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Luci, parate e suoni

A Pechino si aprono i Giochi

Luci, parate e suoni
Le Olimpiadi ormai sono pronte a cominciare. Anticipate da settimane di polemiche e scontri diplomatici, oggi pomeriggio sono andate in scena le celebrazioni dei apertura. Luci a intermittenza e abbaglianti che accendono la notte di Pechino, bagliori che provengono dalle tribune dello stadio olimpico dove sono in 90.000 ad assistere alla cerimonia. E poi tamburi, balli, sfilate. Tutto come tradizione comanda. Con un po’ di sapore da parata militare.
I cinesi provano a cancellare le botte e risposte sui diritti umani con lo slogan di benvenuto: “Amici che venite da lontano, quanto siamo felici di avervi qui”. Lo spettacolo non va in scena soltanto nello stadio, ma anche in tutta città con i fuochi di artificio, arte in cui i cinesi sono certamente dei fuoriclasse. Vedremo cosa sapranno combinare nelle discipline olimpiche. Una bimba di 5 anni intona l’inno della Repubblica popolare, mentre di un gruppo di altri 56 bambini, che rappresentano le diverse etnie all’interno del Paese, accompagnano l’ingresso della bandiera. Intanto si ricorda la storia di questo popolo, con imperatori, corti, guerrieri che hanno vissuto il passato. La Cina coglie l’occasione per testimoniare quanto ha fatto secoli fa e quanto vuole fare oggigiorno.
Finalmente l’ingresso delle squadre. Secondo il rigoroso alfabeto cinese. Ad aprire è la Grecia, quella che le Olimpiadi le ha inventate. La delegazioni di Taiwan è accolta da un boato. Non ci fossero stati i Giochi, probabilmente sarebbe andata diversamente. L’Italia è la numero 191. Brunei alla fine non presenta nemmeno un atleta. Uno stato, una tradizione: quelli di Cuba sembrano dei militari in borghese, gli atleti africani si riconoscono anche per gli abiti che indossano. Sfilano le nazioni e le telecamere vanno a scovare la candidate ad un medagliere particolare, quelle delle più belle. Tra le nuove favorite l’Italia schiera Margherita Granbassi, fiorettista.
Poi è il momento dei discorsi. Il presidente del Cio, Rogge, si congratula con Pechino e raccoglie un lungo applauso. Un Paese che “anni fa ci ha invitato qui e ora ci apre le porte”. E’ il presidente cinese Hu Jintao dare il via alla cerimonia finale: entra la bandiera olimpica, è il momento del giuramento e dell'accensione della fiamma olimpica, affidata all'ultimo tedoforo, il ginnasta Li Ning, che con un gioco di corde sospese, ad un certo punto spicca il volo e corre nell'aria, a decine di metri d'altezza, portando la fiamma fino all'enorme braciere. E via con altri fuochi artificiali.
Ma c’è spazio pure per un piccolo giallo. Ad un certo punto si è visto che un atleta sventolava una bandiera italiana con in evidenza un messaggio. La regia televisiva cinese è stata rapidissima nell'oscurare il passaggio e puntare subito su altri settori della delegazione che continuava a sfilare. Talmente rapida la manovra della regia che è sfuggita ai più tra i commentatori televisivi italiani collegati dallo stadio o in studio. Il messaggio? Un buon auspicio: “Da Jesi a Frascati e Trieste vinceremo per le feste”.
Da domani le gare olimpiche entreranno nel vivo domani quando sono in programma ben diciannove sport (18 al via dopo la tre giorni dedicata al calcio e alla cerimonia inaugurale). Debutto col botto per il ciclismo che assegnerà la medaglia più attesa, quella della prova su strada maschile (conquistata da Bettini quattro anni fa), e prime bracciate per i nuotatori con Rosolino e Filippi subito in acqua rispettivamente nei 400 stile e 400 misti. Le donne del volley invece affronteranno il primo incontro con la Russia.

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