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Tragedia al Motomondiale: morte in pista

Il giapponese Shoya Tomizawa, al dodicesimo giro, perde il controllo del mezzo e cade. Poi in due gli passano sopra

Tragedia al Motomondiale: morte in pista
Il mondo delle moto è in lutto. A una settimana dall’incidente di Indianapolis in cui ha perso la vita il 13enne americano Peter Lenz, la storia si ripete a San Marino. Doveva essere una giornata di festa con le migliaia di tifosi che affollavano gli spalti e le curve del World Circuit di Misano Adriatico. C'erano tutti quelli di Valentino Rossi venuti dalla vicina e natia Tavullia per festeggiare il risultato, quale che fosse, del loro amico e beniamino e invece, al 14esimo giro della Moto2 ecco dietro una curva l’imprevisto, la tragedia.  

Shoya Tomizawa perde il controllo della sua Suter e finisce per terra. Dietro di lui, a inseguirlo ci sono Alex De Angelis e Scott Redding che non riescono ad evitarlo. Il sanmarinese gli passa addosso e poi vola per aria. Stessa sorte per il britannico che lo travolge e poi si impenna. Gli ultimi due finiscono lontani dal punto di impatto, mentre il povero Shoya, resta lì, immobile.  

Il soccorso arriva immediatamente ma le sue condizioni sono apparse immediatamente tragiche. Il portacolori della Technomag-CIP ha riportato traumi al cranio, al torace e all’addome. Condotto prima presso il centro medico del circuito, è sottoposto a respirazione artificiale, quindi è trasportato con un’ambulanza presso l’Ospedale di Riccione accompagnato da due dottori. I responsabili sanitari hanno affermato che è stata fatta questa scelta  per permettere una corretta amministrazione del supporto respiratorio. Ma tutti i tentativi di salvargli la vita sono stati vani e alle 14.19, come poi riferirà il dottor Claudio Costa della Clinica Mobile, il 19enne è morto.

Ma c'è poco spazio per pensare alla gara, vinta dallo spagnolo Dani Pedrosa. Il pensiero va a chi non c'è più. "Mi hanno detto adesso cosa è successo - ha detto il pilota della Repsol Honda - Non ci sono parole. Sento un grande vuoto, è difficile da spiegare, tutti abbiamo lo stesso sentimento, la vita ti dà l'opportunità di scegliere, lui ha scelto le moto, che è la cosa che gli piaceva di più, ma tutti ne conosciamo i rischi. Era un pilota molto forte e coraggioso. Fuori era un ragazzo molto allegro che faceva ridere". 

Il leader del mondiale Jorge Lorenzo, secondo, ammette che non è stato per niente facile correre oggi: "L'ho saputo prima della gara - dice - Un momento molto triste, era un ragazzo molto allegro e non so cosa dire. La gara di oggi non ha importanza. La morte è presente in questo sport, ma non lo pensi mai fino a quando non succedono certe cose. E’ stato difficile concentrarsi sulla gara dopo aver saputo la notizia".
Sconvolto Valentino Rossi perché in questi casi non c'è proprio spazio per ironizzare, ma solo accettare il destino. "Quando succedono queste cose il resto non conta tanto. Abbiamo visto che era stata una bruttissima botta, ma poi ci siamo concentrati per la gara. Ho visto l’incidente ed è stato bruttissimo - continua - All’inizio pensavo che De Angelis avesse preso solo la moto, poi, però, dal replay si è visto che l’ha preso in pieno, che lo ha schiacciato tra le due moto e dopo anche Redding lo ha centrato. In quella curva si va molto forte ed è stata una fortuna che sia De Angelis che Redding non si siano fatti niente".   
Poi, alla domanda se fosse d’accordo sul fatto che forse bisognava dare subito la bandiera rossa, il pesarese risponde: "Credo proprio di sì, perché si è capito subito che l'incidente era brutto. Tomizawa non si è più mosso. Quando ho visto che l’ambulanza andava piano ho pensato, bene, è una buona cosa perché lo stanno soccorrendo. Anche se poi, l'ambulanza può andar piano perché ormai non c'è più niente da fare. Anche se lo show deve andare avanti la bandiera rossa con un pilota che resta a terra va data".

Non è dello stesso parere sull'ipotesi di interrompere la gara il medico della clinica mobile, Claudio Macchiagodena: "Dare la bandiera rossa non cambiava niente. Anzi in questo modo ho fatto un intervento più rapido. Il fatto che sia arrivato tardi al centro medico è perché la rianimazione è cominciata in ambulanza. Lo hanno ventilato perché stava perdendo conoscenza". 

Il dottor Claudio Costa ha assistito Tomizawa nel trasporto in ospedale a Riccione. "Era giovanissimo ed espandeva il suo profumo prima che il nulla lo abbracciasse. È stato un incidente terribile con lesioni che non sto ad elencare - spiega - ma tutte terribili. È stato fatto tantissimo, un lavoro egregio al centro medico e a Riccione dove tutti lo hanno accarezzato con tanto amore, poi lui ci ha salutato alle 14.19".  

Spietata l’analisi di Giacomo Agostini, pluricampione nel mondo delle moto che di situazioni simili ne ha vissuto tante. "Ho sempre detto che cominciare troppo giovani non va bene. A 16 anni puoi fare le piccole e a 18 le grandi - spiega - L'incidente di Indianapolis poteva succedere anche a me. Oggi un altro incidente che ha toccato un pò tutti. Purtroppo è il nostro mestiere, non vorremno che succedesse mai e a i miei tempi succedeva una domenica sì e una no. Facciamo questo mestiere, dove si va a 300 l’ora, non facciamo i farmacisti".  

A ricordare con commozione Tomizawa sono soprattutti i colleghi e gli amici, come Loris Capirossi: "È difficile, sembra sempre difficile che possa accadere ma in due week-end due ragazzi hanno perso la vita. Ero suo amico, eravamo mercoledì sera insieme a una manifestazione, un ragazzo pieno di goia, uno tosto". Andrea Dovizioso sottolinea il fatto che spesso ci si dimentica che queste cose possono accadere. "È il nostro sport. Negli ultimi anni è aumentata notevolmente la sicurezza, ma purtroppo possono capitare tante fatalità, questo è uno sport pericoloso. A Brno ero a terra e sono stato evitato da Valentino Rossi? Quando non succede non ti rendi conto, quando c'è voglia di ottenere risultati non pensi altro ed è come se non avessi rischiato niente. Viviamo fuori dalla realta? Più o meno sì".  

Marco Melandri non vuole commentare la gara. Il suo unico pensiero va al collega che non c'è più. "Sarebbe stupido parlare di altro - spiega - Questi eventi tragici sono l’unico modo per riportare umanità in questo mondo in cui si cerca di far vedere tutto così bello. Non ha colpa nessuno, è la sfiga più grande che possa capitare dopo una caduta e non ci resta che ricordarlo in modo sereno. Dobbiamo correre anche per lui". E a sottolineare l’allegria di Tomizawa è un altro giovane come Mattia Pasini: "Scherzava sempre con tutti, io me lo ricordo così, allegro. La bandiera rossa? Avrebbe creato troppa confusione".

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Commenti all'articolo

  • lucy

    06 Settembre 2010 - 18:06

    il motociclismo sarebbe uno sport???? ma fatemi il favore..... idem per l'automobilismo!!!

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  • aquila azzurra

    06 Settembre 2010 - 15:03

    L'ambulanza ferma per un tempo che sembrava eternità, destinazione riccione più lontana di cesena, e il volto stravolto del medico intervistato che parlava di morte che sarebbe prevalsa sulla vita. Che brutta sensazione :il povero shoya ci aveva già lasciato !

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  • Tannino

    06 Settembre 2010 - 13:01

    In questi momenti il silenzio credo sia d'oro. Ma purtroppo bocca batte cervello 1-0. Prima che si possa pensare, quell'organo ribelle prende il sopravvento, dimostrando che l'altro organo, quello più pesante ed ingombrante, che rende la scatola cranica la parte più pesante del corpo, è il più pigro e meno reattivo. Almeno in alcune persone. Forse troppe. Ciao Shoya.

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  • roaldr

    06 Settembre 2010 - 12:12

    inutile disquisire sull'opportunità o meno di fermare la corsa, altrettanto inutile dire che, i festeggiamenti sul podio, erano "inopportuni", con il corpo ancora caldo steso sul tavolo dell'obitorio...questi ragazzi vivono una vita molto d...iversa da quella dei loro coetanei, in un circo dove rischiare la vita fa parte del quotidiano, ma, appunto perchè si rischia la vita, si accede a cose che, per i "comuni mortali" sono e saranno sogni. Se ci mettiamo a fare l'elenco di tutte le "meteore" che hanno sfiorato la nostra vita, mentre noi ci arrabattavamo con lo sbarcare il lunario, riempiremmo questa pagina....e non dobbiamo nemmeno scandalizzarci se il "pubblico" non si è alzato e non se ne è andato: erano lì apposta, per vivere un brivido per interposta persona, per fiutare l'adrenalina/passiva ad ogni passaggio dei piloti, proprio come , tanti anni fa, il popolo del Colosseo fiutava la paura dei gladiatori morenti. Datemi pure del cinico, ma vorrei altrettanto clamore anche quando

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