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Marciatore di nuovo positivo

Schwazer e il doping, stavolta attacca: "Complotto contro di me"

Schwazer e il doping, stavolta attacca: "Complotto contro di me"

La notizia arriva come un fulmine a ciel sereno: Alex Schwazer di nuovo positivo all’antidoping. Niente più Epo, come quattro anni fa, stavolta il 31enne altoatesino avrebbe fatto uso di steroidi. Avrebbe perché la vicenda è circondata da un discreto alone di mistero. Squalificato per 3 anni e 9 mesi nel luglio 2012, Schwazer si è affidato, dall’1 aprile 2015, al paladino della lotta al doping, Sandro Donati, per tornare a gareggiare. Cosa che è avvenuta puntualmente l’8 maggio scorso, a Roma, dove ha vinto la 50km valevole per il Mondiale per Nazioni, strappando il pass per i Giochi Olimpici di Rio de Janeiro. Un rientro non senza difficoltà, ma che, per ripulire la propria immagine, era stato realizzato anche seguendo un metodo di controlli e analisi particolare nel mondo dello sport: nel team di Donati infatti sono entrati anche esperti ed ematologi, che hanno sottoposto in questi mesi a controlli integrativi all’antidoping ufficiale. Un monitoraggio anche più stretto di quello della Wada, l’agenzia antidoping mondiale, proprio per dimostrare che Schwazer era tornato a gareggiare senza aiutini vari.

Eppure, come riporta la Gazzetta dello Sport, un suo test dell’1 gennaio sarebbe stato trovato positivo: steroidi anabolizzanti oltre il limite consentito («Steroidi anabolizzanti di diverso tipo, in quantità minima», conferma Donati in conferenza stampa), l’altoatesino rischia non solo di non partecipare a Rio, ma anche la radiazione. Ma nelle analisi si entra nel giallo, perché la positività non è stata riscontrata immediatamente, ma solo dopo un secondo test effettuato il 12 maggio. Significa che la stessa provetta di sangue e urine è stata considerata inizialmente negativa, poi, quattro giorni dopo il vittorioso rientro in gara Roma, positiva. Insomma, pare ci sia qualcosa che non torna.

Anche perché la posizione di Schwazer stavolta è ancora più netta. Lo ricordavamo, in lacrime, ammettere le sue colpe, in una conferenza stampa che per anni è stato il simbolo degli atleti dopati. Ieri a Bolzano c’era tutt’altra persona: «Oggi non ci saranno scuse, stavolta non ho fatto nessun errore». Molto sicuro, scuro in volto: «È un incubo. La peggior cosa che poteva succedere. Qualcuno non vuole che io vada all’Olimpiade, ma io andrò fino in fondo per chiarire tutto. Perché avrei dovuto prendere queste sostanze il 31 dicembre, a Capodannno, quando si fa festa?». E poi chiude: «Ho fatto tanti sacrifici per tornare, fino all’ultimo devo provarci. Certo non sarà facile allenarmi, ma cercherò di farlo».

La situazione, però, è tesa. E anche Sandro Donati ci mette la faccia: «Abbiamo messo a disposizione – le parole dell’allenatore – della Wada i dati degli oltre 35 controlli ematici effettuati in questo anno e mezzo, abbiamo rinunciato alla finestra oraria, ma nessuno ci ha mai risposto». E non mancano le accuse, anche pesanti: «Alex ha ricevuto pressioni prima delle gara di Roma e La Coruna affinché non vincesse, fatte da persone importanti». Intanto si guarda alla prima scadenza, i Giochi: «I tempi della giustizia sportiva sono rapidi rispetto alla giustizia ordinaria, ma sono tremendamente lenti rispetto alla scadenza di Rio. Il fatto stesso che abbiano fissato al 5 luglio la controanalisi ci condiziona, proveremo ad anticiparle».

Non può essere, però, una positività naturale, in quanto le sostanze trovate sono estranee al nostro corpo, quindi ci sono tre possibili spiegazioni: «Assoluzione volontaria, involontaria o qualche manomissione – ammette Donati -. Ma lui non ha assunto nulla, nessuno di chi gli sta vicino può avergli fatto qualcosa di questo tipo, quindi il colpevole sta da un’altra parte».

Mentre l’avvocato annuncia che «faremo una denuncia penale contro ignoti», non sono mancati i pareri del mondo dello sport. «Mi dispiace ci sia ricascato – il commento di Federica Pellegrini -. Vanno riviste le sanzioni. Quando si usano Epo o anabolizzanti serve la radiazione a vita immediata». «È uno shock, dispiace perché è un grandissimo danno per l’atletica e per lo sport in generale», le parole di Fabrizio Donato, mentre per il presidente del Coni Giovanni Malagò «Se fosse vera la notizia è di una gravità pazzesca – ha dichiarato -, se fosse invece vero che c’è qualcosa di diverso è altrettanto pazzesco». Il prossimo passo è il 5 luglio, quando verranno ri-analizzate le provette: quel giorno il futuro di Alex Schwazer sarà più chiaro.

di Matteo Spaziante

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