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Una tappa storica incorona l'iridato Evans

Tra il fango delle strade bianche, il Vino torna in rosa. Male i Liquigas e Sastre

Una tappa storica incorona l'iridato Evans
La maglia del campione del mondo irradia una frazione da incubo, tra pioggia, strappi e tanto, tanto fango. La settima frazione del Giro d’Italia, la Carrara-Montalcino di 222km, va all’australiano Cadel Evans, il quale ha preceduto di 2” sul traguardo toscano Damiano Cunego e Alexandre Vinokourov (3°), sulle cui rocciose spalle torna il simbolo del primato.
Era, per intenderci, la tappa delle strade bianche, quelle che dovevano riportare il pubblico indietro nella memoria ai tempi del ciclismo eroico. E, infatti, è stata una drammatica frazione che rimarrà nella storia del Giro d’Italia: distacchi abissali, corridori sparpagliati da tutte le parti (compresi Nibali, Basso e Sastre), tutti resi irriconoscibili da maschere di fango e biciclette super evolute trasformate in cancelli ingolfati da quella poltiglia melmosa sollevata dal terreno.

Tappa da duri e capace di stravolgere la classifica generale. E non a caso a essere premiate sono state la forza del campione del mondo (nonché ex biker) Cadel Evans e la determinazione del lupo della steppa kazako, bramoso di riprendersi quel simbolo del premiato sfuggitogli nella cronometro a squadre di Cuneo. Una citazione doverosa anche per Stefano Garzelli (6°), Marco Pinotti (4°) e Damiano Cunego: gettato più di una volta nel fango dopo il Giro vinto nel 2004, proprio su quell’infame terreno Cunego è tornato “Principino”.
Se questi sono i corridori usciti vincitori dalla polvere, la Liquigas e Sastre piangono. La corsa degli uomini in verde diventa tremendamente in salita a  30 km dal traguardo, lungo la discesa che precede il primo tratto sullo sterrato. Davanti per proteggere Nibali e Basso, i corridori di Roberto Amadio scivolano a terra. Cade Agnoli e i due capitani. Stanno in piedi, invece, Vinokourov, Garzelli e Gerdemann. Il kazako capisce il momento e forza il ritmo. La corsa esplode, con gruppetti ovunque. La Liquigas prova a inseguire prima sfinendo Valerio Agnoli, poi è Nibali a mattersi a disposizione per traghettare Basso al traguardo. Ma il loro gap all’arrivo sarà di 2’. Un distacco pesante che fa indietreggiare in classifica i due corridori, ora lontani rispettivamente 1’ e 30” (Nibali) e quasi 2’ (Basso) dal Vino in rosa. E il varesino al traguardo non aveva una bella cera. Il rischio è che domani sul Terminillo lui e molti altri corridori possano ritrovarsi nelle gambe quel fango che oggi si sono ritrovati sul volto.

Cronaca proviamo a sintetizzare una frazione su cui si potrebbero scrivere enciclopedie. Come detto la bagarre inizia ai -30. In fuga ci sono Sorensen e Flens, ma il gruppo si prepara alla lotta tra il fango senese. La caduta del blocco Liquigas è lo choc che fa esplodere la corsa. Ne approfittano in 5: Vinokourov, Garzelli, Bakelandts, Gerdemann, Rohregger. Evans, Cunego, Pozzato e altri 15 corridori inseguono a un centinaio di metri. Dietro, invece, Agnoli, Nibali, Basso e Scarponi veleggiano con 1’ e 20” di ritardo, mentre Sastre è già alla deriva. Sui cinque davanti si riportano Pinotti, Evans, Cunego, Gadret e lo spagnolo Arroyo. Si forma un gruppetto, ma il Vino scatta sul tratto duro della salita e sterrata e separa i “buoni dai cattivi”. Evans risponde subito, Garzelli, Pinotti, Cunego Gadret e Arroyo ci mettono un po’ di più. Tra scatti e contro scatti, a Montalcino si presentano in quattro: Evans, Cunego, Vinokourov e Pinotti. Evans prende la volata in testa e, dimostrando una gamba mostruosa, stacca tutti di ruota e vince. Cunego mantiene la seconda posizione a 2”, alle sue spalle il Vino di nuovo in rosa. Poi Pinotti (4°), Arroyo e Garzelli.
Scarponi fa un miracolo e, da solo, riesce a limitare i danni in 1’. Peggio va al duo della Liquigas, con Nibali a 2’ e Basso, stravolto, a 2’ e 5”. Sastre, invece, conclude la sua fatica dopo 5’.

Classifica, come detto, ridisegnata. Il Vino torna al comando. Alle sue spalle torna prepotentemente Cadel Evans. Anche se con più di un minuto di ritardo, quello visto a Montalcino è un campione del mondo che rischia di cambiare la maglia iridata con quella rosa. In classifica figurano Millar (3° a  1'29"), Karpets e Pinotti, mentre Nibali è a 1’33” dal vertice e Basso a 1’ e 51".

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