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Lippi, "obiettivo mondiale"

E stasera battere l'Irlanda

Lippi, "obiettivo mondiale"

Nella sua mente c’è un solo obiettivo: “il mondiale”. E questa sera Marcello Lippi si gioca la qualifica: impresa per altro non difficile, dal momento che agli Azzurri manca solo un punto per raggiungere il Sudafrica. E questo punto potrebbe essere conquistato contro l’Irlanda, allenata dall’ex ct azzurro: Giovanni Trapattoni. Il Lippi d’Oltremanica non è per nulla banale e esordisce con un “ci siamo: c’è una gran differenza tra qualificarci a Dublino oggi o mercoledì battendo Cipro. Ci piace l’idea di riuscirci prima, per tanti motivi”. Inaspettato davvero. E ancora: “Vedrete un’Italia di qualità e vogliosa». Avesse detto ‘senza stimoli e annoiati’ ci saremmo meravigliati”. Scemenze a parte Marcello ha ragione da vendere e per fare il colpaccio schiera sei juventini (tutta la difesa: Buffon, Legrottaglie, Chiellini, Grosso oltre all’ex bianconero Zambrotta) più Iaquinta e Camoranesi a supporto di Pirlo, quest’ultimo piazzato dietro all’unica punta Gilardino (e tanti saluti a Di Natale, capocannoniere in serie A). Per il resto centrocampo nelle mani dei solidi De Rossi e Palombo (sampdoriano al posto di Marchisio, oggi operato al menisco e ko un mese) e buona fortuna a tutti.

Obiettivo mondiale - “Adesso ho il Mondiale nella testa, dopo due anni sono tornato nella Nazionale e ho il Mondiale nella testa, ho questo gruppo di giocatori fantastici nella testa e la grande voglia di riprovare determinate sensazioni, che non è detto che dobbiamo vincere per forza per provarle”. Così Marcello Lippi a poche ore dalla partita con l'Irlanda, in un'intervista a Enrico Varriale andata in onda su Dribbling, programma di Raidue. Il ct azzurro non crede che la squadra di Trapattoni giocherà stasera per il pareggio. “Credo che l'Irlanda punterà alla vittoria», dice, e di questo dà il merito al tecnico lombardo e al suo staff, che sono riusciti a «far crescere la convinzione e la consapevolezza e l'autostima dei giocatori di essere una squadra forte”. Quello del Trap, ancora in panchina a 70 anni, è un esempio più unico che raro. “Allenare ancora tra dieci anni? Non credo - conclude Lippi - Non faccio mai programmi a lunga scadenza”.

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