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Non è un Tour de France da buttare per gli italiani

Il bilancio. Le due tappe e la maglia verde di Petacchi, Tiralongo super gregario di Contador, i segnali dei giovani

Non è un Tour de France da buttare per gli italiani
Fallimentare, la Caporetto degli italiani, il nulla dopo i soliti “anziani”. Questi sono solo alcuni dei pareri, a nostro avviso troppo severi, dati da molti addetti ai lavori sul bilancio dei corridori italiani al Tour de France 2010, vinto per la terza volta da Alberto Contador: con i nostri corridori “esiliati” dalla classifica generale e incapaci (a eccezione di Alessandro Petacchi) di portare a casa successi di tappa, le bocciature sono fioccate.
Come detto è un’opinione che non facciamo del tutto nostra. Qualche buona indicazione è arrivata, soprattutto se consideriamo che la pattuglia azzurra alla Grande Boucle contava solo 17 elementi.
Visto che in questo pezzo vogliamo mettere in evidenza le buone notizie, non ci soffermiamo sulla prestazione di Ivan Basso che è stata, inutile dire, la delusione maggiore per i colori italiani (quante attenuanti ha però il capitano della Liquigas tra bronchite e fatiche rimediate al Giro?). Soffermiamoci invece sui segnali positivi provenienti dalla Francia.

Saremo troppo generosi, ma il fatto di aver riportato in Italia la maglia verde conquistando due tappe è già un bottino che rende soddisfacente il bilancio del Tour. Era dal lontano 1968 che un italiano non saliva sul gradino più alto del podio indossando il simbolo del miglior sprinter: in quell’occasione fu il leggendario Franco Bitossi. E del resto sia nel 2008 che nel 2009 gli italiani erano rimasti a secco anche nei successi giornalieri.
Il merito di queste vittorie è tutto della Lampre e del suo velocista Alessandro Petacchi, sempre presente in tutti gli arrivi in volata di questa edizione. Si potrà dire che sono state imprese sporcate dalle indiscrezioni dell'inchiesta di Padova ma, come dice lo spezzino, questa è un'altra storia di cui si parlerà a tempo debito.
Rimanendo in casa Lampre, al Tour si è visto un Damiano Cunego che ha corso da protagonista: la vittoria di tappa non è arrivata, ma il corridore veronese ha indovinato due fughe decisive, in alcune frazioni ha provato a stare coi migliori cercando il successo di tappa (pensiamo alla frazione di Mende) e ha aiutato Petacchi in pianura. Magari lo si potrà criticare per la condotta di gara, ma se pensiamo che è da fine marzo (ossia dalla Milano-Sanremo) che Damiano Cunego è protagonista, allora non possiamo far altro che applaudirlo. Ha mancato l’appuntamento con la vittoria anche Alessandro Ballan (BMC), ma pure lui si è fatto vedere in un paio di occasioni, come a Bagnères-de-Luchon (secondo dietro a Voeckler) o a Level, quando propiziò la fucilata vincente di Vinokourov. Che dire poi di Paolo Tiralongo (Astana), uno degli uomini di Contador? Un pezzo della maglia gialla è suo. Meno appariscenti sono state le prove di Santambrogio, di Nocentini, di Lorenzetto, di Da Dalto, di Gavazzi, di Bellotti, di Reda e di Quinziato, il cui apporto è però stato fondamentale ai rispettivi capitani.

Tutto qui? Da un punto di vista dei risultati sì, ma come detto molte volte bisogna andare oltre gli ordini d’arrivo. Pensiamo per esempio al Tour de France dell’esordiente Daniel Oss (Liquigas), che a 23 anni è arrivato a Parigi dopo essere stato l’assoluto protagonista della tappa con arrivo a Bordeaux. Oppure ai segnali lanciati nella prima settimana da Eros Capecchi (24enne della Footon Servetto), sovente nel drappello dei primi sulle Alpi. O ancora al fatto che l’esordiente Adriano Malori (22 anni, Lampre) sia arrivato a Parigi dopo aver contribuito alla maglia verde di Petacchi. No, forse questi giovani non sono fenomeni che passeranno alla storia, ma hanno tutte le carte in regola per darci delle belle soddisfazioni. Ci siamo dimenticati di Felline? Di Fabio per il momento non parliamo per non alimentare aspettative o attese. Nei prossimi anni, però, ci sarà tempo per conoscerlo meglio.

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