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Lamborghini veste Versace

Ecco la Murciélago LP640

Lamborghini veste Versace
La moda incontra i motori. E’ già successo in passato ed il binomio funziona quando si abbina lo stile alle belle macchine che si presentano da gran signore agli appuntamenti più importanti. La nuova coppia che nasce è tra la Lamborghini e Versace, per presentare la versione personalizzata della Murciélago LP640 Roadster, prodotta in serie limitatissima.
Colore bianco pastello, una greca Versace sulla parte inferiore delle portiere, sedili a guscio rivestiti in pelle bianca e nera, la nappa pieno fiore lavorata sempre con la greca della maison italiana come rivestimento del cruscotto, delle portiere e della consolle centrale: si presenta così la nuovissima femme fatale a quattro ruote. Il motore è un V12 di 6.5 litri da 640 CV, visibile grazie al cofano motore trasparente.
Nella collaborazione tre la due grandi firme rientrano anche una particolare serie di accessori: valigie, trolley, guanti e quant’altro in vitello opaco nero per un lussuoso viaggio.

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  • giampaolod

    28 Giugno 2008 - 15:03

    Alzi la mano Chi fra noi ricordi Ferruccio Lamborghini, e soprattutto il motivo che Lo portò ad affiancare, alle valide macchine per il lavoro agricolo, la produzione di alcuni modelli che ancor oggi rappresentano la vera GT dal dna tutto Italiano. Di mani alzate ce ne saranno poche, purtroppo, tuttavìa pare che il motivo sia stato una cosiddetta lite di troppo fra il Lamborghini ed un certo Commendatore, che di cognome faceva Ferrari. Narra la leggenda che Lamborghini fosse un Cliente mai soddisfatto, mentre Ferrari un Fornitore convinto di onorare con il Suo genio chiunque potesse permettersi di acquistare una delle auto. Non è invenzione, infatti, ma realtà testimoniata, il fatto che persino il colore fosse quasi imposto dalla Ferrari stessa. Mettere due teste più dure della roccia a cozzare l'una contro l'altra produsse comunque effetti grandiosi. A seguito del commento del Commendatore, il quale ripetutamente si dice abbia invitato il Lamborghini a giudicare i trattori prodotti, anziché i pregiati pezzi del "Cavallino", in quella cosiddetta lite (che comunque, nel caso in cui davvero sìa avvenuta, mi riesce difficile immaginare differente da un logorantemente reciproco gioco di stress), Lamborghini annunciò che avrebbe realizzato in proprio anche automobili: GT di superiore livello per qualità e prestazioni, che sarebbero sempre state migliori rispetto a quelle di qualsìasi altra. Dalle parole ai fatti ci volle relativamente poco. Parliamo infatti degli anni 60, in cui l'entusiasmo per il futuro era alle stelle e Chiunque ne avesse i mezzi poteva davvero mettere in pratica le proprie idee. Ponendo mano al portafogli, la Casa di S.Agata commise addirittura l'eresìa di "strappare" all'Antagonista di Maranello alcuni Ingengneri, cùi venne demandato il compito di progettare il primo modello automobilistico interamente nuovo. Si dice inoltre che, essendo Lamborghini nato sotto il segno del toro oltreché un appassionato di Tori da combattimento, sìa stato Egli stesso ad aver commissionato la stilizzazione del famosissimo toro infuriato che ne divenne il Logo. Le auto riuscirono belle, innovative e pure originali, fintantoché dalla matita magica di Marcello Gandini non uscì un prodigio cùi venne dato il nome "Miura": da quel momento il concetto di GT cambiò radicalmente, divenendo superlativo assoluto sia dal punto di vista della bellezza (ancor oggi ineguagliata fra le auto di produzione italiana) che delle prestazioni. Purtroppo ne ho viste davvero poche, in vita mia. In primo luogo perché erano talmente costose da renderne praticamente improponibile una diffusione anche solo maggiore; in secondo perché si trattava di auto dal carattere davvero affìne ai tori da combattimento che sfoggiavano sul blasone. E di nuovo, quante altre leggende stavolta certe. Un eccentrico miliardario Americano, che ne acquistò una per portarsela nello studio al fine di bearsene in privato o con pochi Eletti; un Professionista o Imprenditore che chiedeva affinché la facessero andare più piano, stante la nota brutalità di quei dodici cilindri pronti ad avventarsi in avanti prendendo il sopravvento. Sembra però strano, per un'auto che faceva della "cattiveria" la sua dote migliore, ma le auspicate versioni da corsa della Miura in realtà non corsero mai, e praticamente si son perse le tracce oltreché i pezzi del prototipo corsaiolo originale. A questo ne seguirono pochi altri finiti in vendita, ed alla fine pare che tutto sia naufragato in modelli "normali" modificati a posteriori. La Miura, sempre i racconti ascoltati mi dicono, pare avesse inoltre una spiccata propensione per le fiamme. Vapori di benzina stazionanti nei carburatori dopo lo spegnimento del motore, come per sortilègio presero fuoco in troppi casi, avvampando il nobile Toro cùì in pochi istanti non rimaneva altro da fare che render l'anima al Dio della meccanica. A tale problema si trovò un rimedio (che a quanto pare servì pure alla Ferrari, la quale, utilizzando lo stesso tipo di carburatori in alcuni motori, fu' vittima di analogo problema), ma il tempo della Miura pareva ormai giunto al triste epilogo. Primi anni 70: crisi del petrolio, austerità, oltreché necessità di bassi consumi persino in America, dove come dinosauri si estinsero definitivamente tutti i famosi modelli "muscle", soccombendo alle chilometriche code ai distributori. Ammontano in tutto a tre o quattro, forse, i miei incontri con la meravigliosa Miura, e nella prima occasione mi trovavo seduto al fianco di mio padre sulla fiat 850 berlina posseduta all'epoca: parcheggiato in Corso Italia, lungomare di Genova affollato dai vacanzieri nell'estate 1966 o 67, c'era questo basso mostro spalmato sull'asfalto cocente, che quasi dava l'impressione di voler far tutt'uno con il nero della carrozzeria. Inutile dire che attorno vi fossero decine di curiosi in stato apparentemente ipnotico, ai quali, ovviamente e prontamente ci aggiungemmo a nostra volta. Come sempre, dinanzi ad un simile capolavoro i discorsi partivano per la tangente, e Qualcuno arrivò persino ad affermare che tale auto appartenesse nientemeno che al grande cantante "Little Tony". In primo luogo non si poteva neppure ipotizzare cosa mai potesse aver portato Little Tony nella città di Genova, inoltre non mi è mai riuscito di appurare se Lui avesse mai posseduto un analogo modello proprio in quel periodo, oltretutto di quello specifico colore. A curiosità appagate, ma con gli sguardi ancora rivolti verso il "Toro", la Gente sgomberava lentamente il marciapiede. Di nuovo Tutti al volante delle varie 500 e 600 "finte Abarth", che a cofano posteriore aperto e marmitte rumorose a doppia uscita, prendevano rapidamente giri (giri motore, non velocità) quasi fossero a loro volta rinvigorite dai cavalli veri della Miura. Attorno a quello splendore, comunque, si alternò un tale numero di curiosi che probabilmente soltanto il vero Little Tony "in carne ed ossa" sarebbe riuscito a radunare. L'ultimo personale incontro con la Miura è invece avvenuto domenica nove Marzo di quest'anno - circa 41 anni dopo il folgorante "primo colpo di fulmine" - esattamente nel viale sotto l'attuale casa mia. Era all'incirca mezzogiorno, quando affacciandomi dal terrazzo per guardare il traffico, in mezzo a questo vi notai ferma una splendida SV di color rosso aragosta. Rientrato prontamente in casa per brandire la macchina fotografica, grazie al traffico stesso ho avuto modo di scattare alcune foto: adesso questa Miura dal colore acceso è gloriosamente esposta in formato A 4 sul muro del mio studio. Naturalmente non è sola, perché al suo fianco trovano spazio sìa una preziosa Aston "superleggera" che una Jaguar 120, dallo stranissimo ma forse non originale color "Ferrari". Nel muro di fronte, invece, impera l'enorme ritratto di una 911 "carrera 2" illuminata dalla luna, regalatami da un mio indimenticato ex Principale. Personaggi oltreché anni irripetibili, tutti protèsi al futuro con uno slancio mai più visto nei tempi recenti. Ma soprattutto modelli di auto destinati a rimanere inarrivabili per carisma ed estetica: Porsche 911, Corvette a forma di squalo, Ferrari 275 gts e Jaguar "e", i cui lunghi musi sembravano non finire mai. Inoltre la mitica Miura, per l'appunto. Fra questi "Simboli automobilistici" leggendari, due hanno scelto la strada dell'evoluzione di uno storico modello, mentre tutti gli Altri hanno optato per intraprendere nuove strade talvolta guidate dai nuovi Proprietari. Dietro a tutti questi Nomi di oggi, però, ce ne sono altri da non dimenticare. I nomi di Colòro che hanno partorito le idee originali, senza le quali le odierne meraviglie non sarebbero mai venute alla luce. Nella Murciélago impreziosita dal nobile atelier Versace, in fondo e quantunque "aggiornato ai tempi", c'è ancora traccia del sanguigno carattere del grande Ferruccio, unitamente alla saggezza del marchio Porsche che consente la piena autonomia nei progetti. Grande mix per grandi Auto, a dispetto dei momenti bui. E di certo a vantaggio di quelli futuri. GiampaoloD

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