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Landis attacca Armstrong. "Mi dopavo con lui"

Il corridore, squalificato al Tour 2006, accusa la US Postal di aver praticato doping di squadra

Landis attacca Armstrong. "Mi dopavo con lui"
Avevano corso insieme per tre anni. Erano stati fianco a fianco sulla salite del Tour dal 2002 al 2004 nella US Postal, con Lance Armstrong nei panni del leader assoluto del team guidato da Johan Bruyneel e lui, Floyd Landis, a spianare la strada per gli attacchi del texano.
Questa volta, però, all’attacco ci è andato Landys. Ed è un affondo che rischia di far male!
Il corridore americano (squalificato nel Tour del 2006 da lui vinto per una positività al testosterone) ha inviato una serie di mail a Stephen Johnson, il presidente delle Federciclo Usa, in cui avrebbe ammesso un paio di cose.
Uno, il suo ricorso sistematico a pratiche dopanti (notizia scontata viste le condanne a suo carico). Due, ben più interessante, che emotrasfusioni, Epo, prodotti proibiti e tutte le altre scorciatoie utili a incrementare le prestazioni erano praticate a livello di squadra da tutta la US Postal, con il benestare del direttore sportivo Johan Bruyneel e Lance Armstrong nei panni di mastro dopaio per i più giovani.
"Ho avuto lunghe discussioni con Armstrong in merito – ha scritto nelle sue missive Floyd Landis –. Lui mi ha spiegato l’evoluzione del test dell’Epo e di come le trasfusioni erano ormai necessarie". Landis, nella stessa e-mail,ha accusato Bruyneel di avergli dato istruzioni sull'uso dell’Epo sintetico, sul ricorso agli steroidi e sui metodi per eludere la rete dell’antidoping.
In un'altra mail, Landis ha sostenuto che a Girona (Spagna) nel 2003 si fece prelevare nella stanza di Armstrong due sacche da mezzo litro di sangue da utilizzare nel Tour de France.
Oltre alle accuse, Landis nelle e-mail definisce gli sforzi anti-doping "una farsa", spiegando come aggirando i controlli sull’Epo. “A tal proposito ho aiutato ex compagni di squadra come Levi Leipheimer e Dave Zabriskie a prendere Epo prima di un Giro di California”.

Le accuse tremende del corridore americano, tuttavia, sembrano non sconvolgere l’Unione Ciclistica Internazionale e il suo presidente Pat McQuaid, il quale ha accolto con scetticismo le rivelazioni riportate dal Wall Street Journal.
Secondo il presidente dell’Unione Ciclistica, Landis (il quale per anni si è battuto in ogni sede per affermare la sua innocenza) sarebbe animato da un "risentimento" nei confronti di Armstrong ed altre persone. McQuaid ha difeso la figura di Armstrong, ricordando come le perplessità nei confronti del texano, lanciate anche dall’agenzia antidoping francese, non siano mai state confermate dai fatti.
Magari provate no (anche perché sollevate sempre dopo molti anni dal verificarsi degli eventi incriminati); ciò che è certo è che questo nuovo fantasma che veleggia sul mito di Lance Armstrong avrà le sue ripercussioni, magari già nel prossimo Tour de France, quello a cui il texano parteciperà con la sua nuova RadioShack, guidata ancora da Bruyneel.

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