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L'ombra del complottone

Alex Schwazer, la prova che cambia tutto. Urina "torturata": lo hanno fregato così?

Alex Schwazer

Il mistero si infittisce attorno al caso Schwazer. Il marciatore altoatesino è stato trovato positivo ai test antidoping e il 21 giugno è stato squalificato per la seconda volta. Nel 2013 era stato escluso dalle gare per tre anni e sei mesi sempre per uso di doping. Riammesso solo nell’aprile 2016, ha vinto la 50km a Roma aggiudicandosi l’ammissione all’Olimpiade di Rio. Ora però, dopo che sono stati trovati degli steroidi nelle sue analisi, rischia una squalifica a vita. Ma il suo staff si trincera in sua difesa: impossibile, ha seguito un percorso di riabilitazione durante la squalifica, è pulito. Ma la loro convinzione non basta: lo devono dimostrare.

L’allenatore Sandro Donati ha tenuto fede alla promessa ed è rimasto a fianco del suo atleta in Alto Adige. Nel frattempo la difesa si sta preparando per il deposito delle memorie a fine giugno e le controanalisi del 5 luglio. L’obiettivo è far valere l’articolo 5.1 del Codice Wada, l’unico in grado di annullare la squalifica. Per ricorrervi, però, è necessario invalidare la procedura con cui il laboratorio di Colonia ha trovato testosterone sintetico nelle urine del marciatore. Lo staff di Schwazer, infatti, è convinto che vi siano state delle irregolarità procedurali nei test e nel maneggio dei campioni, e ha intenzione di dimostrarlo usando i referti del controllo.

Il campione di urine, che era stato prelevato il 1° gennaio, sarebbe stato “torturato” per tre giorni subito dopo il prelievo, dal 2 al 4 gennaio, mentre di norma il test ormonale standard dura pochi minuti. Alla fine dei tre giorni, sul referto di Colonia risultava “Nulla da segnalare: atleta rieleggibile”, per cui la Iaaf ha dato il via libera alle competizioni. Ma, sempre secondo i referti in mano a Schwazer, si sarebbe verificata una seconda anomalia: lo stesso campione di urine viene rimesso sotto torchio il 10 aprile, quando il passaporto biologico ancora non era validabile per l’assenza dal primo controllo in competizione. Per di più, la procedura, anormalmente lunga, è rimasta aperta fino al 13 maggio, quando è stata accertata la positività. Ma, terza irregolarità, a Schwazer viene permesso di gareggiare a La Coruña a fine maggio mentre la squalifica gli viene notificata solo il 21 giugno.

Oltre a queste irregolarità, la difesa dovrà però giustificare la presenza di steroidi artificiali nelle urine del marciatore. Probabilmente ipotizzerà che le apparecchiature per la spettrometria di massa, avendo una potenza così elevata, sono in grado di rilevare anche tracce infinitesimali di steroidi, come quelli dovuti a una contaminazione alimentare o quelli rimasti “fissati” nell’organismo a lunghissimo termine: il marciatore ammise di aver assunto testosterone nel 2010. Rimane da vedere se Schwazer riuscirà a vincere la battaglia contro l’antidoping mondiale.

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Commenti all'articolo

  • NickNick

    25 Giugno 2016 - 13:01

    Diabolico. Donati, quello che denuncia la frode perpetrata da Nebiolo e compagnia... il famoso salto taroccato di Evangelisti ai mondiali di Roma. Isolato e epurato (era responsabile del mezzofondo azzurro), continua la sua campagna contro il doping e il sistema, scrivendo e tenendo conferenze, Molti gliela avevano giurata... tornato in auge come tecnico personale del reietto Alex, dava fastidio,

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  • Happy1937

    24 Giugno 2016 - 17:05

    Sono convinto che si tratti dell'ennesimo sabotaggio dei tedeschi contro di noi. Tanto imbecilli da mandare a cercare di fare il controllo alla Pellegrini dentro il Quirinale.

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  • fofetto

    24 Giugno 2016 - 16:04

    Io credo a Schwarzer ed a Donati. Mica sono tanto tonto da credere ai mascalzoni tetteschi. Ormai a quei signori (sic) non crede più nessuno. Ma proprio nessuno, ormai.

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