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Il disastro dell'arzillo vecchietto

Nonno-doping, incredibile a 80 anni: cosa aveva nel sangue il "triplista"

Giorgio Bortolozzi

Se pensavate che il massimo del doping nella terza età fosse la pillolina blu che vi fa alzare il livello della prestazione (e non solo) a letto, vi sbagliavate di grosso. C' è di peggio. C' è qualcosa di più triste, penoso. Patetico. Perché bombarsi per restare arzilli nel sesso e godersi gli ultimi sprazzi di appagamento fisico tutto sommato è capibile, ma doparsi per battere il vecchietto (coetaneo) della squadra avversaria, no. Decisamente.

Già, benvenuti nel doping dei campionati master, le competizioni a livello nazionale e internazionale riservati ad atleti over. E non fatevi fregare pensando a simpatiche garette da ricovero tra il nonno in stampelle e la prozia sulla sedia a rotelle: qui ci sono fisici da far invidia ai bronzi di Riace, si va veloci, si suda, ci si allena. E purtroppo ci si dopa.

L' ultimo caso nell' atletica leggera è clamoroso e riguarda un saltatore lunghista e triplista di 79 anni. Sì, avete letto bene: set-tan-ta-no-ve anni e - tanto per rendere l' idea - è un po' come se Silvio Berlusconi (il Cav è più anziano di tre mesi) si mettesse in pantaloncini e bandana e saltellasse qua e là in uno stadio. Comunque. L' atleta in questione è Giorgio Maria Bortolozzi, supercampione italiano (tre titoli mondiali, due europei e una decina di tricolori) ed ex primario di ginecologia all' ospedale di Conegliano, e la sua positività è stata comunicata ufficialmente dal Tribunale nazionale antidoping (Tna) del Coni: è stato "pizzicato" per testosterone (aumenta la forza e la prestanza fisica) e Dhea, un precursore degli ormoni steroidei, a seguito di un controllo effettuato al termine dei campionati italiani indoor Master di atletica disputati ad Ancona lo scorso 28 febbraio. Ed ora è sospeso in via cautelare. Bortolozzi, che a Treviso dove abita è una persona molto conosciuta, ovviamente si discolpa e fa capire che è solo una questione di negligenza, che si è dimenticato di presentare la richiesta di esenzione a fini terapeutici e che le tracce rinvenute vanno ricondotte all' assunzione di un integratore (il Dhea, appunto) che utilizzerebbe da 15 anni come terapia ormonale anti-età. Sarà.
Ora, però, il suo futuro sportivo è nelle mani del Tribunale antidoping che dovrà decidere se, e per quanto tempo, squalificarlo.

Bombarsi a una certa età per sentirsi ancora giovani e vincere mettendo a rischio la propria salute: triste, ma non certo una novità. Perché di casi simili se ne trovano, e molti. Lo scorso febbraio, per esempio, sono stati segnalati quattro casi di positività di atleti Master (tre donne e un uomo tra gli over 50 e over 55) in occasione del 12° Trofeo Sant' Agata di nuoto, manifestazione valida per il Circuito Supermaster FIN disputata a Catania.

E ancora, nel giugno 2014 (quando aveva 46 anni), nella "Mezza Maratona Corcianese" (in provincia di Perugia), è stato beccato e poi squalificato per quattro anni Giuseppe Baradelli, mentre sempre nel 2014, nei Master di nuoto a Riccione, è stato trovato positivo Mauro Rodella, 52 anni.

Per non parlare del buffo episodio che risale al 2008, quando una donna di 62 anni di Genova è stata trovata positiva ai diuretici in occasione del Campionato italiano individuale Categoria A. Lo sport praticato? Bocce!

Italia, ma non solo. Occhio ai due episodi più clamorosi in giro per il mondo. Nel 2013 Don Ramos, un sollevatore di pesi di 80 anni, è stato sospeso per due anni perché faceva uso di steroidi. A fine anni '90 invece, ai Giochi Asiatici, è stato fermato, per lo stesso motivo, il giapponese Junsuke Inoue: a 58 anni si dopava per avere più precisione con palle e buche. Ma nel suo caso niente viagra e niente sesso, era solo biliardo.

di Alessandro Dell'Orto

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