Cerca

Futuro Italia

Tutti i dubbi su Ventura,. un ct senza pedigree

Fabrizio Biasin: perché Ventura ct della Nazionale non sarà un'av...ventura

Guardando indietro ai suoi oltre trent' anni di carriera, un rammaricato Giampiero Ventura ai tempi del Toro diceva: «Quando ho iniziato io andavano di moda i grandi saggi.  Ora che potrei essere considerato un saggio, vanno di moda i giovani». Pur essendo permaloso non si offenderà, dunque, se non lo si riesce a definire un «figlio dei suoi tempi». Non è uno di quei calciatori «privilegiati» pescati per allenare in Serie A con ancora gli scarpini ai piedi. Sui campi dell' Interregionale di gavetta ne ha fatta parecchia. 


Ventura, un tecnico fin troppo edonista, con quel suo concetto di «allenare per libidine» di imprese impossibili ne ha accettate fin troppe. Una salvezza insperata in Serie B, però, come quella raggiunta alla guida del Verona nel 2006 (subentrato a dicembre a Ficcadenti con gli scaligeri ultimi in campionato) non vale come uno scudetto. E nemmeno la doppia promozione col Lecce, portato dalla C1 alla A tra il '95 e il '97. Lui questo concetto l' ha imparato troppo tardi: «Ho sempre pensato che fosse più importante essere che apparire - diceva - Mi sbagliavo. Puoi fare l' impresa più grande, ma se non se ne parla è come se non avessi fatto nulla». Così l' etichetta del grande maestro, talent scout, visionario e innovatore ha iniziato a stargli stretta solo una volta passati i 60 anni. Quando ormai la fama del vincente non la si può costruire più. In 36 anni di carriera ha allenato solo 9 volte in Serie A, con risultati non sempre brillanti. Ha realizzato il record di punti nella massima serie in tutta la storia del Bari (50 nel 2009/10), è vero. Ma si è anche dimesso l' anno dopo quando i pugliesi erano straultimi in classifica.
Ha collezionato 6 promozioni nelle diverse categorie, ma ha anche allenato 9 stagioni in Serie C. Ha guidato sempre squadre con poche ambizioni, ma infatti solo la metà delle volte si è piazzato nella parte sinistra della classifica nei campionati in cui ha allenato.


L' Europa, poi, l' ha vissuta da allenatore una sola volta, con il Torino nel 2014/15 quando, dopo aver chiuso il campionato 7° e aver approfittato del fallimento del Parma (che aveva chiuso al 6° posto), è riuscito a guidare i granata a centrare una vittoria storica ai sedicesimi di Europa League, battendo l' Athletic Bilbao 2-3 in Spagna: nessuna squadra italiana aveva mai vinto al San Mames. Un primato storico, ma troppo poco se si pensa che da ora in poi di calcio internazionale dovrà masticarne parecchio. L' idea di Tavecchio è chiara: dare alla Nazionale una idealistica continuità tattica sostituendo Ventura a Conte, ma la discontinuità tra un giovanissimo tecnico che ha collezionato quasi più scudetti che squadre (4 primi posti tra Serie A e B con soli 5 club diversi) e un «navigato» 68enne figlio dei campi di provincia, qualche controindicazione ce l' avrà.
La longevità, da sola, non è sinonimo di vittoria. Quando nel 1986 lasciò la Nazionale, Bearzot era soprannominato «il Vecio», ma in realtà aveva 59 anni, ed era stato nominato ct a 48, ben 20 in meno rispetto a Ventura, il secondo più anziano nella storia azzurra (solo Fulvio Bernardini, ct a 69 anni, ne aveva di più). Per ricostruire una Nazionale galvanizzata dall' ottimo Europeo ma pur sempre con grossolani problemi di ricambio generazionale la saggezza non basta.

Daniele Dell'Orco

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Libero Quotidiano

Caratteri rimanenti: 400

blog