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Wimbledon: la prima sorpresa

Safin torna ed elimina Djokovic

Wimbledon: la prima sorpresa
 La notizia del giorno è che Marat Safin ha eliminato in tre set il numero tre (sarà il caso?) del mondo, Novak Djokovic. Lo ha fatto sul campo centrale di Wimbledon, riservandosi di diritto la prima sorpresa del torneo. Basti pensare che il grande Bjorn Borg, uno che di tennis sull’erba se ne intende avendo vinto per cinque volte filate i Championship, aveva dato il croato come finalista della corrente edizione. Anche la pallina è rotonda e così tutto può succedere. Il match è finito 6-4, 7-6 (3), 6-2. “Per me battere Djokovic su questa superficie è un successo. Era da tempo che non vincevo una partita del genere”, ha dichiarato soddisfatto il russo. Che al momento occupa la posizione numero 75 del ranking mondiale, ma può vantare il primato mantenuto per nove settimane a partire dal 20 novembre del 2000 e 15 titoli in carriera, tra cui un Austrlian ed un US Open. Oltre ad una serie di prestazioni che lo rendono uno dei personaggi più caratteristici del circuito.
Non ha mai tenuto a freno la propria vivacità agonistica al punto che si contano 48 racchette rotte, mentre si è perso il conto delle imprecazioni nelle tre lingue che parla, russo, spagnolo e inglese. Tra le cattive abitudini, quella di lamentarsi spesso con gli arbitri.
Nato a Mosca da una famiglia di origine tartare il 27 gennaio 1980, è cresciuto a base di tennis. I suoi genitori erano ex giocatori e poi allenatori. Il padre ha gestito lo Spartak Tennis Club dove il giovane Marat si è allenato al fianco di Anna Kournikova, Elena Dementieva e Anastasia Myskina. In buona compagnia, insomma. La sorella Dinara è anche lei giocatore professionista, battuta lo scorso maggio nella finale del Roland Garros dalla numero uno Ana Ivanovic.
La sua carriera ha subito un stop forzato per un serio infortunio al ginocchio tra il 2005 ed il 2006, ma il disordinato Marat non ha fatto molto per riprendersi al meglio fisicamente, compromettendo la sua posizione nel ranking ATP, sprofondando fino al numero 104. L’uomo delle sorprese è tornato a far parlare di sé nel 2007 all’US Open, dopo aver perso contro il paladino di casa Andy Roddick al termine di un incontro durato tre ore e che ha portato il giocatore americano a definire “montagne russe” un match contro l’ex numero uno.
Oggi le montagne russe le ha dovuto cavalcare il giovane Djokovic, ben lontano dal quello che a Gennaio si è aggiudicato l’Australian Open. Il croato non è mai sembrato in grado di battere il tennista russo. Perso, confuso e spento. Oppure soltanto particolarmente sorpreso dalla prestazione che non ti aspetti da uno che sa come conservare bene qualche scherzetto ai propri rivali.

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