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La Chiesa contro il campionato spezzatino

Monsignor Carlo Mazza ai microfoni di Radio Vaticana. "Il calcio tutto il weekend altera il senso delle festività"

La Chiesa contro il campionato spezzatino
Che non piacesse ai tifosi abituati ad andare allo stadio si sapeva. Che non fosse gradito a scommettitori e anche ad alcune componenti della Federazione era cosa nota. Ma che contro il campionato-spezzatino si schierasse anche il Vaticano non ce lo potevamo proprio aspettare.
Parlando a Radio Vaticana a proposito dello stato attuale della Chiesa e della sua presa sui fedeli, il Monsignor Carlo Mazza non ha perso l’occasione di criticare quella soluzione tanto cara ai broadcasting televisivi, definita dal religioso di Fidenza "un’impropria invasione di campo".

Tv a discapito della famiglia (e della chiesa) –
"La famiglia - afferma monsignor Mazza - è uno snodo importantissimo, non possiamo svenderlo ad altri eventi".
In particolare, secondo il religioso, le partite di calcio spalmate praticamente per tutto il fine settimana alterano il senso delle festività.
"Lo spostamento delle partite al sabato e anche alla domenica, questo spalmare il calcio sul tempo dell'uomo e sul tempo della domenica credo sia una forzatura. Direi, allora, che occorre riprendere in mano il senso profondo dei valori veri dell'uomo, della famiglia, del calcio e di tutto quello che è la nostra civiltà italiana. Bisognerà ripensare a fondo, perché se tocchiamo la Domenica, che è il giorno più bello, più elevato, più ricco di significati ed anche più disponibile all'umano, dove vogliamo arrivare, poi, con la nostra società e con il nostro modo di vivere insieme?".

Oltre all’analisi teologica e sociale, ciò che colpisce è che il campionato spezzatino rischia di mettere in seria difficoltà sia il calcio "dal vivo" sia la chiesa: esattamente come le tribune dei vetusti stadi italiani, anche le panche delle chiese italiane si stanno infatti svuotando. Dar la colpa alle dirette televisive, però, sembra essere per entrambi una facile scappatoia per fuggire alle proprie responsabilità.

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