinistra. Davanti ha Ersan Ilyasova, turco, 208cm per 106kg. Indietreggia, palleggio in mezzo alle gambe, pum, pum, pum, il cronometro scorre. Prova ad attaccarlo, Ilyasova tiene. Allora parte con la sua classica mossa: palleggio dietro la schiena, step-back e tripla da 9 metri abbondanti con la mano del turco in faccia. Risultato? Solo retina. È la tripla numero 300 della stagione di Curry (poi la vittoria numero 56 dei Warriors), ma non solo: è il manifesto della rivoluzione del basket.

E dire che il play classe '88 veniva da una serataccia al tiro, 6/20 nel ko contro i Lakers di domenica sera. Ma Steph è così, non si può dire nemmeno più imprevedibile: ti aspetti faccia queste cose, qualcuno ha scritto che ormai siamo assuefatti alle sue magie. Eppure il rischio di non vedere mai questo giocatore a così alti livelli c' è stato. Colpa di quelle caviglie, ballerine, che lo hanno fermato a lungo nel 2011/12, sua 3 stagione in Nba, quando stava iniziando a mostrare di cosa era capace. Ma il figlio di Dell (16 anni di carriera Nba) non si è certo fermato davanti a qualche infortunio. D' altronde condivide la città natale, Akron, con un certo LeBron James, un altro che non si ferma davanti a nulla.

La svolta, per Steph e per i Warriors, è arrivata nell' estate 2014: sulla panchina a Oakland (ma dal 2018 torneranno a San Francisco) si siede Steve Kerr. Uno che sa come si vince, avendo condiviso il campo con Michael Jordan, segnando un paio di canestri pesanti e pigliandosi pure un cazzotto dal 23 in allenamento. Golden State inizia a giocare un basket visto raramente, forse mai così, fatto di spaziature e di altruismo. Un basket cucito alla perfezione per Curry, che esplode così come la squadra: vincono 67 partite su 82, Steph diventa Mvp, ai playoff sbaragliano la concorrenza anche di LeBron e riportano il titolo nella baia dopo 40 anni. Il resto è storia recente.

Oggi Golden State è a 56 vittorie su 62 gare disputate, 45 di fila in casa (considerando la scorsa stagione, primato assoluto), playoff assicurati a febbraio, in media per battere il record dei Bulls di Jordan di 70 vittorie e quello dei Celtics di Bird per successi in casa (40). Nel frattempo, se possibile, Curry - che è "solo" al 67° posto per guadagni in Nba, con 11,7 milioni di dollari l' anno - ha alzato ancora il suo livello di gioco. Oggi viaggia a 30,7 punti e 6,5 assist a gara, ha il 63.6% di percentuale effettiva (statistica che dà maggior peso alle triple) al tiro: i compagni esultano ancora prima che la palla parta dalle sue mani.

Nei tiri da oltre 9 metri ha il 46,1%, che è la sua stessa percentuale nel tiro da 3: ha allargato il campo, perché può prendersi e segnare un tiro da distanze irreali per il resto degli umani (la distanza totale dei tiri segnati è 2,8km). Per informazioni, chiedere ai Thunder, che qualche giorno fa lo hanno visto segnare la tripla decisiva per la vittoria da 11 metri. Ha il 1°, 2°, 3° e 6° record per tiri da 3 segnati in singola stagione: prima del suo arrivo in Nba il primato era di 269, ora è a 301 ed è in ritmo per chiudere la regular season oltre 400. Per efficienza, attualmente, la sua è la miglior stagione di sempre, davanti ad un certo Wilt Chamberlain. Se non è questa una rivoluzione.

Ma c' è qualcosa che va oltre i "freddi" numeri. Perché c' è chi, come chi sta scrivendo, dall' altra parte dell' oceano è sveglio alle 5.30 solo per vederlo giocare e segnare tiri che non hanno spiegazioni fisiche. Perché in campo è uno spettacolo, e poi ti ammazza sorridendo, «Baby-faced Assassin» lo chiamano.

Il giocatore più divertente nella squadra più divertente, che però sono anche il giocatore più decisivo e la squadra più efficace: con buona pace di quelli che «stanno rovinando il gioco». Al contrario, gli dei del basket non potevano regalarci nulla di più bello.

Matteo Spaziante

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