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Il dolore del campione

La foto struggente di Alex Schwazer: dove lo hanno visto, a Copacabana

La foto struggente di Alex Schwazer: dove lo hanno visto, a Copacabana

Solo. Sotto alla pioggia. Come un tizio qualunque. Come chi fa una corsetta per tirar giù qualche chilo. Peccato che quello in questa fotografia sia tutto, tranne che un marciatore della domenica. È Alex Schwazer, l'azzurro che si allena sotto al piovoso lungomare di Copacabana in attesa delle sentenza che, con più che discreta probabilità, lo taglierà fuori da queste Olimpiadi di Rio. La sentenza che compirà quello che, a molti, pare un complottone, contro di lui e contro il suo allenatore, Sandro Donati.

La vicenda è tristemente nota: ribeccato per un controllo anti-doping assai sospetto, è volato a Rio per difendersi davanti alla commissione del famigerato Tas. La decisione arriverà entro venerdì, giorno in cui, ulteriore beffa, avrebbe dovuto correre la 20 km. Il destino del marciatore, come detto, pare segnato: "Una sentenza già scritta", si è lasciato sfuggire l'avvocato di Alex. L'accanimento nei confronti dell'azzurro, che come ricorda il nostro Fabrizio Biasin è stato abbandonato dall'Italia, è notevole: la Iaaf, la federazione che lo combatte, avrebbe chiesto per lui una squalifica-monstre di otto anni.

C'è tutto, per far crollare un uomo. Ed è questo tutto a rendere questa fotografia, già di per sé malinconica, anche struggente ed epica. Già, perché Alex, un uomo che sa di avere - probabilmente - il destino segnato, trova ancora la forza. La forza di mettersi le scarpette e la pettorina per marciare sotto alla pioggia. Per sudare. Per allenarsi. Per crederci. E, forse, per piangere: tanto la pioggia spazza via tutto, non lo vede mica nessuno.

Corre, Alex. Marcia per un sogno spezzato.

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