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Fedrigo vince il tappone Pirenaico della noia

Il francese fa suo lo sprint dei fuggitivi regolando Cunego (4°) e Armstrong (6°). I big non si fanno male

Fedrigo vince il tappone Pirenaico della noia

Nella frazione che celebrava i 100 anni dei Pirenei al Tour de France, il francese Pierrick Fedrigo (Bbox Telecom), ha trionfato sullo storico traguardo di Pau regolando in uno sprint ristretto un drappello di nove fuggitivi tra cui figuravano anche Lance Armstrong e Damiano Cunego, alla fine 4°.
Terza perla per il corridore francese alla Grande Boucle: Fedrigo, infatti, aveva già trionfato al Tour nella 14° tappa del 2006 (battendo Totò Commesso) e nella sedicesima tappa del 2009, precedendo a Tarbes Franco Pellizotti. Insomma un cacciatore di tappe di razza che, quando vede un corridore italiano, proprio non sbaglia un colpo.
Tra i battuti eccellenti Damiano Cunego e Lance Armstrong: per il veronese la vittoria di tappa avrebbe significato la fine di un lungo digiuno, durante il quale il corridore della Lampre ha effettuato moltissimi tentativi raccogliendo però solo piazzamenti.
Armstrong, invece, sognava un ultimo, grande acuto prima di salutare definitivamente la corsa che lo ha fatto entrare nella storia del ciclismo. Entrambi si dovranno accontentare degli applausi del pubblico e degli addetti ai lavori.

Ci siamo dilungati sui fuggitivi perché, nonostante i quattro storici GPM inseriti nella prima parte della frazione (Peyresourde, Aspin, Tourmalet e Aubisque), nel gruppo dei migliori non è accaduto assolutamente nulla: nonostante i propositi bellicosi di Andy Schleck della vigilia, infatti, nessuno dei big della classifica ha mosso un dito e l’Astana ha avuto vita facile nel proteggere Alberto Contador addormentando la corsa: basta dire che il gruppo è arrivato con quasi 7’ di ritardo rispetto a Fedrigo regolato nientemeno che dal velocista Thor Hushovd (10°), tornato grazie a questo piazzamento in maglia verde (+5 su Alessandro Petacchi).
Insomma Contador e Schleck non si sono fatti male, deludendo le aspettative dei tifosi, i quali pregustavano un duello ruvido dopo gli screzi tra i due in occasione della tappa del Port de Balès.
Tuttavia mettiamoci nei panni, pardon, sulla bicicletta del lussemburghese. Il Tourmalet terminava a 127 km dal traguardo di Pau, la vetta dell’Aubisque era posta ai -60 km. Se a questo aggiungiamo che l’Astana in salita è una formazione ben strutturata (molto più di quanto ci si potesse aspettare alla vigilia), attaccare in prima persona era impossibile. Per far saltare la corsa, o almeno per renderla dura, doveva muoversi qualche altro corridore pericoloso: proprio per questo il rammarico sta nel fatto che Kreuziger e, soprattutto, Van den Broeck non siano riusciti a entrare nella fuga giusta. Allora sì che la storia della frazione sarebbe potuta cambiare. Quindi, visto che mercoledì ci sarà il secondo e ultimo giorno di riposo, il duello per la maglia gialla verrà rimandato a giovedì, giorno in cui si assisterà all'arrivo sul Tourmalet. Lì sì che saranno fuochi d'artificio!

La corsa – Infatti la partenza posta sulla rampe del Peyresourde fa sì che la gara entri subito nel vivo. Dopo pochi chilometri dal gruppo evadono quindici corridori: Chartreau (maglia a pois), Vinokourov, Armstrong, Horner, Wiggins, Kreuziger, Szmyd, Hesjadel, Casar, Sastre, Lloyd, Faria da Costa, Verdugo e l'italiano Capecchi. Un tentativo pericoloso, soprattutto quando Van den Broeck prova a inserirsi. L’Astana è costretta a scoprirsi e neutralizza la sortita.
All’imbocco del Tourmalet, però, se ne vanno altri nove corridori, questa volta non pericolosi per la maglia gialla: Armstrong, Cunego, Casar, De Walle, Fedrigo, Moreau, Plaza, Horner e Barredo.
È la fuga giusta. Sul Tourmalet e sull’Aubisque (su cui transita per primo Moreau), il margine degli attaccanti lievita fino ai 9’. Tra gli uomini di classifica, infatti, di attaccare lontano dal traguardo non se ne parla nemmeno, anzi, il ritmo è davvero turistico: si staccano solo i velocisti meno avvezzi alle salite e Ivan Basso, in gara nonostante una bronchite che lo debilita (arriverà a oltre 20').
Gli attaccanti, così, si giocano la tappa. Il primo tentativo vero è in discesa, a 39 km dal traguardo: ad effettuarlo è Carlos Barredo (Quick Step), ripreso però dai compagni di avventura proprio in vista dell’ultimo chilometro. Si arriva così allo sprint, con Fedrigo che beffa Casar, Plaza Molina e Cunego.

Grana Petacchi – Chiusura dedicata nostro malgrado all'inchiesta doping portata avanti dalla procura di Padova. Alessandro Petacchi, infatti, è stato raggiunto da un avviso di garanzia con l’accusa di aver assunto Pfc e albumina umana. Il corridore della Lampre, che oggi ha perso la maglia verde, comparirà davanti al pm il 28 luglio. Per il momento, però, né gli organizzatori del Tour né tantomeno il team sembrano intenzionati di escludere lo spezzino dalla Grande Boucle. In fondo anche Alessandro Ballan è stato coinvolto in tale inchiesta ma, dopo due mesi di sospensione precauzionale in cui non sono emersi nuovi elementi, il corridore è stato reintegrato nell’organico della BMC.

Ordine d’arrivo

1. Pierrick Fedrigo (Bbox Telecom);
2. Sandy Casar (Ag2R) st;
3. Ruben Plaza Molina (Caisse d’Epargne) st;
4. Damiano Cunego (Lampre) st;
5. Christoper Horner (Radioshack) st;
6. Lance Armstrong (Radioshack) st;
7. Jurgen Van de Walle (Quick Step) st;
8. Christophe Moreau (Caisse d’Epargne) st;
9. Carlos Barredo (Quick Step) st;
10. Thor Hushovd (Cervelo) a 6’ e 45”.

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