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Beckham è più povero di Messi

Il calciatore del Milan non è più il più pagato del mondo: cede il posto a Messi

Beckham è più povero di Messi
David Beckham non è più il calciatore più pagato al mondo. Il calciatore del Milan, attualmente infortunato, scende dal trono. Al suo posto la giovane stella del Barcellona. Il fantasisto argentino Messi, secondo il ranking stilato da France Football,  nel 2009 ha incassato circa 33 milioni di euro grazie all'ingaggio e ai suoi contratti di sponsorizzazione.
Beckham, che negli ultimi nove anni non è mai sceso al di sotto del secondo posto, segue Messi e con poco più 30 milioni di euro precede Cristiano Ronaldo (Manchester United e Real Madrid, 29,7 milioni di euro), Kakà (Milan e Real Madrid, 18,6 milioni di euro) e Thierry Henry (Barcellona, 17,8 milioni di euro). 

Tra gli allenatori ovviamente il più pagato è Josè Mourinho con 13 mln di euro. Medaglia d'argento per l'altro (ex) ‘interista', Roberto Mancini, attualmente al Manchester City, che dichiara 12 mln. Il bronzo è di Luiz Felipe Scolari, ex tecnico di Portogallo e Chelsea, attualmente al Bunyodkor, la squadra uzbeka dove milita Rivaldo, che con gli attuali 9.5 mln perde lo scettro di tecnico meglio retribuito.  Fuori dal podio il tedesco Jurgen Klinsmann, attualmente disoccupato ma 9 milioni di stipendio. Quinto il c.t. di Pieris, Fabio Capello, con 8.4 milioni di euro. Solamente ottavo, il tecnico più vincente dell'ultima stagione, l'allenatore del Barcellona Pep Guardiola, con i suoi 6.5 milioni. Altri due italiani in classifica: Carlo Ancelotti, 11° con 5.7 milioni, e l'ex romanista Luciano Spalletti attuale allenatore dello Zenit Sanpietroburgo, tredicesimo con 4.4 milioni di euro.

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Commenti all'articolo

  • ghorio

    25 Marzo 2010 - 20:08

    A leggere i compensi di questi signori coloro che vanno allo stadio e guardano la tv non dovrebbero più farlo. Va bene il professionismo, ma poi le cifre che girano sono ultra scandalose, con giocatori e tecnici che non meriterebbero mai questi compensi, che sono un'offesa a tutti gli altri lavoratori. Qui non è questione di non riconoscere la meritocrazia: è questione di decenza. Naturalmnete non li invidio, ma ci vuole anche un certo rispetto del danaro. E non mi si venga a dire che fanno arrivare allo stadio e davanti alla tv milioni di persone: la moralizzazione passa anche dal tagliare di netto queste cifre scandalose. Che, per il vero, non riguarda solo il calcio, ma tutti gli sport professionisti, compreso il golf, dove girano cifre pazzesche. Giovanni Attinà

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