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A Londra

Delusione per Bolt all'ultima corsa: la leggenda battuta dall'eterno rivale

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Delusione per Bolt all'ultima corsaLa leggenda battuta dall'eterno rivaleIl suo ultimo 100mt è amaro

Lo sapete già, ma lo ricordiamo per dovere di cronaca: a Londra, Usain Bolt (in 9"95) non ha vinto l' oro mondiale ma un bronzo che sa di sconfitta, dietro al fischiatissimo Gatlin (9"92) e Coleman (9"94).
Ma a dir la verità, non è importante. Perché l' attesa della gara, in fondo, non era dovuta all' esito della gara stessa, ma al suo svolgersi e alle reazioni che avrebbe provocato, nel miliardo di persone davanti alla tv, e in Bolt.
Non importa come è finita la corsa perché non ci chiedevamo se avrebbe vinto o meno e nemmeno se si sarebbe superato un' ultima volta, ma come sarebbe stato il lato umano del Marziano, quali sarebbero stati i suoi sentimenti, i suoi sguardi, e quale la sua corsa verso la "fine". Sarebbe stata una falcata regale o ingarbugliata dall' emozione che evidentemente condiziona pure i superuomini come lui? E sarebbe stata condizionata da quella partenza da sempre difettosa per via di un corpo troppo lungo o per via di quei blocchi di partenza, eterni nemici, già indicati (in un atto di debolezza rarissimo, e molto umano) come causa della pessima prestazione nelle batterie di venerdì, e pure dell' opaco 9"98 della semifinale?
Ognuno conserverà come meglio crede ciò che è riuscito a cogliere dell' ultimo "momento-Bolt", così fugace e così simile a quei "momenti-Federer" che D.F. Wallace associava al tennista svizzero, ovvero quelle volte in cui con "la mascella che scende giù e gli occhi che si proiettano in avanti" si assiste a qualcosa di impossibile che diventa reale. Forse per qualcuno è stato il più intenso, per altri invece no, sicuramente è stato condizionato dal declino atletico. Ognuno ha diritto di scegliere il suo Bolt-moment tra il patrimonio concesso dal giamaicano all' universo, che va dagli ori olimpici della doppia tripletta, a Rio 2016 e Londra 2012, alla prima folgorazione nell' edizione di Pechino 2008 (primo tris rovinato dalla revoca della staffetta 4x100 per la positività del compagno Carter, così Carl Lewis gli è rimasto davanti negli ori olimpici) quando si presentò nei 100 con l' inatteso record del mondo firmato due mesi prima a New York (9"72) e vinse, abbassando a 9''69 e lasciando intendere, visto il passeggio finale, di avere margine per aggiornare ulteriormente la sua storia. La Storia. E lo avrebbe poi fatto negli altri momenti-Bolt, i più prodigiosi: i due record mondiali di Berlino 2009 (100 in 9''58 e i 200 in 19''19).
Siccome è stata una "morte" sportiva annunciata e attesa a lungo, era come se Bolt avesse già smesso di correre da tempo. Dunque non rimaneva che assorbirne le emozioni con la certezza che sarebbe stata l' ultima occasione per viverle, perché sapevamo che una volta varcata la soglia, l' eroe dei giorni nostri sarebbe stato risucchiato dal passato, diventando solo un ricordo da spolverare nei video d' archivio. Sapevamo che Bolt da quel momento non avrebbe più accompagnato le nostre vite con le sue apparizioni a metà tra il messianico e il buffo: niente più pose iconiche o sorrisi prima delle gare (una cosa mai vista prima), niente più medaglie, niente più record. Sapevamo che da quel momento in poi ci avrebbe lasciato con la sensazione che uno così, uno come lui, non nascerà più, e che quindi l' atletica e tutto lo sport sarebbero stati d' un tratto un po' più grigi. E da oggi speriamo che arriverà qualcun altro al suo posto, un giorno, ma sappiamo anche che nessuno sarà mai come lui.

di Claudio Savelli

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