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Figc, Coni e Lega in pressing sulla Camera: "Avanti con la legge sugli stadi"

Gli Europei del 2016 sono andati perduti, ma la normativa salverebbe i bilanci delle società

Figc, Coni e Lega in pressing sulla Camera: "Avanti con la legge sugli stadi"
Gli europei del 2016 sono andati perduti, nel modo peggiore, con una candidatura che ha trovato pochissimi consensi all'interno della Uefa, venendo così surclassata da quelle francesi e turche.
Nonostante il treno perso, tuttavia, la FIGC, il Coni e leghe professionistiche non hanno alcuna intenzione di vedere accantonata la nuova legge che dovrebbe regolamentare la gestione del patrimonio impiantistico sportivo.
Il bisogno di questa nuova normativa è stata infatti ribadita martedì nel corso della ripresa dei lavori alla Camera tenuta presso la Commissione Cultura, la quale non era riuscita a completare la discussione della proposta di legge prima dell'assegnazione di Euro 2016 ai cugini Francia.

Abete - "La necessità di approvare la nuova legge quadro non era legata unicamente all'opportunità di ospitare gli Europei - ha detto il presidente della FIGC - E' una questione che intercetta un problema strutturale nel nostro mondo del calcio. Lo sport rappresenta il 3-5% del prodotto interno lordo dell'Unione Europea; non agire vuol dire perdere un'opportunità non solo per il calcio ma per il Paese a 360 gradi. Voglio ricordare che Sarkozy è recentemente intervenuto alla cerimonia di assegnazione degli Europei del 2016 dicendo che la Francia vede nell'impiantistica sportiva un'opportunità di sviluppo e a tal proposito investirà 1700 milioni di euro".

Diritti tv e sicurezza - Per il Coni è intervenuto il vice presidente Luca Pancalli, che ha sottolineato la necessità di "mettere a norma e in sicurezza gli impianti anche per consentire il riequilibrio del patrimonio impiantistico sul territorio nazionale". La Lega Calcio, invece, attraverso il presidente Maurizio Beretta, ha segnalato la necessità di un'approvazione urgente del disegno di legge per equilibrare i ricavi delle squadre italiane, attualmente incentrati per il 65-70% sui diritti televisivi.
"Solo il 12% riguarda gli stadi, mentre il restante è legato al merchandising", ha spiegato Beretta, ricordando che in Spagna, Francia, Inghilterra e Germania la suddivisione del giro d'affari delle società ripartisce in misura uguale le tre voci.

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