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L'inchiesta

Calcio e camorra, il boss inguaia il genoano Izzo: "A 15 anni voleva entrare nel clan"

Calcio e camorra, il boss inguaia il genoano Izzo: "A 15 anni voleva entrare nel clan"

Era il 2007 e aveva solo 15 anni quando aveva chiesto allo zio di affiliarsi alla camorra, ma il boss conoscendo le qualità da calciatore del nipote, mandò un "imbasciata" dal carcere e gli disse di no. Ci sono due verbali depositati agli atti dell'ordinanza di custodia cautelare firmata dal gip di Napoli Ludovica Mancini che raccontano questo retroscena. Protagonista della vicenda è Armando Izzo, difensore 24enne del Genoa e nel giro della Nazionale, indagato dalla Procura di Napoli per due partite dell'Avellino truccate dal clan di Vanella Grassi. Nel verbale del 20 luglio del 2015 a parlare è Antonio Accurso, boss pentitosi lo scorso anno.

"Pensa a giocare a calcio" - Il capocosca racconta di un tentativo di "taroccare" una partita con la Triestina, accordo saltato all'ultimo istante, perché "Izzo - spiega - all'epoca era un ragazzo e mio fratello Umberto forse non seppe concludere l'accordo. Izzo successivamente mantenne frequenti contatti con noi essendo nipote anche lui di nostro zio Salvatore Petriccione. Anzi posso dire che nel 2007, Izzo non voleva più giocare a pallone e voleva affiliarsi con noi della Vanella Grassi, ma noi ritenemmo importante per lui che giocasse a pallone e non gli demmo importanza". Della stessa circostanza ne parla anche Mario Pacciarelli, un killer del gruppo criminale anche lui pentito, in un verbale del 9 luglio del 2015. "Armando è il fratello di Gennaro. Anche lui è cresciuto nel Lotto G. Armando, quando c'era Petriccione in libertà, voleva diventare un affiliato della Vinella Grassi, disse anzi al cugino Gaetano Petriccione, che voleva fare "il suo ragazzo", affiancarlo cioè in attività criminali; all'epoca Petriccione, pur se minorenne e suo coetaneo, già era piazzato nel clan. Ma Salvatore Petriccione fece giungere al figlio un messaggio dal carcere, dicendo che Izzo, avendo un talento come giocatore di calcio, doveva seguire questa sua vocazione, come avrebbe desiderato il padre che era deceduto", ha raccontato ai pm.

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