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"No io contro quella non combatto". Lo sfregio ai Giochi dell'atleta islamica

"No io contro quella non combatto". Lo sfregio ai Giochi dell'atleta islamica

Poco spirito olimpico a Rio, nonostante i tanti proclami e la retorica dei grandi eventi. Da parte di delegazioni arabe si registrano atteggiamenti, prese di posizione, di aperta ostilità verso quelle israeliane. La judoka Joud Fahmy saudita, dopo il primo turno con il match contro Christianne Legentil dalle Mauritius, ha «saltato» l' incontro con Gili Cohen, israeliana.

Ufficialmente le notizie diffuse indicano che Fahmy avrebbe subito lesioni al braccio e alla gamba, ma secondo i media israeliani si tratterebbe di un incidente diplomatico, creato ad hoc proprio per evitare il combattimento con l' israeliana. Insomma, l' atleta saudita non avrebbe voluto avere contatti con la concorrente israeliana. L' Arabia Saudita non riconosce Israele, anche se stanno arrivando segnali concilianti, che potrebbe preludere a un cambiamento di posizione.

Due settimane fa una delegazione saudita si è recata a Gerusalemme e ha incontrato funzionari e politici israeliani. Un ex ministro del governo israeliano che ha incontrato il gruppo in visita ha dichiarato che i legami normali tra i due Paesi potrebbero realizzarsi tra non molto.

Però l' atmosfera a Rio non appare così rasserenante. Prima dell' episodio con le atlete dello judo, c' è stato un altro episodio, pochi giorni fa, proprio in occasione della cerimonia di apertura dei Giochi. La delegazione libanese ha rifiutato di far salire sul loro stesso autobus gli atleti israeliani. I quali sono stati costretti a salire su un autobus a parte. Il fatto non è passato inosservato, ma alla fine tutto è finito con una ammonizione alla delegazione libanese. Secondo uno dei tecnici della squadra di vela d' Israele, Udi Gal, i libanesi hanno rifiutato di dividere con degli atleti israeliani l' autobus che li avrebbe portati al Maracanà per la cerimonia di apertura. «Quando hanno scoperto che avrebbero dovuto dividere il bus con noi », ha raccontato Gal , «hanno protestato e chiesto all' autista di chiudere le porte. E' stata una cosa inaccettabile». Ma ormai l' incidente diplomatico era accaduto. e aveva avuto la sua eco negativa, anche se senza l' enfasi che ci si sarebbe potuto aspettare.

Senza contare che in vista delle Olimpiadi i terroristi islamici hanno dato direttive ai «lupi solitari» di organizzare attacchi alla delegazione israeliane e ad altre occidentali, come ha riportato anche il sito JTA. Citando il portale di news Foreign Desk, il sito dell' organizzazione ebraica riferisce che starebbe circolando sui social media una lista di direttive per i jihadisti per colpire gli atleti americani, britannici, francesi e israeliani. Nei testi dei veri e propri consigli ai terroristi si legge: «Un piccolo attacco con il coltello agli americani/israeliani in questi luoghi avrà un maggiore effetto mediatico che qualsiasi altro attacco, se Allah lo vuole». E ancora: «La vostra chance di prendere parte alla Jihad globale è qui! La vostra chance di diventare un martire è qui!», come recita poi il testo, citando le facili procedure per ottenere un visto per un vaiggio in Brasile, così come la grande disponibilità di armi da fuoco che si possono trovare nelle favelas.

Caterina Maniaci

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Commenti all'articolo

  • Satanasso

    19 Agosto 2016 - 08:08

    Il punto è che i giochi olimpici li devono fare gli esseri umani...non gli islamici !

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  • Napolionesta

    16 Agosto 2016 - 08:08

    lollo_090 verme schifoso.

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  • Napolionesta

    16 Agosto 2016 - 08:08

    nella comunita`civile non cè`posto per questa marmaglia.

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  • Napolionesta

    16 Agosto 2016 - 08:08

    questa e`gente che deve essere civilizzata a colpi di frusta.

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