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Ferrari, le voci: torna Brawn, Arrivabene già al capolinea?

Arrivabene e Vettel

«La nostra leadership è un male per la F1. Rende le gare noiose, con risultati scontati. Lo sport ha bisogno di competizione». Questo raccontava a dicembre, a motori spenti, Toto Wolff, direttore esecutivo Mercedes: su quanto fosse sincero in termini “aziendali” potremmo discutere, ma ormai da due stagioni le Frecce d’argento corrono con un vantaggio di un paio di anni su tutti. Compresa quella Ferrari alla quale non è ancora servito a molto - se non a creare legittime aspettative - l’arrivo di Vettel e la dipartita di Domenicali e Montezemolo. Se l’uscita di Wolff doveva essere uno stimolo sincero ai concorrenti, beh, non è servito. Ai numeri delle ultime due stagioni (32 vittorie su 38 gare, due titoli costruttori e altrettanti piloti), vanno aggiunti i 4 trionfi consecutivi di Rosberg nel 2016, l’ultimo comodissimo in Russia davanti al compagno di scuderia Hamilton, partito decimo e arrivato a 25 secondi: ora Nico è primo con 100 punti, Lewis segue a 57, Vettel arranca a 33, quinto e deluso.

Ora, in F1 storicamente molte domeniche sono indimenticabili per noia assoluta. È come lo 0-0 nel calcio: secondo i puristi è il risultato perfetto, in F1 si può tradurre nella vittoria della tecnologia più raffinata applicata alle corse. In fondo, visto dal casco di chi vince, non fa una piega: chi lavora meglio, merita. E forse il più grande paradosso lo danno gli ascolti tv: pensate che su Sky la gara di domenica in Russia è stata la più seguita dell’anno con il 5,49% di share e 1.709.953 di spettatori unici (dati Auditel).

Il problema è che al martellamento costante degli zebedei (Hamilton, Rosberg, ancor prima le 4 annate Red Bull), il carrozzone di Ecclestone ha sempre cercato solo improbabili rimedi a tavolino: durante l’era Schumi (capace di vincere con 6 gp d’anticipo nel 2002), venne inutilmente cambiato il sistema punti; nel 2014 fu introdotto l’assurdo doppio punteggio per l’ultima gara; due gp fa è stato bannato il nuovo sistema di qualifiche che aveva tolto di mezzo l’unica vera fonte di divertimento del weekend, la lotta per la pole. In un Circus valutato da 8 miliardi di euro non ci sono cervelli capaci di rendere le corse costantemente interessanti oltre il primo giro. Inutile rimpiangere Senna, Prost, Mansell: il menù passa questo, la noia se lo pappa.

E intanto, Sergio Marchionne, dopo gli scivoloni della Rossa a Shanghai e a Sochi tira le orecchie alla squadra nonostante i due podi conquistati. «Mi rompe l’anima vedere la Ferrari che soffre così: ero abituato a vedere la Ferrari di Schumacher. In Russia è stata una giornata bruttissima, c’è ancora molto lavoro da fare, ma ho massima fiducia nella squadra. Dobbiamo colmare il divario alla velocità della luce. Siamo vicinissimi, il problema è che gli ultimi mezzi secondi sono molto complicati da colmare. Dalla sfortuna delle prime tre gare e domenica sono emerse delle lacune tecniche, malgrado l’impegno della scuderia. Nel passato è stata sbagliata l’impostazione, stavolta no: non possiamo attribuire la colpa a nessuno». Eppure, qualcuno vocifera che Arrivabene sia arrivato, con Ross Brawn (ancora) pronto a risalire al muretto di Maranello.

di Tommaso Lorenzini

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Commenti all'articolo

  • boss1

    boss1

    03 Maggio 2016 - 11:11

    io invece rimpiango Senna Mansel Prost Alboreto Arnoux Piquet De Cesaris Berger Modena Nannini Hakkinen ...... i vecchi 3500 poi 3000 aspirati il rombo assordante gli scrocchi del cambio in scalata a St.Devote la "puzza" di benzina il fumo denso quando i motori esplodevano. sarò nostalgico sarò antico ma quella era la vera F.1.

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    • cane sciolto

      03 Maggio 2016 - 16:04

      Sono d'accordo, ma forse hai dimenticato Gilles Villeneuve.

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  • oneiros

    03 Maggio 2016 - 09:09

    Intanto Montezemolo è stato ricoverato d'urgenza in ospedale. In un primo momento sembrava per una crisi di "sex addiction", poi però si è scoperto che si trattava solo di una serie incontenibile di orgasmi dovuti ai risultati della Formula1.

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