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Boxe femminile alle Olimpiadi

Pari opportunità ai cazzotti

Boxe femminile alle Olimpiadi
Fare a cazzotti non è più esclusiva dei maschi. Il Cio ha deciso infatti di inserire la boxe femminile tra gli sport delle prossime Olimpiadi che si terranno a Londra nel 2012. Sacrificata la minimosca maschile, spazio alle botte da orbi tra donne. Peccato che Jackie Tonawanda, la prima signora pugile professionista, sia caduta sul ring della vita appena un paio di mesi fa, l’11 giugno. Lei, che ha lottato da quando era ragazza per poter infilare i guantoni alla pari con gli uomini, sarebbe stata fiera di questa novità.
La Nazionale Italiana Femminile si è già messa all’opera sotto la guida del suo responsabile, Raffaele Bergamasco. “Per me è la realizzazione di un sogno – confessa lui -, il traguardo di un percorso con la boxe femminile che ho iniziato nel 2001”. In quell’anno, infatti, l’allora ministro Veronesi firmò un decreto col quale si apriva ufficialmente, in Italia, la boxe alle donne. Fino a quel giorno qui ci si menava solo in maniera non ufficiale. La Federazione pugilistica non ne voleva sapere, di darci il permesso di finire al tappeto dopo un gancio ben assestato. La forza e la violenza, i paradenti, gli sputi, il sudore e il sangue non erano cose da femmine, diceva. I calzoncini antiestetici, il naso rotto pure. La milanese Stefania Bianchini e la romana Stefania Proietti, due atlete coi controfiocchi, nel 1996 se le sono dovute suonare in maniera quasi carbonara, in un match valido per un titolo non ufficiale, quindi in sostanza inutile. Che però entusiasmò le donne, tutte a sognare un futuro come il loro, o almeno un pungiball su cui sfogarsi nelle pause dal lavoro. Fatto sta che da allora le palestre si sono riempite di signorine giù dai tacchi e casco in testa.
L’idea che anche a noi possa piacere la violenza, però, fa fatica a passare: chi festeggia per la decisione del Cio dice che finalmente anche in questo sport si potrà vedere spettacolo e stile. Come se noi ci menassimo coi fiori. Lo sostiene, per esempio, il presidente della federazione italiana Franco Falcinelli, che è anche il presidente della commissione tecnica dell'Aiba (ente che sovrintende al pugilato dilettantistico mondiale), contento perché «con l'ingresso del pugilato femminile cade una barriera, fatta di oltre cento anni di storia. Questa decisione del Cio dà il colpo di grazia a quelli che dicono che la boxe è solo violenza, anziché arte ed esercizio di stile», dice. Quella del Cio «è una decisione giusta nel nome delle pari opportunità, e che soddisferà i gusti di chi predilige un pugilato fatto di tecnica e stile. Già oggi il pugilato femminile ha spesso offerto spettacolo, basti pensare a quanto ha fatto nel recente passato Laila Ali. Era ora che si capisse che il nostro sport può benissimo essere praticato anche dal cosiddetto gentil sesso. L'Italia ha una bella squadra, e speriamo di far bene da subito».
Intanto ci prepariamo fisicamente e mentalmente con gli europei femminili di Nikolaev, Ucraina, in programma dal 14 al 24 settembre. Poi ci infiammeremo con le prime Olimpiadi. E faremo il tifo per chi se le suona di santa ragione, con stile o senza stile, chisseneimporta. Quel che importa è che saranno match dove gli ammennicoli sessuali conteranno zero. Femmine o no, sul ring vale il montante da ko.
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Albina Perri

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Commenti all'articolo

  • jack1980

    14 Agosto 2009 - 09:09

    Al di la del tema dell'articolo, che mi sembra sensato, dopotutto ognuno dovrebbe poter fare lo sport che vuole, indipendentemente dal suo sesso, volevo dire una cosa riguardo ad un'osservazione di Falcinelli : Ho visto qualche incontro della figlia di Ali e lei fa assolutamente schifo come pugile! E' impallata sulle gambe, si muove come un trattore, fa davvero pena. Sa incassare, ma ha 0 tecnica. Ci saranno sicuramente delle ottime pugili che potevano essere utilizzate come esempi, ma la figlia di Ali non è una di loro.

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