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A poche ore dal verdetto

Disastro: spunta un'altra inchiesta. Schwazer corre e vince? Medaglia revocata...

Alex Schwazer

Domani alle 15.30, ora italiana, a Rio de Janeiro si deciderà il destino di Alex Schwazer: davanti ai giudici del Tas, il marciatore proverà a dimostrare la sua innocenza sulla controversa positività al testosterone sintetico per il quale è stato estromesso dai giochi olimpici. La vicenda è nota: la positività, resa nota a giugno, è relativa a un campione prelevato a Capodanno e che, inizialmente, diede esito negativo. È questo, dunque, il punto sul quale Alex insisterà per cercare di farsi riammettere ai Giochi.

Ma purtroppo per Schwazer i guai non finiscono qua. C'è una seconda inchiesta, che nasce da un triplice esposto presentato da un tesserato della Federazione italiana di atletica, la Fidal, alla Procura antidoping del Coni. Un'inchiesta di cui dà conto il quotidiano Il Tempo. Nel mirino, questa volta, ci sono i test atletici effettuati dal marciatore altoatesino a Tagliacozzo e a Roma tra settembre e ottobre 2015, quando ancora era squalificato e però aveva già iniziato la sua corsa alle Olimpiadi, affidandosi a Sandro Donati, l'allenatore (scomodo) che è un punto di riferimento nella lotta al doping.

Il punto - e qui la vicenda si complica - è che stando al regolamento dell'Agenzia mondiale antidoping, la Wada, a un atleta pizzicato positivo è vietato di partecipare "a qualsiasi titolo" a "una competizione o ad un'attività" eccezion fatta per quelle previste dai programmi antidoping "che sia autorizzata o organizzata da un firmatario del codice Wada". Ma è vietato anche solo prendere parte o organizzare "un qualsiasi evento sportivo". In soldoni, stando al regolamento, un atleta sospeso può solo fare allenamenti a porte chiuse. L'esposto, dunque, contesta la spettacolarizzazione dei test di Schwazer, con annunci alla stampa e presenza dei giornalisti. C'è insomma chi contesta che, anche in questo caso, abbia violato il regolamento.

Inoltre, anche un test svolto a Saxa Rubra sarebbe viziato dalla presenza di "giudici ufficiali" e dal "settore tecnico ufficiale in marcia". Secondo l'esposto, insomma, quella di Schwazer sarebbe stata un'attività federale in piena regola, svolta però quando non era possibile muoversi sotto l'egida della Federazione. Un'intricata vicenda di diritto sportivo, che potrebbe incidere negativamente quando, tra poche ore, Schwazer avrà il decisivo confronto con il Tas.

Tempo fa, Donati affermò che "la Iaaf aveva cercato di dimostrare che l'allenamento fatto a marzo da Alex fosse una gara ufficiale, chiedendo la squalifica. Inchiesta poi archiviata". Ma Il Tempo smentisce l'allenatore, affermando di essere in possesso di un documento ufficiale, datato 23 luglio 2016, in cui un altissimo dirigente proprio della Iaaf afferma che l'inchiesta "non è archiviata, ci stiamo lavorando con la Wada e i nostri avvocati ma l'indagine è stata messa in attesa a causa della positività di Schwazer che ci prende molto tempo visto che vogliamo risolvere la vicenda prima dei Giochi".

Inchiesta congelata e non archiviata dunque. E la circostanza potrebbe incidere non solo sul giudizio del Tar, ma in modo molto più pesante: se anche a Schwazer fosse consentito di partecipare alla marcia olimpica, gareggerebbe sub iudice. Se le motivazioni dell'esposto fossero accolte, la punizione potrebbe essere un reset della squalifica di 3 anni e 9 mesi, che comporterebbe anche la revoca della (probabile) medaglia olimpica. Ammesso e non concesso che gareggi.

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Commenti all'articolo

  • atreyus57

    09 Agosto 2016 - 11:11

    Spero che qualche nostro rappresentante Istituzionale Malagò renzi e tanti che sono sul posto stiano seguendo questa vicenda ..che a quanto pare, sta assumendo dei risvolti che vanno oltre a quelli prettamente sportivi e di doping. Forza Alex Forza Sandro ... non mollate!!!!

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  • Happy1937

    07 Agosto 2016 - 18:06

    Che brutta abitudine quella degli italiani, questa volta Fidal del CONI, di far di tutto pur di penalizzare l'Italia e gli Italiani!

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