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Fausto Coppi entra nel mito

La morte prematura 50 anni fa

Fausto Coppi entra nel mito
Fausto Coppi, forse il più grande atleta italiano di sempre, moriva il 2 gennaio 1960 a 40 anni, in un letto d'ospedale a Tortona. Lui, che amava attaccare da lontano, preso in contropiede dalla malaria, non diagnosticata, contratta durante una battuta di caccia in Burkina Faso. Sarebbe bastato il 'chinino di Stato' per guarirlo. Con lui se ne andavano gli sguardi sognanti di milioni di italiani: le sue gambe che mangiavano chilometri in salita, i muscoli possenti, l'orgoglio, e poi la rivalità con Bartali. Ma una rivalità che faceva il sangue buono, non amaro: e così ecco il famoso "scambio della borraccia", le vittorie, le cronache appassionate di Dino Buzzati dei suoi Giri d'Italia. La morte prematura, unitamente alle imprese sportive, che nel dopoguerra rappresentarono un'occasione di riscatto per un popolo segnato dalla guerra, crearono un mito mai tramontato. Mezzo secolo dopo continua il pellegrinaggio sulla sua tomba a Castellania, dov'era nato il 15 settembre 1919.

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  • gasparotto

    02 Gennaio 2010 - 15:03

    Ho letto a suo tempo il bel libro di Gianni Brera, scritto con la consueta maestrìa dal principe del giornalismo sportivo e non solo. "Coppi ed il diavolo", è il titolo del libro. In esso si descrive la fanciullezza e le gesta del campione , destinato dalla famiglia a fare il norcinaio, "lo scana purcel". il suo destino invece fu un altro, quello di fare il corridore di bucicletta. Il suo modo di stare il sella, scriveva, era sgraziato, le gambe sottili ed il torace troppo grosso rispetto al resto del corpo. Ma quando Coppi iniziava a pedalare in salita e lasciava tutti indietro, ecco che ti veniva in mente l'airone, uccello goffo e brutto quando riposa sull'albero della nave, ma maestoso e senza rivali quando dispiega le ali e si invola verso il cielo. Coppi piaceva ai tifosi per essere un corridore completo, forte in salita ma anche a cronometro, ottimo passista e persino ottimo pistard. Bartali non era da meno, ma aveva delle lacune nelle cronometro. Coppi sacrificò gran parte della sua giovinezza causa la guerra, che gli precluse i migliori anni della sua carriera...... Ricordo che ero liceale all'epoca e fu il professore di scienze che ci diede la ferale notizia aprendo il giornale sulla scrivania. Aveva le lacrime agli occhi: "ragazzi , ci disse, è morto Coppi". Ricordo l'episodio come se fosse ieri, le sequenze sono rimaste stampate nella mia mente. Eppure Coppi che era andato insieme ad Anquetil e Geminiani in Africa, Alto Volta, per un criterium ciclistico, s'era recato a caccia con Geminiani in zone infestate dalle zanzare malariche. Geminiani fu salvato da analisi effettuate dall'istituto Pasteur. Bastò una manciata di chinino. Coppi, morì, per la burbanza e presunzione della scienza medica italiana con a capo il prof.Fieschi di Genova. "Voi curate i vostri pazienti noi i nostri". Febbre virale, fu la diagnosi, nonostante le reiterate telefonate della moglie e del fratello di Geminiani, che era stato compagno di battuta di caccia di Coppi, che insistevano per la malaria, diagnosticata a Raphael Geminiani, corridore italo-francese- Bastava un po' di chinino per salvarlo. Se i familiari di Coppi avessero avuto i riflesi pronti , avrebbero potuto salvarlo. Ad insaputa dei medici, potevano dargli il chinino, che ai tempi si vendeva anche dal tabaccaio. Ma loro avevano troppa,molta fiducia nei tromboni italici, enfi di tronitruante arroganza. PS E' uscito un nuovo libro su Coppi: "Un uomo solo.Vita e leggenda di Fausto Coppi." Di William Fotheringham-Piemme editore.

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  • gaglip1

    02 Gennaio 2010 - 13:01

    Ero ragazo quando Coppi morì e fu un dolore lancinante perchè Coppi era stato il mito e l'idolo degli italiani. Certo, insieme a Bartali, ma Coppi aveva qualcosa in più: faceva sognare. E faceva sognare mio padre, cieco, che seguiva alla radio le cronache delle straordinarie impresedel "campionissimo" e si inebriava alle sue vittorie. Grazie Coppi per gli attimi di felicità che regalasti a mio padre e per i sogni che regalasti a tutti noi. Pietro Gagliardi.

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  • ghorio

    02 Gennaio 2010 - 13:01

    Per ragioni anagrafiche , non ho potuto partecipare al tifo contrapposto tra Coppi e Bartali. Il fascino del ciclismo mi ha attirato sin dalla prima giovinezza, grazie anche alle cronache dei vari giornali, sportivi e non, che dedicavano a questo sport ampi spazi. Le cronache dei giri d'Italia e del Tour hanno visto cimentarsi le migliori firme del giornalismo, non solo sportivo. Coppi è stato un grande ciclista ed è doveroso il ricordo nel cinquantenario della morte. Il ciclismo oggi non attraversa una stagione luminosa per le vicende del doping, che, stranamente, non interessano gli altri sport. Sicuramente la tv ha svilito il fascino di questo sport, come del resto di tanti altri. Forse dovrebbero sopperirvi i giornali, ma oggi non vengono dedicati grandi spazi a questo sport e il Giro d'Italia, a parte il giornale organizzatore, viene seguito con molto, molto distacco. Non parliamo del Tour, dove, quando non ci sono italiani protagonisti passa tutto in secondo ordine. Si ritornerà al passato? Sicuramente forse i giornali dovrebbero incaricare qualche firma di grido a seguire le corse ciclistiche: ne guadagneremmo in tanti, compreso lo stile di scrivere delle nuove generazioni che si cibano di notizie striminzite e telegrafate. Giovanni Attinà

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