Cerca

L'aura magica Josè Mourinho Special One, come lui nessuno mai

Il successo in Coppa del Re consacra il tecnico di Setùbal: da Herrera fino a Sacchi, lui è l'incarnazione del meglio

L'aura magica Josè Mourinho Special One, come lui nessuno mai
Ci si può fidare e non fidare. Lui l’aveva detto in tutta onestà: «Non sono un pirla». Più chiaro di così. Noialtri, diffidenti, aspettavamo lo scivolone per dirgli «pirla!» e «buffone». Tocca rimandare. Josè Mourinho vince la Coppa del Re contro la squadra più forte del mondo (già, il Barcellona), Josè Mourinho entra di diritto nella leggenda. Lui - unico tecnico capace di mettere in tasca quattro tituli nazionali in quattro Paesi differenti (Portogallo, Inghilterra, Italia e Spagna) - va in tv dopo il trionfo-maratona di Valencia (1-0 ai supplementari, gol di Cristiano Ronaldo) e dice bello tranquillo: «Il calcio non è solo far girare il pallone».

Macigno sul cuore del rivale Pep Guardiola, collega blaugrana che per gran parte del tenzone ha messo alle corde i blancos e che, infine, se l’è presa in quel posto. Josè e figliocci sembravano sul punto di crollare, ma in contropiede facevano paura, eroi caricati a peperoncino. Come l’Inter un anno fa, quella capace di un miracolo al Camp Nou grazie al match perfetto. «Insegnerò alla gente di Madrid che si difende in 11, non solo in 6» spiegava prima del match. I tifosi abituati alle magie di Di Stefano lo guardavano storto. Oggi no, lo osannano, la Spagna intera si rende conto di avere in casa un predestinato che a soli 48 anni entra di diritto nel club dei più grandi allenatori di sempre. Ha la visione tattica di Rinus Michels, olandese e papà del calcio totale. Fa innamorare tutti ma non mette radici come Matt Busby, che lasciò Liverpool per fare grande il Manchester fino all’era Best. È l’idolo di qualunque tifoseria come Bill Shankly, mister del grande Liverpool anni 70 che amava la sua gente più di se stesso. Ha la stessa capacità di Arrigo Sacchi di convincere i giocatori che si vince solo con un progetto tattico. Ha il trionfo nel dna come Alex Ferguson, è cosmopolita come il Trap, costruisce magie alla Helenio Herrera, unico tecnico capace di vincere in Europa con l’Inter prima del “non pirla”. Soprattutto somiglia a Bela Guttmann, allenatore ungherese del Benfica di Eusebio e primo maniaco della lavagnetta. Quanto a vittorie ricorda Ernst Happel, campione nazionale in Austria, Olanda, Belgio e Germania, anche se il suo vero antenato è Brian Clough, due Coppe Campioni col Nottingham Forest e primo mister “nemico di tutti”.

Josè è tutti e nessuno. Guai a dirgli somigli a questo e quello, risponderà «sono Special». Ha ragione: nessuno più di lui abbina capacità e faccia di tolla, bravura e sfacciataggine, maestria nel gestire le difficoltà e abilità nel trovare rimedi. Contro il Barça s’è inventato Pepe a centrocampo, ha chiesto ai suoi di triplicare le marcature, ha tolto ossigeno a Messi, ha convinto i suoi che l’impresa era possibile nonostante le 5 pere rimediate nella gara d’andata in campionato. La squadra più forte ora ha le ossa rotte e sta per arrivare il doppio euro-confronto. Chissà cosa inventerà il dio della panca.

di Fabrizio Biasin

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Libero Quotidiano

Caratteri rimanenti: 400

Commenti all'articolo

  • peroperi

    22 Aprile 2011 - 10:10

    Quanti giornalisti ed opinionisti dovrebbero recitare il mea culpa per anni?

    Report

    Rispondi

blog