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Il dopo Conte

Fabrizio Biasin: perché Ventura ct della Nazionale non sarà un'av...ventura

Fabrizio Biasin: perché Ventura ct della Nazionale non sarà un'av...ventura

Di Giampiero Ventura sappiamo che: 1) È uomo evidentemente affezionato alla buona tavola. 2) Allena il Torino dal 2011 con una promozione dalla B e risultati più che apprezzabili. 3) Guiderà la Nazionale italiana nel difficile biennio di qualificazione ai Mondiali di Russia 2018 (girone con Spagna, Albania, Isrele, Macedonia, Liechtenstein: non certo uno scherzo). 4) Guadagnerà 2 milioni di euro (staff compreso) che non sono pochi ma nemmeno uno sproposito. 5) Avrà come vice-allenatore l’ex Pallone d’Oro Fabio Cannavaro che, invece, esperienza ne ha poca ma un posto glielo devi trovare per meriti acquisiti sul campo. 6) È stato «benedetto» da Marcello Lippi che presumibilmente diventerà «supervisore di tutte le nazionali azzurre» (e vai a capire cosa significa). 7) A 68 anni suonati raccoglie tutto d’un botto quel che non ha ricevuto in 40 anni di brillante carriera, ovvero onore e riconoscimenti.

Giampiero Ventura è la scelta giusta perché è un bravo allenatore, ovvio, ma soprattutto perché è un brav’uomo, non se la tira, non ha fronzoli per la testa, non pensa all’azzurro come a un trampolino di lancio ma come a un punto di arrivo, è maestro nel costruire gruppi, sa lavorare con i giovani anche un giorno solo al mese, non pretende stage, tutti gli vogliono bene (tranne bomber Pruzzo che ieri ha detto: «Decisione priva di logica». Mah).

Giampiero Ventura è un’altra scelta corretta (vincente non si sa, ma questo non dipende da lui) di Carlo Tavecchio, presidente federale la cui capacità di comunicare è inversamente proporzionale a quella di agire. E siccome per districarsi nelle rogne del nostro pallone la forma è importante, ma la sostanza ancora di più, non possiamo che riconoscere al numero 1 del Palazzo di aver selezionato con senno... dopo averci spaventato: «Sceglierò un tecnico federale». Potevamo finire nelle mani di qualche vecchia gloria, finiamo in quelle di un uomo saggio.

di Fabrizio Biasin

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