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Colpo di pennello in Porsche:

la 911 Turbo Cabrio Facelift

Colpo di pennello in Porsche:
Mettere a punto un auto che di per sé non ha niente da chiedere. Alla Porsche lo sanno fare, da sempre, abituati come sono a trattare un prodotto di stile che sa adeguarsi bene (per chi può) alla vita di tutti i giorni. Così ecco che la 911 Turbo Cabrio è passata un'altra volta sotto il pennello degli artisti della casa tedesca. Un facelift, un ritocco che non deve seguire le richieste del mercato perché la Porsche, di certo, non ne ha bisogno.
Debuttano i nuovi 3.6 e 3.8 ad iniezione diretta DFI, con l'abbinamento del cambio a doppia frizione Porsche Doppelkupplung (PDK), di eccellente garanzia: gli amanti del marchio ne rimarranno affascinati come sempre. A quanto pare, la nuova versione dovrebbe montare un 3.6 da 500 CV.
Il prezzo si aggira attorno ai 150.000 euro. Tanti, ma chi può deve stare certo che saranno ben spesi.

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  • giampaolod

    30 Giugno 2008 - 11:11

    Debbo delle scuse a Tutti, lo confesso: a partire dalla Porsche per giunger poi agli Appassionati come me. Travolto dall'Amore scrivendo la mia personale versione della Leopardiana "A Silvia", ho commesso un grave errore di cùi soltanto ora mi avvedo. Ho in effetti fatto confusione fra le due ère della 911: quella precedente con il mitico motore raffreddato ad aria (con l'eccezione di un modello che a seguire citerò), e la seconda che ha portato la nuova 911 dal 97 fino ad oggi. Il mio errore è riferito alla mostruosa e leggendaria 935/78 Turbo "moby Dick", che fu un modello "laboratorio" al punto tale da esser l'unico raffreddato a liquido: in breve, quel motore apparteneva sì alla prima mitica èra motoristica, tuttavìa, essendo un esperimento ad ogni effetto, ne differiva proprio per la sostanziale caratteristica che io ho omesso di citare. Per ritrovare una 911 definitivamente raffreddata a liquido, infatti, avremmo dovuto attendere ancora quasi 19 anni. L'Amor cieco (posso dirlo, in virtù del fatto che ben poche Creature del "Gentil Sesso" leggeranno la mia elegìa) porta anche a questo. Per un Appassionato come il sottoscritto è tuttavìa cosa assài grave, per la quale mi scuso sìa con Porsche che con tutti gli "Innamorati" di queste fantastiche "Opere d'Arte" su ruote. GiampaoloD

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  • giampaolod

    27 Giugno 2008 - 15:03

    Penso alla Porsche 911, ed immediatamente mi tornano in mente i primi esemplari visti quando ero bambino. Ovviamente non mi riferisco espressamente ai primissimi (che non ricordo nel contesto della loro epoca poiché usciti quando avevo appena due anni), ma a quelli successivi. Nel 1963, Porsche iniziò a scrivere uno fra i più grandi e bei capitoli nella storia dell'automobile moderna, che possiamo ammirare sulle nostre strade di tutti i giorni e seguire sulle piste di ogni parte del mondo. A dispetto dei 45 anni trascorsi, la 911 ancor oggi dimostra quanto possa essere riduttivo parlare di un'auto come di un qualsìasi oggetto inanimato. Quasi fosse cosa viva, la Leggenda ha saputo evolversi e "divenire" senza mai ricusare ciò che fin dal principio è stata; un'icona a sé stante, oltreché ben lontana dal semplice e gretto oggetto di ostentazione rappresentato invece da altre famose auto. Certamente le somiglianze fra una splendida GT2 di oggi e l'Antenata del 1963 si limitano al "taglio estetico", ma la sostanza ed il concetto rimangono quelli originali: la volontà di creare un'opera inattaccabile dal tempo e dalle mode, oltreché capace di effettuare un netto distinguo fra "essere" e "sembrare", evidenziando un ben preciso stile di vita. Solamente un'altra auto riesce a rappresentare un concetto abbastanza simile; si tratta dell'altrettanto leggendaria Corvette, qui da noi poco conosciuta. Per evitare di tediare con intimistici commenti legati ad ogni singola "edizione", vorrei solo riportate le personali impressioni relative ad uno fra i modelli da me più amati: la "Turbo", che meglio di ogni altra ha saputo portare su strada l'essenza dell'invincibile 917. Per quest'ultima, la sola vera sconfitta fu determinata dal cambio di regolamenti voluto dagli Avversari blasonati, stufi di subire umiliazioni sìa sulle piste europee (in cui 630 cavalli erano sufficienti) che in quelle U.S.A. (dove a metà dei gloriosi anni 70, la cavalleria di quel solo motore raggiunse la mostruosa cifra di oltre 1.560 in configurazione da qualifica). Per tornare alla 911 Turbo, comunque, ebbi modo di osservarla attentamente da vicino per la prima volta proprio alla fine degli anni 70: "Lei" si trovava parcheggiata sul lungomare di Rapallo, mentre il sottoscritto transitava lentamente guidando la propria grigia ed "autocarristica" 132 diesel. Povera la mia macchina, se avesse avuto un'anima chissà quale tristezza avrebbe provato dopo essere stata abbandonata senza cura nel primo buco disponibile, per poter correre indietro con la speranza di trovare la 911 ancora parcheggiata dove lo era poco prima. "Lei", comunque, era effettivamente ancora ferma nello stesso posto, in un'elegantissimo abito nero dall'abbagliante luccichìo che ne evidenziava ulteriormente le minacciose potenzialità. Continuai a girarle attorno non so' per quanto tempo, tentando di immagazzinare nella mente ogni singolo particolare anche trascurabile. Alla fine, osservando all'ennesima lo splendido posteriore mi venne in mente un paragone particolare: la "schiena" dell'auto mi evocava quella d'un Pugile della massima categoria in posa d'attacco, intento a caricare ogni singolo ed esasperato muscolo. Ogni minimo particolare, poi, sembrava ottimizzato per fondersi con quello splendido colore: a cominciare dai meravigliosi e mai troppo rimpianti cerchi neri "fucinati", per giungere al mostruoso alettone troneggiante sul cofano motore. L'unica nota difforme in quel contesto era la targa: Svizzera, quindi troppo "accesa e colorata" per non costituire un elemento estraneo oltreché invasivo. Ben presto, comunque, mi ritrovai al volante della "familiare" autovettura, assorto a discuterne i meriti fino a quel momento quasi mai messi in discussione. Ricordo poi alcune frasi lette in una prova di "Quattroruote" uscita in edicola qualche tempo dopo: i 4,8 secondi allòra necessari a raggiungere i 100 kilometri partendo da fermo venivano definiti "mostruosi", così come le prestazioni in generale, che più o meno (chiedendo scusa per ovvii errori od omissioni) venivano riassunte nel concetto "prestazioni che non trovano riscontro nella produzione di serie, poiché a livello di quelle di un'auto da corsa". Quelle 911 Turbo, in realtà erano davvero la versione addomesticata di un'auto da corsa, poiché la vera sigla del modello era effettivamente "930"; derivata cioè dalle varie 934 e meravigliose 935 che hanno contribuito al consolidamento del Mito di nome Porsche. Il vedere quindi una "Turbo" per strada faceva immediatamente correre il pensiero a tutti quei mostri, che lottavano alla pari con i Prototipi talvolta battendoli. La qual cosa avvenne nell'edizione 1979 della 24 heures du Mans, oltreché sulle piste sparse per mezzo mondo. Tanti gli anni trascorsi e tanti gli "step" evolutivi per quest'auto unica. Il più traumatico, sicuramente per tutti gli Appassionati, fu l'abbandono del classico motore raffreddato ad aria avvenuto nel 97, causa l'impossibilità di aggiornamenti a nuove normative in tema di vari inquinamenti: il mitico boxer raffreddato ad aria, che era stato capace di sprigionare 850 cavalli sulla mostruosa 935/78 "Moby Dick", all'improvviso era costretto ad ammutolire il tuono uscente dai suoi scarichi ai quasi 380 all'ora che era in grado di consentire. Via libera quindi ad un capitolo nuovo, al diametrale raffreddamento a liquido oltreché ad un inedito abito elegante: lo sguardo di quei fari a trapezio, però, era davvero distante da quello offerto dai penetranti e quasi ipnotici occhioni delle più carismatiche Antenate... Il resto è storia di oggi, in cùi tutto ha ripreso il giusto corso con i "trapezi" che definitivamente han lasciato posto ai tanto amati ellissi. Porsche non perde un colpo, e da quel 1997 la 911 ha ripreso il cammino verso la totale bellezza di una scultura viaggiante. A fine anni 60' ci fu una 917 che - nella lunga notte di Le Mans - superò i 399 kilometri/ora prima del "salto" al termine del leggendario dritto delle Hunaudières, correndo verso l'orizzonte su gomme la cui durata era una scommessa, oltreché tenuta insieme da un magro telaio che oggi farebbe inorridire Chiunque: erano però i tempi dei vari Jo Siffert, Vic Elford, Nino Vaccarella e tantissimi Altri, ma soprattutto era il periodo in cui l'Uomo doveva dominare su di un mezzo la cui potenza era gestibile da pochi. Quei tempi son lontani, quei sorridenti Campioni non corrono più ed i 7 Kilometri di dritto rettifilo sono interrotti da due varianti che troppo ricordano le odiose rotonde, nemiche anche dei nostri inseparabili navigatori satellitari. La Porsche 911, invece, è ancora qui forte del suo spirito originale: se mancano i sistematici gradini più alti del Podio ciò è dovuto soltanto ai regolamenti. Oggi, ai nobili motori turbo a benzina i Legislatori hanno preferito i più tranquilli atmosferici; per non parlare degli attuali Prototipi diesel, così tristemente imparentati con i furgoni e la macchina che usiamo tutti i giorni per recarci al lavoro. Anche questi regolamenti contorti ed assurdi cambieranno, comunque, ed in molti siam pronti a scommettere che (allorquando ciò accadesse) ci saranno sìa una 911 Turbo che un Prototipo con il motore già acceso, pronti a far rientrare nei ranghi qualunque Concorrenza. Quindi auguriamo ancòra lunghissima vita alla Leggenda - capace di portare un'Auto a divenir Filosofìa - oltreché ai sogni senza fine che certo torneranno ad essere una realtà dura da battere: piaccia o meno, ci sarà sempre una Porsche 911 ai vertici di qualsivoglia classifica, sìa in pista che su strada. La Porsche vive il Suo sessantesimo anno di vita e la 911 il quarantacinquesimo. La strada di Entrambe, per fortuna, sarà comunque ancòra tanto tanto lunga. GiampaoloD

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