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Amarezze

Carlo Ancelotti e la partita più odiata: "Quando l'ho riguardata, ho spaccato la tv"

Carlo Ancelotti e la partita più odiata: "Quando l'ho riguardata, ho spaccato la tv"

"Ho riguardato quella partita, ma solo il primo tempo perché nel secondo ho rotto la tv". A raccontarlo è Carlo Ancelotti e la partita è (ovviamente) l'incredibile finale di Champions League del 2005 tra il suo Milan e il Liverpool di Rafa Benitez. I rossoneri dominano, vanno sul 3-0, in 6 minuti si fanno riprendere sul 3-3, tornano a dominare, sprecano decine di occasioni da rete e alla fine perdono ai rigori, non prima che Shevchenko fallisca al 120' una doppia, clamorosa palla-gol a due passi da Dudek. Insomma, la partita stregata per eccellenza.

"Cosa sta succedendo?" - "Ci sono state molte congetture riguardo la finale del 2005 - ha ricordato Ancelotti a Goal.com - ed è vero che eravamo contenti perché avevamo giocato molto bene nel primo tempo, ma eravamo concentrati anche per giocare la ripresa. Non festeggiammo negli spogliatoi durante l'intervallo, come invece tante persone hanno affermato. Parlai con i giocatori per tre o quattro minuti dicendogli di rimanere concentrati per far sì che giocassero il secondo come avevano fatto nel primo". Molto lo accusarono di non essere intervenuto con prontezza durante quei 6 minuti di blackout: "Quando subimmo il primo gol pensai Cosa sta succedendo?, ma non ebbi tempo di far nulla perché loro segnarono velocemente anche il secondo gol e poi il terzo. Dopo che la squadra riprese a giocare, apportai alcuni cambiamenti in vista del finale di gara, facendo solo delle sostituzioni per avere in campo giocatori freschi, ma fu impossibile fare dei cambi in quei sei minuti".

La finale meglio giocata - Secondo Ancelotti, che dall'anno prossimo guiderà il Bayern Monaco, quella di Istanbul è stata la finale meglio giocata dal Milan, più ancora dei successi di Manchester contro la Juve o di Atene, la rivincita contro il Liverpool. "I giocatori non erano più lucidi. Continuavamo a pensare come fosse stato possibile che, dopo aver giocato così bene, la finale dovesse essere decisa ai rigori. Non avevamo più la testa giusta per calciare i rigori, per questo perdemmo. Avevamo alcuni ottimi rigoristi, ma in situazioni come quella non si deve pensare tanto alla tecnica, occorre pensare solo all'aspetto psicologico. Non ci si può allenare per i rigori, perché non si può ricreare l'atmosfera e la pressione che si hanno in quei momenti. Se sei tranquillo e sicuro puoi calciare il rigore e segnare, se non lo sei allora è impossibile". 

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