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Addio storia

Sfregio a un club italiano storico: così hanno cancellato lo stemma

Sfregio a un club italiano storico: così hanno cancellato lo stemma

La maglia e lo stemma sono l' armatura e lo scudo di una squadra. A volte è il marketing a sovvertire la tradizione, cambiando i colori delle divise, modificando i tratti del logo. Ma non stavolta, non a Brescia. A privare la squadra lombarda di arma e scudo, di casacca e stemma, è un cavillo finanziario. Finora la squadra di Brocchi non ha mai giocato con la prima maglia - la classica casacca azzurra con la «v» bianca sul petto e il logo ufficiale della società applicato sul petto -, bensì con la seconda o terza divisa, rispettivamente bianca e blu, fregiate di un logo alternativo, una versione stilizzata della leonessa.

I media locali - dal Bresciaoggi al Giornale di Brescia, fino a Teletutto - hanno recentemente tracciato i contorni della vicenda, che mette in ulteriore luce i problemi economici in cui versava il Brescia guidato dall' ex presidente Gino Corioni, scomparso lo scorso 8 marzo.

Nel 2006 il marchio del club fu ceduto dalla «Brescia Service», società all' epoca controllante del Brescia Calcio e intestata ad Antonella Corioni (figlia dell' ex presidente), alla «Selmabipiemme Leasing spa», società del gruppo Mediobanca. Dalla vendita del marchio il club incassò soldi freschi (circa 20 milioni di euro) utili alla sopravvivenza, mantenendo la possibilità di utilizzo del logo tramite il pagamento rateale del leasing, fino al riscatto del marchio al termine delle mutualità. Un' operazione definita «lease-back», dove il proprietario del marchio si trasforma per un periodo di tempo in utilizzatore. Ma a causa della cattiva gestione finanziaria della famiglia Corioni, il Brescia fu impossibilitato a pagare le rate: così il marchio non è più tornato ad essere proprietà del club. Oggi, in piena ricostruzione sotto la nuova presidenza di Alessandro Triboldi, il Brescia vive il paradosso di non poter utilizzare il suo marchio perché legalmente non gli appartiene.

L' epilogo della vicenda tarda ad arrivare a causa del contenzioso tra la famiglia Corioni e la nuova società Brescia Calcio, insediatasi nell' estate 2014: la prima sostiene che a dover pagare il riscatto del logo sia l' attuale proprietà del club, il quale invece è convinto del contrario. Ad alimentare lo stallo c' è poi la situazione in cui versa la società di Antonella Corioni, ora in liquidazione e con un debito da 8 milioni nei confronti dello Stato, dunque affidata al curatore fallimentare Giovanni Doga. Il Brescia Calcio, ultimamente, sembra disposto ad ammorbidire la propria posizione e dunque a ricomprare il proprio marchio versando i 900mila euro della rata ancora da pagare. Nel frattempo, il Brescia continua a giocare senza arma né scudo, aspettando che la diatriba legale si risolva e possa restituirgli i simboli della sua storia.

Claudio Savelli

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