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La carriera

Federica la "divina". Quando la Pellegrini "non era nessuno"

Federica la "divina". Quando la Pellegrini "non era nessuno"

Dodici anni fa, Federica Pellegrini non era la «Divina». Lo dice anche lei, «non ero nessuno». E in pochi avrebbero scommesso su quella ragazzina che a sedici anni, da esordiente, si presentò al via della finale dei 200 metri stile libero ai Giochi Olimpici di Atene 2004. Eppure, quella ragazzina dallo spiccato accento veneto finì seconda: argento, con rimpianti, per la più giovane italiana di sempre a salire sul podio, 32 anni dopo Novella Calligaris. Da quel 17 agosto 2004 sono passati 4374 giorni: oggi Federica Pellegrini è Divina, e torna ai Giochi da migliore nuotatrice azzurra di sempre.

Costumini, costumoni, non c' è stato mai niente da fare. La 28enne di Mirano ha un palmares talmente lungo che servirebbe una pagina solo per quello: due medaglie olimpiche, 9 mondiali, 15 europee, 106 successi ai campionati italiani, 11 record del mondo (6 nei 200 che detiene ancora, 3 nei 400, 2 nei 200 in vasca corta). E dire che, ad Atene, prima volta che si mostrò al mondo, per sua stessa ammissione «non ero nessuno, non avevo nulla da perdere». Da quelle quattro vasche in Grecia, però, la sua vita cambiò. Iniziarono ad arrivare i successi, ma anche le delusioni.

Una carriera fatta di salite e discese, sportive e anche amorose, vista la quantità di volte che è tornata all' onore delle cronache per le sue prestazioni ma pure per le sue avventure sentimentali, senza dimenticare i problemi con gli allenatori. Ora con Filippo Magnini la situazione di cuore pare tranquilla, si parla anche di matrimonio, prima però ci sono i Giochi. Alle Olimpiadi le fortune di Federica sono state alterne.

Dell' esordio nel 2004 abbiamo parlato; quattro anni dopo, a Pechino, si presentava come la grande favorita sia nei 200 che nei 400. Al flop nella distanza più lunga fece da contraltare l' oro nella sua gara, dominata con tanto di record del mondo. Mica male.
Nel 2009, però, la morte del suo storico tecnico Alberto Castagnetti complicò la storia. Partì la girandola di allenatori, Morini, il francese Lucas «strappato» all' ex rivale Manadou, Rossetto, Bonifacenti, di nuovo Lucas, infine Giunta.

Poi le vicende di gossip, col triangolo Marin-Magnini. E, come se non bastasse, pure le crisi d' ansia, che la coglievano improvvisamente, anche durante la gara. Problemi che portarono al flop dei Giochi 2012: quinta nei 200, quinta nei 400. Dal fallimento, come i più grandi, la Pellegrini è riuscita a risorgere, abbandonando quasi definitivamente i 400 (e con qualche capatina anche nel dorso). Solo nel 2015, per dire, sono arrivati un oro europeo e un argento mondiale. Portabandiera a Rio non per sbaglio, insomma.

Oggi tornerà in acqua, dopo il 6° posto nella 4x100. Fede è nella batteria numero 4 (alle 18.22, c' è anche la Mizzau), mentre la statutiense Ledecky è nella 5 e la svedese Sjoestroem nella 6. Poi, dalle 3, le semifinali e domani notte la finale.
E dopo i Giochi? Il ritiro è dietro l' angolo, ma mai dire mai.

Matteo Spaziante

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