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La corsa sullo sterrato

Il medico: «Asfalto vietato ai principianti, occhio ad appoggio plantare e tempi di recupero»

La corsa sullo sterrato

Tutti possono correre. Bastano: un paio di scarpe, pantaloncini e maglietta più o meno fosforescenti e la voglia di alzarsi dal divano. Costa zero e fa bene, al corpo e alla mente. Costa caro invece non essere preparati per correre, sia fisicamente che a livello di conoscenze. Chi, volitivo ma spavaldo, corre senza conoscere il proprio corpo può andare incontro a problemi e infortuni. Per questo abbiamo fatto qualche domanda a Gianluca Melegati, medico specializzato in Medicina dello Sport ed ex responsabile sanitario del Milan e della nazionale italiana di rugby. E se volete interpellarlo di persona, il dottor Melegati lo trovate alla “Cascina La Salette”, a Verderio, a pochi passi da Arcore, oppure a trequarti d’ora da Milano. Lì vi accoglierà il dottor Melegati, e congelerà il vostro corpo immergendolo nell’azoto liquido a -160˚. Si chiama crioterapia, rigenera e attiva i muscoli, stimola le difese immunitarie e ritarda l’invecchiamento. La usano gli sportivi: nel rugby quasi tutti, ma anche i calciatori, i tennisti, e i maratoneti, appunto.


Dottor Melegati, quando si è avvicinato alla crioterapia?
«Rimasi stregato da questo tipo di terapia quando ero Responsabile del Settore Medico della Nazionale italiana di rugby. Era il 12 febbraio 2005, giocammo la seconda partita del Sei Nazioni contro il Galles, a Roma. Ricordo che un loro giocatore s’infortunò: lesione di 2˚ grado al flessore, non una cosa da poco. Lo stesso, due settimane più tardi, era già in campo per la quarta giornata del torneo. Non credevo fosse possibile: scoprii che i gallesi usavano la crioterapia sistemica».


Cioè?
«Il corpo viene esposto per 2 o 3 minuti a basse temperature, nell’ordine dei -115 ˚C, ottenute dall’evaporazione dell’azoto liquido in gassoso. Ciò produce nell’organismo alcune reazioni che favoriscono il recupero. Portai nella nazionale italiana questo tipo di terapia, e ottenni il sì anche dal Milan, dove lavoravo nel 2010. A Milanello installarono la “criocamera” due anni dopo».


La crioterapia è utile anche per chi corre?
«Assolutamente sì. Le basse temperature aiutano nello smaltimento dei carichi e la prevenzione delle patologie da sovraccarico tipiche di chi corre, come quelle al tendine d’achille, al tendine rotuleo e via dicendo».

E funziona davvero?
«È scientificamente testata. Guardi, poche settimane fa ho presieduto una conferenza a Roma, la visibilità della crioterapia è sempre più ampia. E anche il suo orizzonte: sono provati gli effetti benefici anche per alcune patologie neurologiche,come la sclerosi multipla, la sla».


Parliamo di corsa. Che consigli dà ai praticanti?
«Diciamo subito che il benessere di una persona passa dall’attività aerobica. La cosa magnifica della corsa è che si può praticare a costo zero, diciamo al solo prezzo d’acquisto delle scarpe. L’errore più grande che si può fare però è non occuparsi della propria struttura fisica. È fondamentale avere coscienza di sé e del proprio fisico».


Quali possono essere le conseguenze di un errato approccio?
«Le patologie da sovraccarico sono molto comuni,e possono colpire sia amatori che professionisti.Consiglio sempre di valutare il “Core”, cioè il nucleo centrale del nostro corpo che garantisce l’equilibrio dell’organismo. Si trova nei muscoli attorno al bacino
e ha l’importante funzione di stabilizzare e proteggere la colonna vertebrale e migliorare la postura».


Non tutti sanno che il nostro corpo ha un nucleo centrale. Magari neanche i professionisti.
«Può capitare. E questa disattenzione può causare problemi. Ad esempio, la scarsa flessibilità può comportare un sovraccarico della colonna vertebrale, o del ginocchio, ai menischi e ai tendini. Va fatta attenzione anche all’appoggio plantare: consiglio agli amatori, per questo, una scarpa leggera per pronatori, mentre la A3 con una soletta plantare specifica è più per i professionisti».


Quanto è importante invece la scelta del terreno?
«Molto importante, diciamo che per chi inizia è meglio un fondo sterrato, che assorbe lo shock della corsa».


E per quanto riguarda i carichi di lavoro? Quanto bisogna correre?
«È importantissimo in ogni seduta iniziare e finire camminando. I carichi di lavoro dipendono ovviamente dalle capacità di ogni singola persona.Da condannare è invece il cannibalismo da corsa: meglio effettuare le sedute a giorni alterni, uno sì e uno no. Il
tempo di recupero è importante quanto l’attività fisica».


Il tapis roulant è da evitare?
«Dipende dal tipo di attrezzatura. I costi dei tapis roulant variano molto ma perché c’è un’ampia forbice nella qualità. Sconsigliato è l’utilizzo di quelli “da discount”, per intenderci. Così come è preferibile una seduta senza inclinazione del tappeto, soprattutto per i principianti».


Riguardo a vestiti e integratori cosa suggerisce?
«I vestiti devono favorire la sudorazione e la traspirazione. Gli integratori invece non sono strettamente fondamentali, un amatore che corre due o tre volte a settimana può tranquillamente farne a meno. Dipende anche dall’ambiente e dal periodo dell’anno, con il caldo è più indicato l’uso degli integratori. In assoluto è fondamentale bere, sia prima che dopo la seduta».


Come ci si deve comportare in caso di infortunio?
«Evitiamo le autodiagnosi, è sempre meglio rivolgersi ad uno specialista. Comunque è meglio prevenire, quindi fare una valutazione clinica per evidenziare i punti deboli del corpo».


Ma la corsa è imprescindibile o si può sostituire con altre attività?
«Non è indispensabile, assolutamente: si può e si deve sostituire se non è indicata per una persona. La corsa è un’attività che comporta molti urti. L’importante è mantenere uno stile di vita attivo, poi si può sostituire la corsa con, ad esempio, lo spin bike, la cyclette, il nuoto o la bicicletta».

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