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La svolta di Roberto Baggio: adesso studia da mister

Il Divin Codino si è iscritto al 'suo' corso per allenatori: "Non sarà facile, però a me le sfide piacciono". Lo vedremo in panchina?

La svolta di Roberto Baggio: adesso studia da mister
Chissà se qualcuno - quando quel mister con i capelli grigi, che ai bei tempi erano neri e lunghi con il codino, si alzerà di scatto dalla panchina facendo attenzione a non sforzare le ginocchia rotte e ricostruite troppe volte e si incazzerà per uno stop sbagliato -  avrà il coraggio di rispondere che è tutta colpa del terreno ed è rimbalzata male e il pallone è sgonfio e bla bla bla. E chissà, quando capiterà (perché prima o poi succederà, statene certi: basta pensare che una volta, ai tempi della Lazio, il mediano Luciano De Paola urlò in faccia all’allenatore Zoff, ex portiere campione d’Europa e del mondo e per sei volte d’Italia, più una Coppa Uefa e due Coppa Italia: «Lei continua a parlare, ma che cazzo ha mai vinto nel calcio?». Ops...), cosa passerà nella testa di mister Baggio? Già, Roberto Baggio proprio lui. Comprensione? Compassione? Rabbia? Tristezza? Divertimento?

NUOVA VITA
Esatto, avete capito bene. Il Divin Codino, ritiratosi dal football italiano sette anni fa dopo aver disegnato traiettorie magiche, segnato 291 gol (calcolando tutte le competizioni di club; 27 in nazionale) e regalato magie ed emozioni con le maglie di Vicenza, Fiorentina, Juventus, Milan, Bologna, Inter, Brescia e Nazionale, presto si siederà in panchina. Baggino, 44 anni, che è il Presidente del settore tecnico della Figc, ieri ha inaugurato il corso per l’abilitazione ad allenatore professionista di Seconda categoria che si concluderà il 15 luglio 2011. Poi, tolti i vestiti da dirigente federale, si rimesso scarpe e tuta e si è trasformato in allievo. Un’idea, quella di diventare mister, che Roby stava coccolando già da un po’, dopo essersi disintossicato dallo stress di una carriera sempre sotto i riflettori. «A casa, quando guardo le partite, sembra semplice, immagino come schiererei io le squadre in campo. Però dal vivo è un’altra cosa... È un’ipotesi che prendo in considerazione. Sarebbe una sfida, e a me le sfide piacciono», aveva raccontato qualche tempo fa. Ora eccolo lì, con il fischietto in bocca, pronto a insegnare calcio. E a vincere anche nel nuovo ruolo.

Ma che allenatore sarà Roby Baggio? Certo l’idea è affascinante. Pensate un po’ se il Codino riuscisse a trasferire il suo talento e il suo genio - anche solo in minima parte - alla squadra che allena. Azioni d’attacco, dribbling, organizzazione di gioco e fantasia. Che meraviglia. La sfida, però, è tutt’altro che facile e anzi è raro trovare un grande fuoriclasse (specie numero dieci) capace di trasformarsi in un grande allenatore. Sivori, Platini, lo stesso Maradona: chi ci ha provato ha quasi sempre fatto flop e non c’è da stupirsi. Perché una mezzapunta è abituata a giocare quasi da sola (anche solo nella sfida personale con il suo marcatore), è un solista, decide le partite con invenzioni da extra terrestre e si occupa solo della fase d’attacco. E spesso - quando il match si fa duro e cattivo - non è abituato a soffrire con gli altri, anzi ha bisogno d’aiuto. Soprattutto, però, la grande difficoltà dei super campioni è quella di tradurre in parole semplici e gesti umani ciò che per loro è naturale, ma per gli altri disumano. Per Baggino segnare un gol in slalom o stoppare un pallone impossibile, o mettere all’incrocio dei pali cinque punizioni su cinque o ancora mandare in porta un compagno intuendo in anticipo come si svilupperà l’azione sono sempre state cose naturali. Innate. Che non ha mai imparato. Che, proprio per questo, saranno difficili da spiegare.

SCOMMETTIAMO CHE?

Chi ama Roby a prescindere, però, è pronto a scommettere (anzi, visti i tempi meglio dire giurare) che ci saprà stupire anche questa volta. Che saprà dimostrare di avere due palle così come ha fatto quando c’era da sconfiggere infortuni e riabilitazioni. Che saprà gestire il gruppo anche se quando giocava era un solitario. E che, chissà, quando un suo giocatore si azzarderà a giustificare un cattivo stop dando la colpa al campo, lui lo sostituirà. E poi, in allenamento, gli saprà insegnare ad accarezzare il pallone.

di Alessandro Dell'Orto

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