Cerca

Il Corsaro è per sempre

Max Biaggi: "Non mi pento di nulla. E devo un mondiale a mia figlia..."

Max Biaggi

«Papaaà, me lo apri?». «Papaaà, io voglio fare il bagno!». «Papaaaà…». «Aspetta…Ines, Leon, sto parlando!». Il tono è perentorio, deciso quasi come la staccata con cui tenne dietro Melandri ad Aragon, nel 2012. «Il difetto del Max Biaggi padre? Ero un po' troppo maresciallo. Ma le regole prima le capisci meglio è. Negli anni sono cambiato, i figli mi hanno cambiato la vita: sono più coccolone, comprensivo. Sarà l' età...». Max ronza per Montecarlo in Smart, «qui è la macchina perfetta», e nel giorno in cui gli parlo fa il papà a tempo pieno: «Mi sono alzato alle sette, ho preparato la colazione, li ho portati a scuola». Quattro titoli in 250, altri due piuttosto clamorosi in Superbike. Dura immaginarsi il sei volte campione del mondo senza la tuta, possibilmente nera, mentre spinge al limite una bestia meccanica che buca i 300 all' ora. «Giornata tipo? Vado in ufficio, guardo le mie cose, mi alleno, corro, faccio esercizi, roba veloce. E a volte vado in moto».

Ah, ecco.
«Corro nel campionato italiano Supermoto, mi piace. Tre gare però non le posso fare: sono concomitanti al mio lavoro di commentatore per la Superbike (su Mediaset, ndr)».

Soffri quando tu parli in tv e gli altri corrono?
«Non proprio, no. Mi sono tolto tutti gli sfizi. Nel 2015, dopo tre anni di inattività, ho corso un paio di gare in Superbike. Ho fatto il risultato più importante a cui potessi ambire: il podio. Sono diventato il pilota più anziano a salire sul podio in un campionato mondiale, sono il primo italiano che ha vinto in Superbike. Oggi sono contento a vedere i ragazzi correre, so quanta passione e sacrificio servono».

L'impresa a cui sei più legato?
«Suzuka, 1998, la prima in 500: solo io e Saarinen abbiamo vinto al debutto nella classe regina da campioni del mondo in 250. Pazzesco».

Quell' anno però è finito malissimo.
«Te lo ricordi, eh… (una controversa squalifica a Valencia, terz'ultima gara e Max primo in classifica, vanificò la corsa al titolo: vinse Doohan, ndr)».

Credi ancora che ti abbiano rubato quel mondiale?
«Non lo dico mica io. Lo hanno ammesso: l'anno dopo hanno cambiato le regole, avevano capito che le ragioni per cui mi avevano punito erano sbagliate. Il direttore gara è stato spedito a casa. Troppo tardi, però».

Su di te gira una leggenda: il record della pista a Vallelunga la prima volta in cui hai girato con una moto da corsa. Vero?
«No, purtroppo».

Dove nasce quella voce?
«Sai, ogni volta che andavamo là alzavamo l'asticella. Vincevo quasi sempre con distacchi abissali, nelle categorie minori è difficile farlo. Forse nasce tutto da lì».

Agli esordi, però, prima delle vittorie eri sempre per terra: l' hai detto tu.
«Il primo anno cadevo spesso. Non sapevo nulla di motociclismo, di strategie, di come condurre la gara. Non avevo neanche un meccanico, ero allo sbaraglio. Eravamo io e papà, insieme ne facevamo mezzo in due. Poi un signore, Maurizio Vitali, ha visto che avevo il carattere e i numeri. Si è offerto di farmi da capomeccanico, da coach, da amico. È cambiato tutto. Maurizio lo vedo spesso, non lo ho perso di vista».

Poi il mondiale nella 250. Inizi a vincere e gira la voce: "Max Biaggi è frocio".
«Ahahah».

Chi l'ha messa in giro?
«Ah boh, ne hanno una per tutti».

Brutto ambiente?
«Ma va, è così ovunque: nello spettacolo, nello sport, a scuola. Roba all' ordine del giorno: chiamala invidia, cattiveria».

Una volta hai detto: "Se fossi stato più politico, in 500 il titolo non mi sarebbe sfuggito". Spiegami.
«Avrei fatto altre scelte. Ovvero non sarei andato alla Yamaha. Al mio ultimo anno in Honda il presidente mi fece delle promesse e io credevo che la sua parola fosse una, quella data. E invece, come si dice, manco per il cazzo. Non mantenne i patti, mi infuriai e me ne andai. Se fossi rimasto, magari...».

Avresti ingoiato il rospo pur di vincere?
«No, va bene così. In Superbike ho vinto due Mondiali, mi hanno ripagato».

Nessun rimpianto.
«Naaa. Avere rimpianti significa vivere male».

Dopo le gare, dicevi, ti sentivi "svuotato psicologicamente". E io che pensavo fosse tutta adrenalina…
«Nel weekend passi la maggior parte del tempo a guardare i numeri, i diagrammi. Vai a letto e vedi le cifre, pensi al session-time, ai parziali. Per certi versi è simile a fare il commercialista, per me uno stress terribile. Poi, certo, quando metti tutto in pratica andando in moto… godi».

Senti, parliamo del finale dello scorso anno: hai goduto a vedere Valentino Rossi perdere?
«No, sono un uomo prima di tutto: non si gode per le sconfitte altrui. E da italiano mi spiace, sono un po' nazionalista. Le cose, però, dovevano andare così. Puoi parlare di fortuna o sfortuna, ma non c' è mai una forza sopra le parti che decide per qualcun altro. Io non ci credo».

Chi parla dello strapotere della Dorna e degli spagnoli sbaglia?
«Ti rispondo con una domanda: quando io, Rossi e Capirossi eravamo sempre sul podio significa che eravamo i padroni del motociclismo? No, non decidevamo nulla. Era un caso. Oggi, come allora, gli spagnoli sono più organizzati: hanno un vivaio vero, un campionato nazionale competitivo. Tirano fuori piloti di livello».

Quest'anno chi vince la MotoGp?
«Ci vorrebbe un indovino, è troppo presto e troppo equilibrata. Ma quest' anno il mondiale è figo, mi piace».

La gara di ieri al Mugello cambia le cose?
«No, assolutamente. Siamo a un terzo di campionato e credo che tutti i piloti faranno i conti con due o tre stop. Rossi ora è a due».

Avrebbe vinto?
«Tutto è possibile. Di sicuro se la sarebbe giocata fino all'ultimo».

Per me però Marquez non lo vince il Mondiale.
«La Honda è la moto più lenta, questa è la verità. Roba stranissima».

Sospetti qualcosa?
«No, ma devono aver fatto un errore nello sviluppo: se sbagli in partenza, addio. E per la Honda è molto strano».

Marquez è un fuoriclasse assoluto?
«Secondo me sì. Guida sopra le righe e lo fa con naturalezza. Direi una bugia se ti dicessi che non mi piace». 

Lorenzo. Certi aspetti del suo carattere mi ricordano il tuo: introverso, al contrario di Rossi un po' infastidito da riflettori e giornalisti. Sbaglio?
«Non saprei. Di sicuro io sono un introverso con le persone che non conosco. Ma più che fastidio, forse, è timidezza e imbarazzo. Rossi invece ha un vantaggio, un dono: è bravo a comunicare».

Tu sei molto amico di Jorge: un aneddoto che ti lega a lui?
«Jerez, nel 2002. La sua prima gara: potevi correre dai 15 anni in su, e lui li compiva sabato. Il venerdì, emozionatissimo, venne a conoscermi nei box. Mi disse che ero il suo idolo, il suo ispiratore, e che non si perdeva nessuna mia gara. Abbiamo scattato una foto insieme, quella che si vede sempre su internet, dai. Siamo diventati amici, negli ultimi anni ancor di più».

La rivalità con Rossi. Nel tuo libro ricordi il primo scazzo: Vale era in 125, fece una battuta su di te e tu gli rispondesti di sciacquarsi la bocca. Era successo qualcosa già prima?
«Non ricordo. Quello è un singolo episodio, goliardico. Ma con lui era tutto un punzecchiarsi, ahimè. In certi casi non potevi non rispondere e fargliela passare liscia, mi sarei mostrato come quello senza carattere».

Lo senti mai, per caso?
«Nonono. Zero».

La scazzottata prima del podio al Gp di Barcellona nel 2001?
«Mi spiace per voi, ma non c' è stato nessun pugno. C' è stato un po' di casino, quello sì, e la visiera di un casco mi ha tagliato la guancia. Tutto qui».

A parità di moto, lo avresti battuto?
«Con i se e con i ma vanno avanti i treni…».

Il pilota più forte con cui hai corso?
«Rossi».

Bella questa. Il più sopravvalutato?
«Gibernau. Proprio in una maniera…».

Scorretto?
«Scorretto non mi piace. Facciamo il più bastardo: Capirossi».

Perché?
«Ha fatto un paio di manovre davvero toste. Non ti dico dove e quando, ma le ricordo bene».

Il più pazzo?
«Stoner».

Cambieresti la tua carriera da motociclista con quella di un capitano che vince lo scudetto con la Roma?
«Naaa. Per le moto i sacrifici li conti sulla pelle, lasciano i segni: il mignolo, la spalla, il piede, la clavicola. È molto più pericoloso».

Più eroico, insomma.
«Questo lo dici tu».

Totti o Spalletti?
«Come posso non dire Totti?».

I tuoi idoli da bambino?
«Falcao e Senna».

Una domanda personale: per quasi 30 anni non hai parlato con tua madre. Hai ricucito con lei?
«Sì, abbastanza. Tutto grazie alla nascita di Ines, la mia prima figlia. È stata importantissima».

Il vizio a cui non puoi rinunciare.
«Andare in moto».

Ma ora che hai due figli non ti fa paura correre?
«No, anzi. Quando nacque Ines fu uno stimolo esagerato, vinsi il mondiale. In pista mi sentivo un cacciatore che insegue una preda: andavo a caccia per la mia bimba».

Ti faceva godere l' etichetta di sex-symbol?
«Quando me lo dicevano mi veniva da ridere. E ora che pronunci quella parola mi faccio un' altra risata».

Scusami, ma te lo devo chiedere. Una sera in albergo: tu, il tuo amico Nicola, Joaquin Cortez e Naomi Campbell con un baby-doll. Da lì è nata la voce su te e Naomi. Solo una voce?
«Può essere tutto e può essere niente. Se uno è un vero gentleman va fino in fondo, o no?».

Oggi ti senti più amato rispetto a quando correvi?
«Credo mi apprezzino di più grazie alla tv: fare il commentatore mi ha dato la possibilità di farmi conoscere come persona, almeno un po'. Mi sono messo in gioco e ho ricevuto molti consensi: questa cosa mi appaga».

Sogno nel cassetto?
«Ti cito Senna: se una persona non ha più sogni, non ha ragione di vivere. Ti assicuro che qualcosa c' è, ma non te lo dico: magari, prima o poi, lo vedrai».

Avevi la fama di cattivo: un gesto nella tua carriera di cui ti sei pentito?
«Non cambierei nulla. I senza palle cambierebbero le cose. È andata come andata, sono stato fortunato. Non mi va di fare il buon samaritano».

Il "Corsaro" è per sempre.

di Andrea Tempestini
@anTempestini

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Libero Quotidiano

Caratteri rimanenti: 400

Commenti all'articolo

  • rintintin

    23 Maggio 2016 - 18:06

    Max Biaggi è stato il pilota più forte di tutti i tempi....unico difetto...l'onestà...Grande max

    Report

    Rispondi

    • renzobaldo

      25 Maggio 2016 - 03:03

      Forse di ippica un po ne capisci, Sant'Oronzo. Ma di moto e piloti....

      Report

      Rispondi

blog