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Lo hanno fottuto

"Sotto choc", paura per Schwazer: nella notte, la sua tragica reazione

Alex Schwazer

Carriera e Olimpiadi cancellate, con un metaforico tratto di penna. Fottuto. Fregato. Massacrato. Otto anni di squalifica per Alex Schwazer, che era volato a Rio de Janeiro per il ricorso al Tas e per sperare in queste Olimpiadi. La situazione in cui lo avevano cacciato era disperata, ma lui ci credeva ancora. Ancora un pochino. Ma niente da fare. La caccia alle streghe si è conclusa così, con una punizione esemplare che lo uccide sportivamente e che arriva per un caso molto, troppo sospetto.

E Alex ha reagito male. Nel peggiore dei modi, rinchiudendosi in se stesso. L'unica frase pubblica che gli è uscita dalla bocca è stata: "Sono distrutto". È un ragazzo fragile, Schwazer, lo dimostra quella sua tragica e indimenticabile conferenza stampa in cui, nel 2012, ammise tutte le porcherie di doping che aveva fatto. Porcherie che oggi, probabilmente, non ha fatto. Per nulla. Sono in pochi a credere che si sia dopato ancora, sotto lo sguardo attento di mister Sandro Donati, per giunta, l'uomo che ha lottato tutta la vita contro il doping e che proprio per questo, forse, oggi ha pagato.

Nella notte italiana, Schwazer ha anche disertato la conferenza stampa convocata nella terrazza dell'albergo dopo lo squalifica. Se ne è andato via da solo, cercando il mare, un luogo in cui nessuno lo guardasse. Secondo il racconto della Gazzetta dello Sport si è seduto a un tavolo alla Casa dos Marujos, senza consumare nulla, guardando fisso la tv che proiettava Svizzera-Usa di beach volley. Solo, per più di un'ora, con la maglietta azzurro indosso, come se dovesse iniziare ad allenarsi, da un momento all'altro. Poi si è alzato e si è infilato in un taxi insieme alla sua manager, Giulia Mancini.

Poi c'è mister Donati, che racconta: "Ho informato io Alex della squalifica, è rimasto in silenzio per venti minuti, senza parlare". Dunque una nuova rivelazione, che aggiunge ulteriore puzza di marcio al marcio di questa storia: "Nell'udienza del Tas, abbiamo scoperto che il famoso controllo antidoping a sorpresa era stato pianificato e comunicato agli ispettori del prelievo 15 giorni prima. Una situazione incredibile, mettendo a rischio la riservatezza del controllo. Perché controllarlo il primo gennaio e non il 28 dicembre? Perché l'obiettivo era quello di effettuare tutto il primo gennaio, con il laboratorio chiuso, e con la possibilità di tenere la provetta un giorno intero prima di portarla a Colonia".

Un complotto, appunto. Gli indizi sono tanti, troppi. Una carriera bruciata, finita, calpestata, umiliata. Schwazer aveva pagato tutto quello che doveva pagare. Ora dovrà pagare anche un conto che forse non gli spetta. Gli resta solo la giustizia penale, dove dovrà dimostrare che ci sia stato un sabotaggio o una sottomissione. Impresa ardua. Si inizierà col test del Dna. Ma sarà sempre troppo tardi. Per le Olimpiadi di sicuro, e forse anche per tutto il resto.

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Commenti all'articolo

  • sandraempereur

    12 Agosto 2016 - 22:10

    MAFIA.Punto...spero che Alex si riprenda da questa batosta e prosegua con la sua vita,che vale sempre la pena di essere vissuta e che non finisca come il povero Pantani...Assurdo quel che gli hanno fatto..lui già ha pagato le sue colpe passate ,non deve essere stato facile risalire la china,meritava un'altra possibilità,non credo che lui stavolta abbia sbagliato,lo hanno voluto fuori...

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  • belzebù

    11 Agosto 2016 - 10:10

    Schifo totale: hanno trattato il povero Alex peggio dei ben più famosi atleti dopati della storia: Carl lewis, Ben Jhonson,eccetera.......e tutti gli atleti russi?Pensare che i peggiori moralizzatori sono proprio i suoi colleghi italiani.

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  • zefleone

    11 Agosto 2016 - 09:09

    Istituzioni=MAFIA delinquenza a stato puro=ISIS

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  • carlozani

    11 Agosto 2016 - 09:09

    Questo è stato un complotto di farabutti mafiosi.Otto anni non sono mai stati dati a ciclisti e nuotatori.Questa gente li denuncerei alla giustizia civile fino alla Corte Europea.

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