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Roma, bombe carta a Trigoria

I tifosi vip divisi sulla gestione Sensi

Roma, bombe carta a Trigoria
Striscioni, fumogeni e addirittura quattro bombe carta: a Trigoria, quartiere generale della Roma, è andata in scena ben più di una contestazione nei confronti di Rosella Sensi, presidente dei giallorossi. Nel corso della mattinata, i tifosi hanno preso d’assalto il centro sportivo “Fulvio Bernardini” per protestare contro la dirigenza della società calcistica, intonando cori di scherno per una campagna acquisti più che modesta. “Rossella Sensi bla bla bla” e “Se Rossella se ne va Alleluja” gli slogan più gettonati.
Le forze dell'ordine presidiano la zona e impediscono ai tifosi della Roma di avvicinarsi al cancello d'ingresso del centro sportivo. Già in nottata alcuni tifosi della Roma avevano esposto uno striscione davanti Villa Pacelli, la residenza della famiglia Sensi, contro la dirigenza, con scritto "Rosella Vattene".

LA RABBIA DEI TIFOSI - Non era mai successo fino a ieri che la contestazione degenerasse in questo modo. E anche questo è un segnale preoccupante. Ma, quello che lascia perplessi, è che la situazione di ieri è soltanto la punta di un iceberg. Entrando nella “pancia” del corteo o cercando di stargli accanto, per carpirne e capirne gli umori si scopre che tra gli stessi contestatori, a parte gli slogan classici contro la dirigenza (in particolare contro la Sensi, mentre tutti osannano Spalletti), le voci sono tante e ognuna ha qualcosa da raccontare. Molte sono simili, ma ognuno ha un suo punto di vista. C’è perfino chi contesta l’intoccabile a Roma: il capitano Totti. Marco, per esempio. «Scrivi che sono di Casalotti. Solo quello». Ha poco più di trent’anni. I capelli rasati, il pizzetto e gli occhi chiari. « La dirigenza attuale è al capolinea e nessuno si va avanti seriamente. Soros, Angelini e chissà chi altro ancora non hanno dimostrato di voler veramente acquistare la Roma», è il suo antefatto. Poi entra nelle questioni tecniche: «Dovevamo comprare un centravanti,  quando ne avevamo la possibilità, capace di segnare 20 gol a campionato. Invece abbiamo Totti in quel ruolo, perché lui vuole chiudere la carriera segnando gol per i suoi record personali». C’è invece chi se la prende con il nuovo allenatore. Davide ha 34 anni e segue la Roma, «da quando ne avevo 10». Ha una sua teoria sull’essere romano e romanista. «Io capisco che Ranieri deve lavorare e che sul mercato non c’era nulla di meglio. Ma l’anno scorso era della Juve: i nostri “nemici”. E se vale l’idea che per allenare la Roma bisogna essere romani doc e tifosi giallorossi, allora posso allenarla anche io che la seguo da quasi trent’anni».
Giampiero De Chiara

IL PENSIERO DEI ROMANISTI DOC - «Me l’aspettavo, sono giorni che temevo la situazione precipitasse ed è capitato. Sono molto dispiaciuto», dice subito al telefono Maurizio Gasparri, senatore del Popolo della Libertà e romanista doc. Tanta amarezza ma anche cautela nelle parole dei giallorossi da tribuna d’onore, specie se davanti agli occhi ci sono ancora le immagini degli esplosivi lanciati ieri mattina dagli ultras a Trigoria.
«I tifosi farebbero bene a darsi una calmata: vogliamo tutti una società ai vertici, ma questo è il momento della responsabilità da parte di tutti, stampa e tifo compresi», dichiara senza mezzi termini Mauro Miccio a Libero, manager ed ex-consigliere delegato As Roma.
Non si fa illusioni il club trasversale dei vip romanisti: di fronte alla necessità di vendere la società restano le incognita di questi mesi. D’altronde se ogni ipotesi di acquirente si è rivelata un bluff, chi potrebbe togliere la Roma da questa empàsse finanziaria: un altro Fioranelli?Angelini? Soros? «Non so chi possa rilevare la società in un momento così delicato, specie ora che la Roma è quotata in borsa» dice il senatore a vita Giulio Andreotti. «Non voglio fare il giudice, ma di certo non dev’essere un politico. Ricordo quando il mio amico Franco Evangelisti voleva comprare la Roma, prima dell’arrivo di Mezzaroma e Ciarrapico, glielo sconsigliai: la politica non deve occuparsi di un settore tanto popolare e delicato come il calcio». Tutti d’accordo comunque nel difendere Rosella Sensi e la società, in un periodo in cui è nel mirino della tifoseria come capro espiatorio.
«Rosella e le sorelle ne hanno passate di tutti i colori in questi anni: minacciare peggiora solo la situazione. E poi se la Roma è una società sana il merito è solo dei Sensi», aggiunge Miccio.
Tutti d’accordo, o quasi. Chi sta dalla parte dei tifosi è il comico Antonio Giuliani: «Se i tifosi contestano un motivo ci sarà: la Roma ha dato via giocatori a parametro zero quando si potevano fare plusvalenze, penso a Ferrari». Infine, c’è la questione Spalletti. «Rosella ha deciso tardi: Spalletti ormai aveva perso il controllo della squadra, che pure non ci ha creduto», si sbilancia l’attore Daniele Liotti.
E Ranieri? «Quello è juventino, ma spero non si dimentichi della sua anima testaccina», sbotta Maurizio Gasparri. Della stessa idea l’ex-senatore dei Verdi Paolo Cento, a dimostrazione che quel covo di giallorossi che è il Roma Club Montecitorio è compatto. «Ranieri è un ottimo professionista, con grande esperienza internazionale: l’obiettivo ora è la finale di Amburgo, quindi aspettiamo a giudicarlo». 
Alessandro Marchetti

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