Cerca

Il passato

La confessione di Luciano Moggi: "Come ho portato Buffon alla Juve"

Gigi Buffon e Luciano Moggi

I complimenti per Gigi Buffon sono d’obbligo ma non c’era certamente bisogno del record d’imbattibilità per classificarlo come migliore portiere del mondo: resta persino difficile poter pensare come in carriera abbia soltanto sfiorato il Pallone d’oro. Sembra infatti che questo trofeo non si addica al suo ruolo, dove Gigi non ha rivali. Ma al di là del dorato riconoscimento, Buffon è un grande capitano, un grande motivatore della sua squadra che, bisogna riconoscerlo, lo ha aiutato nel frantumare il record d’imbattibilità, belligerando senza mai darsi per vinta.

Gigi rimane un ricordo indelebile per coloro che un giorno si incamminarono alla volta di Parma per acquistare quel ragazzino che sarebbe potuto diventare un gran portiere ma che costava un patrimonio. Per questo occorreva aguzzare l’ingegno perché al tempo non si disponeva delle risorse economiche adeguate: per lui fu infatti sacrificato Zidane, che portò nelle casse societarie 150 miliardi, permettendo anche l’acquisto di Nedved e Thuram, più una grande plusvalenza. Un vero peccato che il museo del calcio non ricordi questi avvenimenti che sono stati la pietra miliare dei successi passati e presenti della Juve, una bella storia da raccontare, di gente con tanto coraggio e conoscenza della materia ma poca disponibilità economica. Chissà se le persone preposte a tanto vogliano un giorno ricordare le gesta di quella triade che tanto ha dato alla causa bianconera. Se d’altra parte all’ingresso dello stadio campeggia il 33...

Venendo al campionato, viene spontaneo pensare che in pochi avrebbero scommesso su una Juve pimpante come quella vista nel derby, soprattutto dopo la beffa di Monaco. Saranno rimasti delusi i tanti che speravano in un suo tracollo fisico e morale: lasciata invece alle spalle la sconfitta con il Bayern, come nulla fosse accaduto la Juve si è rituffata in campionato infliggendo al Toro una pesante sconfitta con qualità tecnico-balistiche e forza fisica, tanto da dare l’impressione che fossero stati i granata a fare 120’ con il Bayern. Ci sono state giuste proteste toriniste per il gol de 2-2, buono ma annullato per presunto fuorigioco, ma questo non inficia la vittoria dei bianconeri.

Continua dunque il testa a testa con il Napoli. La squadra campana prevale al San Paolo sul Genoa di Gasperini che, andato in vantaggio dopo 10’, ha tenuto in scacco Sarri per tutta la prima parte della gara. Il vero Napoli entra però in campo nella ripresa: è uno spettacolo di gioco come raramente accade nei nostri campi, sublimato da un Higuain strepitoso che ne fa ancora due (29). Bravo Sarri a «consegnargli» la squadra che ha dimostrato ancora una volta di saper soffrire, saper rimontare e chiudere da grande, tenendo la scia della Juve.

Una bella Inter, combattiva come non mai, si è presentata all’Olimpico riuscendo a tenere in ansia la Roma di Spalletti per 80’. Dopo essere andata in vantaggio nella ripresa con Perisic, il migliore al momento, viene raggiunta da una puntata di Nainggolan quando ormai sembrava fatta. Il pareggio è comunque il risultato più giusto e il divario di punti tra le due squadre rimane invariato.

Pareggia pure la Fiorentina a Frosinone in un incontro costellato da errori ma anche da episodi sfortunati (pali e traverse), oltre a grandi parate di Leali. La Viola non sfrutta l’1-1 tra Roma e Inter e ormai deve pensare al consolidamento dell’attuale posizione in classifica, che le permette di qualificarsi all’Europa League.

A San Siro di scena Milan-Lazio, con i due allenatori sulla graticola. Il Milan non va oltre il pareggio in una gara piatta, priva di intensità e di qualsivoglia spunto tecnico rilevante. I rossoneri sembrano aver perduto lo smalto fisico di qualche mese fa, unica via per la vittoria. È un gruppo assortito male quello rossonero, incapace di sviluppare un gioco corale perché privo di centrocampo illuminante, che non rende prolifico l’attacco. Fa male Berlusconi a criticare Mihajlovic chiedendogli il bel gioco, dovrebbe invece mettergli a disposizione una squadra più completa: con questa è impossibile esaudire il suo desiderio. Tra l’altro si sente sempre parlare di «progetto Milan» ma se poi si cambiano uno se non due allenatori all’anno, di quale progetto parliamo?

di Luciano Moggi

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Libero Quotidiano

Caratteri rimanenti: 400

blog