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La storia

Morosini, "il calcio ha abbandonato sua sorella"

La denuncia: tante promesse ma nessun aiuto alla parente disabile del calciatore morto in campo. I club coinvolti smentiscono

Morosini, "il calcio ha abbandonato sua sorella"

Morosini in maglia Udinese

Piermario Morosini aveva 25 anni quando morì. Ricordate? Era il 14 aprile  dello scorso anno, s’accasciò in campo - lui giocatore del Livorno - durante la partita contro il Pescara. A causa di una rara malattia ereditaria, la cardiomiopatia, che nessun esame aveva mai rilevato. Un episodio che destò enorme impressione. Oltre a una lunga scia di lacrime, Piermario lasciò al mondo una sorella, Maria Carla. Affetta da una grave disabilità psichica, da qualche anno vive all’interno dell’istituto Palazzolo di Grumello del Monte. Assistita solo dallo zio, Abramo Ferrari, visto che la famiglia Morosini è stata colpita nel tempo da terribili lutti. Ad andarsene per prima fu mamma Camilla, nel 2001, poi il papà Aldo, nel 2003, e quindi un fratello disabile. 

E dunque, alla morte di Piermario si creò immediatamente un’enorme catena di solidarietà. Da più fronti si manifestò soprattutto la volontà di aiutare Maria Carla. Molti club, in particolare quelli in cui aveva militato Morosini, promisero solennemente di offrire un vitalizio che  potesse consentire alla ragazza di continuare ad essere assistita. Un grande tam tam mediatico che colpì molto gli italiani e fece parlare di «grande generosità delle squadre calcistiche». In modo particolare del Livorno Calcio, in cui Piermario giocava quand’è morto, ma anche di Udinese ed Atalanta, di cui aveva fatto parte in precedenza. Totò Di Natale e Giampaolo Pozzo si espressero in prima persona. Moltissimi furono coloro che volevano contribuire, e l’annunciavano pubblicamente. Ma dopo il clamore, il silenzio.

Soldi mai arrivati - Da un anno di Maria Carla e del suo vitalizio nessuno ha più parlato. Fino a ieri, quando su Bergamonews, quotidiano on line, esce la notizia che i tanto promessi soldi alla ragazza non sono mai arrivati. L’articolo è firmato a nome di Mauro Paloschi, giovane redattore, e sostiene proprio che nessuna delle tre squadre ha onorato quanto annunciato oltre un anno fa. La notizia circola velocemente. La prima a smentire è l’Atalanta, con un comunicato stampa con cui si precisa che «in relazione alle promesse fatte nei confronti di Maria Carla Morosini, all’indomani della tragica scomparsa del fratello Piermario, Atalanta B.C. comunica di aver puntualmente adempiuto a quanto concordato direttamente con le persone che si occupano dell’assistenza della signorina Morosini. La società, per scelta e per ragioni di riservatezza, non intende rendere noti i dettagli della propria contribuzione». E perciò non indica cifre e non fornisce elementi relativi ai versamenti.

Le repliche dei club - Il secondo comunicato stampa è quello che viene diffuso dal Livorno Calcio. Due righe per dire che «conseguentemente a quanto pubblicato su www.bergamonews.it e riportato da alcuni media, riguardante il compianto calciatore Piermario Morosini, A.S. Livorno Calcio spa informa di aver già da tempo provveduto a mantenere gli accordi presi con la famiglia di Maria Carla Morosini per il tramite del suo tutore legale». La conferma di quanto scritto dall’ufficio stampa del Livorno Calcio ci viene data per telefono anche dal direttore tecnico Attilio Perotti, che assicura di aver parlato col presidente Aldo Spinelli e che questo gli abbia riferito che «il Livorno ha contribuito». 

E poi l’Udinese. «Immediatamente dopo il dramma della morte del calciatore - si legge sulla pagina ufficiale della squadra -, la società, attraverso la onlus “Udinese per la vita”, si dichiarò disponibile a farsi carico a vita delle cure necessarie alla ragazza. L’Atalanta, nella persona del presidente Antonio Percassi, come evidenziato dallo stesso articolo, espresse successivamente il desiderio di occuparsene da sola», confermando quindi di non aver versato soldi per il mantenimento della ragazza, proprio perché sarebbe stata un’altra squadra a farlo.

A giorni la verifica - Da noi interpellato, Mauro Paloschi - il cronista di Bergamonews.it - naturalmente non svela la fonte della notizia, solo rimarca che si tratta di una persona molto vicina a Maria Carla. Per il resto conferma quanto scritto, sostenendo di essere in grado di dimostrarne la veridicità. D’altro canto, nessuna delle società calcistiche ha  fornito prove o cifre precise. Dal canto nostro, prendiamo naturalmente per buono quanto ci è stato detto. Ma attendiamo di verificare, nei prossimi giorni, se i soldi siano veramente arrivati alla sorella di Piermario. Perché in certe situazioni, se ci si fa belli in favor di telecamera, poi bisogna mantenere la parola.

di Chiara Giannini

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Commenti all'articolo

  • perfido

    21 Luglio 2013 - 15:03

    come mi auguro e spero che l' Atalanta, il Livorno e l'Udinese, società di calcio molto serie, risultino esente da ogni responsabilità, a chi dovremmo "tagliare" la lingua per dicerie che appartengono solo agli ambienti giudiziari?

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