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Il forno del Qatar

Petacchi: "Caldo, vento, deserto, trappole: è un Mondiale ad eliminazione"

Petacchi: "Caldo, vento, deserto, trappole: è un Mondiale ad eliminazione"

Per preparare il bollente (letteralmente, visti gli oltre 36 gradi previsti) Mondiale del Qatar (domani in diretta dalle 9.20 su Raisport 1 e Rai2 nelle fasi finali), che al 99% si risolverà in una pirotecnica volata, il ct Davide Cassani non ha certo peccato di presunzione: ha alzato il telefono ed ha chiamato Alessandro Petacchi, uno che di sprint se ne intende, terzo di tutti i tempi con 52 successi (dietro solo a Merckx 65 e Cipollini 57) nel numero di vittorie complessive ai Grandi Giri. Oltre ad aver gestito alla grande il treno finale che regalò a Zolder 2002 l' iride proprio a Cipollini.

Ale-Jet, ritirato ormai da un anno, com' è stato fare il consulente della Nazionale?
«Bello, respirare quell' aria dà sempre i brividi. Oltre al fatto che sono uscito due giorni con i ragazzi per più di quattro ore: roba che non facevo da più di un anno».

Cassani non l' ha chiamata per pedalare, purtroppo, anche se i 257 km del percorso di Doha, domani, sarebbero stati perfetti per lei.
«Eh sì, sarebbe stato un tracciato davvero adatto, però anche i nostri azzurri non scherzano: abbiamo parlato di "treni", di volate, cercato di mettere a punto i meccanismi. Ad esempio Colbrelli, abituato a sprint a ranghi ridotti, nei primi giorni del ritiro di Cavaso del Tomba sbagliava i tempi per troppa generosità, tirava fin troppo.
Ma è normale, viste le sue caratteristiche».

C' è da sistemare le cose anche dal punto di vista "umano"?
«No, il gruppo è affiatato.
Certo, sappiamo che Viviani e Nizzolo sono rivali da sempre, ma qui pedalano davvero in tandem».

Si possono paragonare a Cipollini-Petacchi nel 2002?
«Era un momento diverso, Mario veniva da una stagione ottima, aveva vinto la Sanremo e la Gand-Wevelgem, io dovevo ancora "esplodere". A Zolder la volata la doveva fare lui, era il velocista più forte e ha vinto. Io ero pronto al piano alternativo».

Saranno Viviano e Nizzolo le nostre due punte di diamante?
«Sono i due deputati a finalizzare il lavoro di una squadra a cui non mi faccio problemi a dare un 9,5. Siamo la nazionale più forte, gente come Sabatini, Guarnieri, Trentin, è abituata a tirare le volate a Kittel o Kristoff, sanno esattamente cosa fare. Ci manca solo il velocista "principe" ma non è detto che domani vinca il più forte. Ci sono tanti motivi per cui fare un pronostico è complicato».

Ce li spiega?
«Qualche corridore abituato a temperature diverse magari soffrirà il caldo: non è detto che chi è in super condizione vada fortissismo, essersi ambientati bene nel caldo dell' Emirato sarà fondamentale. E poi in un Mondiale con 4000 metri di dislivello magari c' è una fuga, il gruppo va regolare, c' è chi tira, ma si mangia, si beve, le discese permettono di recueprare.
Domani invece i ciclisti pedaleranno tutto il giorno a ritmi altissimi, bisognerà ricordarsi di bere molto e, se il vento permetterà, potrebbero tenere ben oltre i 40 di media: sarà anche piatto, ma se si mena forte c' è da stare attentissimi. Più vento c' è, in meno arriveranno a giocarsi la vittoria. E se si apre un ventaglio, "chi c' è c' è"».

Le previsioni danno vento a circa 23 km orari.
«Mica poco, e magari sarà anche laterale... me lo immagino come una Classica del Nord nel deserto, una Roubaix atipica, dove però una squadra come il Belgio di Boonen a 100 km dalla fine comincia a far impazzire tutti. Io penso che potrebbero arrivare a giocarsela in una ventina».

Il circuito finale sarà "pericoloso"?
«Dovrebbe esserci meno vento e lì bisognerà stare attenti a chi si sentirà battuto in volata e proverà un colpo di mano.
E bisogna stare attenti anche agli ultimissimi metri».

Cioè?
«Elena Cecchini, la fidanzata di Viviani, che correrà oggi con le altre azzurre, ci raccontava che lì la settimana scorsa c' era sempre vento contrario: ci vorranno delle belle gambe».

Servirà magari cambiare bici per averne una con ruote più adatte ai due segmenti?
«Viviani pensava di usare quelle di profilo da 80 millimetri per il circuito una volta finito il deserto e il pericolo di folate, ma se c' è qualche gruppetto che è andato via non ci si potrà certo fermare. E per rilanciare fra le curve finali potrebbe far più comodo una bici più pronta».

Dunque chi dobbiamo temere dei nostri avversari?
«Domenica scorsa Cavendish ha corso una Parigi-Tours un po' così così, anche se lui è uno piccolino e sa spendere poco, dunque potrebbe riuscire ad arrivare più fresco, a differenza di un Kittel che è enorme: conterà molto anche l' aerodimanica per risparmiare le energie».

E Gaviria?
«La Parigi-Tours l' ha vinta proprio lui, sorprendendo tutti ai 500 metri con un numero che non vedevo da tempo. E su un arrivo del genere può essere pericoloso quanto Sagan, uno che ormai ci ha abituato a vincere su ogni tracciato. E occhio a Degenkolb e pure ai francesi, separati in casa fra chi pedala per Bohuanni e chi per Demare: questo qui è un cancherone, sa fare volate lunghe e di forza, e domani ne servirà tanta».

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