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La Volkswagen progetta

il nuovo sbarco in Usa

La Volkswagen progetta
Erano voci che circolavano negli ambienti automobilistici da tempo. Ora sembrano sempre di più conferme. Il prossimo 8 luglio, dal quartiere generale di Wolfsburg, la Volkswagen si pronuncerà in maniera definitiva sulla localizzazione del prossimo impianto negli Stati Uniti. Questioni di cifre alla mano. Per raggiungere la quota annuale di 200.00 unità per ottenere profitti, non basta realizzare un solo prodotto come la VW Jetta per il mercato statunitense, così sarà indispensabile aprire catene di montaggi di prodotti non per forza di marchio Volkswagen, ma comunque orbitanti nella sfera dell’azienda tedesca, com i Suv dell’Audi: il Q7 ed il nuovo Q5. Ma anche Tuareg e Porsche Cayenne, che conquista sempre più fette di mercato Oltreoceano.

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  • giampaolod

    04 Luglio 2008 - 13:01

    Riguardo alle automobili Volkswagen, la presenza sul mercato U.S.A. parte davvero da lontano. Ciò grazie al leggendario "Maggiolino", all'altrettanto famoso e derivato pulmino T1 ed alle consanguinee ancorché sfortunate (oltreché davvero inguardabili) 1500 e 1700. I primi due modelli segnarono un'epoca, altresì denotando un ben preciso stile di vita, ma il fasto vero e proprio lo si raggiunse con la commercializzazione della prima Golf disegnata dal nostro Giugiaro, che venne rinominata "Rabbit" per quello specifico mercato. Con il termine "fasto" non intendo solamente il grandissimo numero di esemplari venduti, bensì il fatto di trovare a listino - finalmente - un modello davvero trendy oltreché desiderabile da Utenti di ogni età. Da quest'auto, però, come per il mercato Europeo derivò un modello decisamente anonimo e con carrozzeria a 3 volumi (la Jetta, che negli U.S.A. prese il nome "Atlantic"), cùi la fortuna non arrise altrettanto risultando essere un vero e proprio passo falso. A livello commerciale e nell'odierno contesto, considerando le sostanziali differenze strutturali e di allestimento che esistono fra una versione EU ed una U.S.A., credo sia decisamente proficuo il procedere a costruzione ed assemblaggio degli specifici modelli oltre Oceano. Inoltre, i differenti gusti del Pubblico e le particolari necessità in tema di accessori suggeriscono altre scelte progettuali, oltreché studi ben diversi rispetto a quanto sufficiente al nostro mercato: qui da noi, all'auto tedesca vengono richieste soprattutto una specifica presenza "fisica" ed una particolare consistenza meccanica, la qual cosa risulta invèce quasi ininfluente nei desideri degli Automobilisti americani. Rispetto agli anni 50 e 60, però, vi è stato un cambiamento sostanziale sul mercato delle vendite U.S.A., che tuttavìa non dovrebbe avere influenza alcuna circa la penetrazione di mercato dei vari modelli ubicati nell'alto di gamma Porsche, Audi etc.. Questo cambiamento lo identifico con la concorrenza delle varie vetture Sudcoreane e Giapponesi, le quali, a fronte di costi risibili sul mercato Americano, costituiscono un concreto esempio di auto ultraeconomiche da mettere in mano a neopatentati e quant'altro. Inoltre, oramài, anche nei cataloghi di certi produttori Americani esistono automobili di tale fascia "merceologica", che in alcuni casi hanno nomi esotici e sconosciuti (come i modelli Saturn, del Gruppo GM) o "Solstice" prodotta dalla nobile Pontiac (sempre GM) e quasi gemella della nostrana Opel GT che però costa enormemente di più (miracoli europei). In sostanza vedo difficile una nuova possibilità di affermazione della Volkswagen attraverso i Suoi modelli base, che si troverebbero a fronteggiare direttamente tutti questi veicoli "ultrapopolari" soprattutto dal punto di vista del prezzo; non vedo però una diretta e potenziale concorrenza a modelli come "Cayenne" (a parer mio, il più bel SUV presente sul mercato) oppure Audi. Comunque, guardando l'esponenziale crescita del Gruppo oramai saldamente in mano a Porsche, non so' quante Persone potrebbero ritenere un passo falso l'apertura di un nuovo stabilimento in America. La Direzione non ha mai sbagliato un passo, negli ultimi anni, e forse ha capito che gli Americani incomincino ad esser stufi di certe macchine finite provenienti dall'Oriente o dall'Europa: è un dato di fatto che il Consumatore americano - in fondo più nazionalista rispetto a noi - apprezzi in modo particolare il fatto che un qualunque articolo abbia in sé almeno una piccola parte di dna nazionale. Anche la Toyota lo ha da tempo capito, al punto da demandare alla propria Filiale americana sia la progettazione che la produzione di modelli specifici. Tutto ciò ha addirittura permesso la presenza "eretica" della Toyota stessa nel campionato automobilistico più protezionistico della storia: parlo del N.A.S.C.A.R., che a parer mio è oggi l'unico torneo motoristico al mondo ad esser rimasto "autentico". Concludendo, il gruppo Volkswagen gode del mio incondizionato appoggio circa tale scelta: adesso si che la famiglia Piech può dormire sonni tranquilli........ GiampaoloD

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